Nuove forme al Festival di Villa Medici. Arrivato alla sua quinta edizione, continua la sua ricerca di un cinema libero quanto personale, come dimostra la sezione Contrechamp, che dà voce alle opere di 16 giovani artisti – tra scrittori, fotografi, registi e pittori – residenti nella Villa per proseguire ed esercitare la loro ricerca artistica.
Contrechamp n.1
Centro di Permanenza Temporanea
La prima giornata del focus si apre con quattro lavori – diversi eppure vicinissimi nei loro intenti – che raccontano il crescendo di un’umanità in movimento, tra libertà e costrizione, confinata nel fragore del mondo e della storia. Il viaggio resta solo una possibilità in questi piccoli (grandi) film; ne è il simbolo l’immagine vividissima di Centro di Permanenza Temporanea dell’albanese Adrian Paci, cortometraggio che fotografa un desertico aeroporto californiano. In un collage di volti, migranti spaesati si incamminano verso la scaletta di un volo che non decollerà mai. Rimangono lì, in quel tableau vivant che è l’ultima fetta di terra prima del viaggio.
Bab Sebta
Spesso però una partenza ha a che fare con la necessità, come accade nel raffinato Bab Sebta di Randa Maroufi, una carrellata lunga 2km che ricostruisce sul set i percorsi della frontiera di Ceuta, enclave spagnola in territorio marocchino. Qui migliaia di migranti e commercianti sperano di attraversare il confine alla volta dell’Europa. A separarli “soltanto” il mare e un’imponente recinzione ultrà sorvegliata dalle forze iberiche.
Deux Faisceaux Blancs Groupés et Rotatifs
L’Oceano è un orizzonte già battuto e iper-visibile, invece, in Deux Faisceaux Blancs Groupés et Rotatifs del franco-cileno Enrique Ramírez, che guarda agli andamenti del faro di Créac’h, sull’isola bretone di Ouessant. La luce che illumina il mare e le sue notti si muove al passo con la storia, inframezzata dalle parole di un saggio naufrago. “Ho visto la storia dimenticare” recita un verso del suo poema che spiega tutti i sensi del film, perché anche la luce fortissima di un faro – dall’andamento ciclico come la storia – è vulnerabile nel suo unico punto cieco.
Les Habitants
Sono immagini potentissime quelle che si susseguono in questo Contrechamp del Festival Villa Medici, che spazia tra il presente storico e le tracce del passato conservate nell’archivio. In un climax di sguardi il culmine del movimento arriva nel quarto film della giornata: privo di esseri umani eppure denso di umanità verso il mondo animale. Les Habitants del maestro Artavazd Pelechian non è altro che il volo librato di interi stormi che sperano di fuggire la minaccia, e la concitazione è tutta nel montaggio del cineasta armeno nella fuga dalla rottura dell’equilibrio tra natura e civiltà. E lo sguardo di Pelechian non può che perdersi negli occhi così umani di una piccola bestia impaurita.