PERSO Perugia social film festival

Intervista a Luca Ferretti co-direttore del Perso Film Festival

Published

on

È il coordinatore organizzativo dalla prima edizione e il direttore organizzativo dal 2019. Parliamo di Luca Ferretti, una delle tante anime del Perso Film Festival (a Perugia dal 26 settembre al 5 ottobre), giunto all’11ª edizione.

Un festival con grande presa sul pubblico giovane che, sin dal primo giorno, ha affollato le proiezioni. Qual è il segreto?

Credo che sia legato alla scelta di proporre documentari e cortometraggi che raccontano storie di marginalità, fuori dal circuito della grande distribuzione, che non appartengono al mainstream.

Dove nasce il titolo del festival?

Da un lato è un rimando al sociale, dall’altro è un invito a “perdersi”, mentre in una sala buia, si assiste alla visione di un film. Abbiamo sempre creduto che un altro cinema è possibile. Non basta, infatti, proiettare film. Bisogna coinvolgere il pubblico, non solo mediante il confronto con il regista, ma creare  momenti di condivisione e spazi di riflessione. Tutto questo non va confuso con l’attivismo politico. Usando una metafora, potremmo dire che il nostro obiettivo è quello di mantenere una fiaccola accesa.

In questi anni avete affrontato delle criticità?

Ci siamo trovati in difficoltà quando l’amministrazione della Regione Umbria, passata al Centro- destra, ha ridotto i contributi al festival. A settembre del 2020 è stata per noi una grande emozione aver riportato il pubblico al cinema. È stata una scommessa vinta, anche perché c’era il rischio che, data l’emergenza sanitaria del Covid, non si potessero ancora utilizzare le sale e i nostri sforzi, anche economici, andassero perduti.

Nel corso di tante edizioni saranno successi anche tanti piccoli intoppi. Vuoi raccontarmi qualche aneddoto divertente?

In una delle edizioni precedenti avevamo invitato Ascanio Celestini e proiettare il suo film La pecora nera. Il giorno prima, visioniamo il materiale che era arrivato e scopriamo che era la registrazione dello spettacolo teatrale. Panico. Telefoniamo a diverse videoteche per reperire la copia in dvd e, finalmente, ne troviamo una. Ci rispondono che avrebbero chiuso tra dieci minuti. Ci siamo messi in auto e, sfrecciando per la città, l’abbiamo attraversata di corsa e siamo riusciti a recuperare il dvd.

Un festival, come ha dichiarato Giovanni Piperno, il direttore artistico del festival, molto radicato in città.

Sì, abbiamo un rapporto molto stretto con diverse realtà cittadine e, soprattutto, con diverse fasce di studenti. Forse, una delle più grandi soddisfazioni di questi anni, è stata proporre alcuni film nelle scuole elementari. Abbiamo scelto, ad esempio, Il monello di Charlie Chaplin. Molti, tra il personale docente, avevano mostrato delle perplessità, per la scelta di un film muto e, in più, in bianco e nero. È stato, invece, meraviglioso vedere come, nel corso della proiezione, i bambini hanno assistito alla visione del film, in un silenzio assoluto, per poi esplodere, nelle ultime battute del film, in un tripudio di gioia e  commozione.

Un festival aperto anche ad altre discipline artistiche

La scommessa è stata proprio quella di arricchire il programma, con delle performance musicali e spettacoli teatrali. Crediamo, infatti, che bisogna uscire dalle secche di un cinema ombelicale e promuovere un’educazione alla bellezza che sia a tutto campo.

 

Exit mobile version