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‘Pickpocket’: l’esordio di Jia Zhangke

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Terminata l’Accademia del Cinema di Pechino, Jia Zhangke firma il suo primo lungometraggio, Pickpocket (Xiao Wu) e diventa uno dei protagonisti della famosa sesta generazione di registi cinesi. Insieme a Zhang Yuan e Lou Ye traghetta il cinema cinese dai fastosi racconti storici a temi più intimistici e alla problematica analisi della contemporaneità.

Il film non ha successo in patria, anzi viene censurato, ma all’estero ottiene numerosi apprezzamenti tanto da partecipare al Festival di Berlino del 1998. Oggi è possibile riscoprirlo su Mubi.

La storia di un borseggiatore

Pickpocket è uno spaccato della vita di un borseggiatore nella nascente metropoli di Fenyang, città natale dello stesso regista. Il protagonista, Xiao Wu (Wang Hongwei), vive di piccoli furti che compie girovagando nell’operosa città, ora a piedi ora in autobus. Ma il momento è delicato, il mondo intorno a lui cambia più velocemente di quanto sia possibile adeguarsi. Lo Stato infatti annuncia alla radio un giro di vite contro la piccola delinquenza ma Xiao Wu non se ne avvede, anzi continua a divagare e si innamora di Mei Mei, una giovane animatrice conosciuta in un locale equivoco. Gli amici cercano di trovare una nuova dimensione nella nuova realtà: diventano operai del sistema o criminali più importanti, ma Xiao Wu no. La famiglia lo ripudia, Mei Mei scompare e il protagonista finisce malinconicamente per diventare il bersaglio privilegiato della gogna sociale.

I tempi che cambiano in fretta

La Cina di fine anni novanta può assomigliare all’Italia del secondo dopoguerra: una frenetica urbanizzazione e una ricerca del profitto mai sperimentata prima. La velocità impazzita con cui questo processo avviene è l’oggetto privilegiato di tutto il cinema di Jia Zhangke. Non c’è tempo per elaborare una cultura popolare che metta in discussione le scelte politiche. I fatti avvengono e ci se ne accorge troppo tardi. La Cina di lì a poco entrerà nel Wto (Organizzazione mondiale del Commercio) e quello che prima era uno sterminato paese agricolo si appresta a diventare la fabbrica manifatturiera del mondo intero. Con buona pace dell’evoluzione culturale e sociale dei suoi abitanti.

Le campagne nel film sono strade di capanne attraversate da rivoli d’acqua, i centri più popolosi di contro non possono ancora essere definiti delle città vere e proprie e quindi, come disse Enrico Ghezzi presentando il film a Fuori Orario, in Pickpocket

“le città sono sobborghi delle campagne”

una realtà impazzita dunque dove non è chiaro quale sia il centro o il punto di fuga cui tendere.

Jia Zhangke in questo mondo è cresciuto e si è formato, e da esso attinge i temi e le relazioni che caratterizzano tutto il suo cinema. Usa la cinepresa senza virtuosismi, descrive gli ambienti immergendosi nelle strade tra gli occhi curiosi dei passanti. Gli attori in questo film sono peraltro tutti non professionisti. Il regista sembra vagare tra i soggetti senza una precisa drammaturgia, sono gli occhi del protagonista a fare da linea guida anche se spesso ci si attarda in particolari non strettamente funzionali al racconto. Ci sono alcuni importanti piani sequenza ma per lo più i movimenti di macchina sono veloci e instabili.

Presto una nuova architettura ridisegnerà forzatamente gli spazi ma per ora si continua a vagare instabili così come gli occhi del protagonista. In alcune scene il protagonista si imbatte in interi quartieri che si svuotano per far posto a demolizioni di massa e nuove costruzioni. Xiao Wu passa oltre ma questo motivo tornerà prepotentemente nella filmografia del regista: in Still Life (Leone D’oro a Venezia nel 2006) eravamo immersi nello smantellamento di massa di intere città per via del maestoso progetto della Diga delle Tre Gole, quello che avrebbe smosso milioni di cinesi dalle loro case per creare la centrale idroelettrica più grande del mondo.

Televisioni musica e sigarette che bruciano

In moltissime scene compaiono televisioni e radio con programmi di attualità o di intrattenimento: è dalla radio che parte la crociata contro i micro-criminali ed è dalla tv che invece si racconta a tutti che Xiao Wu è stato finalmente arrestato e che quindi il desiderio collettivo di castigo verrà presto esaudito.

Altro elemento chiave del film è la presenza della musica. Come sarà quasi trenta anni dopo in Generazione Romantica, la musica rappresenta l’ultimo disperato tentativo di ancoraggio alla tradizione. Musica cinese per ora, la colonizzazione occidentale non è stata ancora elaborata e quindi non siamo ancora ai Pet Shop Boys di Al di là delle Montagne. Musica cinese nazional-popolare che entra nelle scene attraverso i dispositivi elettronici e il canto dei personaggi. Il karaoke è lo strumento privilegiato per divertirsi e passare il tempo. Cantare aiuta a dimenticare e cantare insieme è ancora più terapeutico. Sintomatico è il fatto che Xiao Wu non voglia cantare insieme a Mei Mei al loro primo incontro. Dice che non lo sa fare, al massimo può far suonare un carillon. L’incapacità o la volontà di cantare segna il destino di Xiao Wu, è lo stigma che lo condanna alla solitudine: quando alla fine del film canticchia da solo ormai è troppo tardi, la sua felicità è già compromessa.

In ogni inquadratura i personaggi fumano disperatamente. Si offrono e si fumano sigarette cinesi, chi può permettersele fuma sigarette di importazione. Le sigarette bruciano una dietro l’altra quasi a rimarcare l’inevitabile necessità del correre dei tempi.

Nessuna morale

In Pickpocket non c’è nessun intento morale o didascalico. Il protagonista affonda quasi senza accorgersene, è un anarchico senza obiettivo. Non c’è denuncia sociologica: non c’è uno sviluppo economico che fa vittime e che emargina deliberatamente, perché tutti sono coinvolti allo stesso modo nel progresso. Lo stesso linciaggio fatto di sguardi nel finale non distrugge il protagonista che, anche se non inquadrato, non mostra di curarsi del giudizio di nessuno. Non c’è denuncia politica anche se il film fu poi effettivamente censurato in patria. Non c’è nemmeno denuncia affettiva: la famiglia che si scaglia contro Xiao Wu è la stessa famiglia che poco prima aveva preteso volgarmente soldi da lui e aveva riciclato il suo regalo alla madre per la futura cognata. Gli amici sono perlopiù ingrati o vendicativi. La fidanzata si offre senza inibizioni a Xiao Wu, si lega a lui attraverso un cercapersone, ma poi scompare definitivamente senza lasciare speranze.

Richiami e anticipazioni

In Pickpocket c’è pura e semplice verità umana: non per niente il titolo rimanda direttamente al Diario di un Ladro di Robert Bresson. Ma c’è anche la leggerezza della prima Nouvelle Vague e la malinconia degli esordi di Pier Paolo Pasolini. L’utilizzo delle inquadrature ampie è stato accostato a Yasujiro Ozu. Tutti nomi importanti che la critica non si è preoccupata di scomodare.

Oggi Jia Zhangke è un autore completo, apprezzato nei principali festival tanto da presiederne la giuria in due occasioni: Locarno (2018) e Torino (2018). La sua musa e moglie Zhao Tao, l’attrice di quasi tutti i suoi film successivi, è stata invece giurata a Venezia (2025). La sua poetica oggi è personale e riconoscibile. Dopo questa opera prima il suo cinema toccherà le sue punte più alte con: Platform (2000), Still Life (2006), Il Tocco del Peccato (2013), Al di là delle Montagne (2015), I Figli del Fiume Giallo (2018).

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