I, Poppy di Vivek Chaudhary è il documentario vincitore di Hot Docs 2025, e racconta la storia del leader della protesta dei coltivatori di papavero della regione del Rajasthan (India).
Vardibai Meghwal è testardo al punto della noncuranza, e completamente dedicato a reclamare più dignità per i coltivatori di papavero; mentre si circonda di potenti nemici, la sua famiglia continua in quella attività tramandata di generazione in generazione, e vittima di corruzione e sfruttamento illegale.
‘I, Poppy’ di Vivek Chaudhary – foto stampa fornite da Busan International Film Festival
L’annosa questione dell’oppio in I, Poppy
Come documentare la battaglia dei contadini dell’oppio indiano? Vivek Chaudhary lo fa seguendo il suo leader atipico e la sua coloratissima madre, Mangilal, testimoni di una intera classe sociale costretta a subire e sottostare, e di conseguenza vivere di stenti.
Da sempre questi contadini sono combattuti tra l’opzione di vendere illegalmente la tanto ambita merce e rischiare la prigione, oppure seguire la legge e attenersi alle indicazioni delle licenze e dei prezzi. Vardibai chiede pertanto tariffe più eque e un trattamento più dignitoso per tutti, che contrasti con la diffusa corruzione degli ufficiali.
If legal processes are good, would you sell it illegally?
Mentre Vardibai si occupa delle battaglie per i diritti di chi si spezza la schiena, le stagioni proseguono: sono la madre e i figli quelli curvi sulle zolle, a preparare il terreno per la crescita del fiore maledetto, per poi presidiarne il raccolto. In aggiunta, è ancora Mangilal, donna melliflua ma tenace, a diventare quasi il narratore involontario del viaggio visivo che ci accompagna in queste dinamiche sconosciute.
Un racconto che si coccola dei colori offerti dalle stagioni; che si avvicina incuriosito a questi fiori magici; che si delizia dello spettro variopinto dell’abbigliamento indiano. I, Poppy è davvero energia e ristoro per gli occhi.
‘I, Poppy’ di Vivek Chaudhary – Mangilal Meghwal – foto stampa fornite da Busan International Film Festival
La coltivazione e il sistema
I coltivatori sono i primi interessati ad uscire dall’illegalità e dal quel sistema distorto che li costringe a contribuire al mercato della droga anziché a quello dei medicinali. Ma questa struttura è talmente consolidata che si protrae da un tempo indefinito, dalla colonizzazione britannica: neppure i politici più progressisti sembrano mostrare interesse a cambiarla perché, come ci mostra il film di Chaudhary, in quel sistema corrotto, chi ci guadagna di più sono proprio i rappresentanti dello stato.
The system makes us criminals.
La macchina pare invincibile: invisibile e quindi indefinita, e troppo potente per poter essere davvero sconfitta da un umile maestro di scuola improvvisato sindacalista. È così che Vardibai passa dall’essere leader degli ultimi, all’ultimo abbandonato. E la sua maledizione ricade sulla famiglia che rimpiange di avergli lasciato scegliere la pillola rossa della coscienza, di averlo protetto dalle fatiche della vita dei campi e la crudeltà del sistema favorendone gli studi.
Nobody is interested in the poor.
Non aspettiamoci una chiusura risolutiva. I, Poppy è prima di tutto un documentario di denuncia, una fotografia dello stato delle cose, in evidente evoluzione. Qualche passo avanti si è fatto, ma la minaccia che il paladino del papavero possa rinunciare a proseguire la lotta, è quotidiana.