Uscito nel 1994, diretto da Joel Schumacher e prodotto e distribuito dalla Warner Bros Pictures, Il cliente è un legal thriller di produzione statunitense tratto dall’omonimo romanzo di John Grisham. Distribuito in sala dalla Warner Bros, si è imposto come uno dei titoli più riusciti dell’ondata di adattamenti hollywoodiani dei libri di Grisham negli anni ’90.
Il cliente
Mark Sway ha undici anni e, insieme al fratellino, se ne va a spasso nei boschi dietro casa per fumare di nascosto una sigaretta. Una bravata da nulla, che però diventa il punto di non ritorno: i due assistono al suicidio di un avvocato legato alla mafia.
Non basta il trauma. La sorte decide di complicare tutto: l’uomo, infatti, prima di morire, rivela a Mark un segreto enorme, qualcosa che lo trasforma immediatamente nel bersaglio di tutti. Da quel momento, la vita del ragazzino si trasforma in un incubo a occhi aperti. La mafia lo vuole mettere a tacere. Il procuratore Roy “Reverendo” Foltrigg (Tommy Lee Jones) lo vuole spremere come un limone per la sua carriera politica. E nel mezzo c’è Reggie Love (Susan Sarandon), un’avvocatessa con un passato tormentato segnato dall’alcol e una carriera non certo patinata, che decide di difendere Mark con tutta la grinta possibile.
È la classica partita a tre: un bambino che rischia la pelle, un politico senza scrupoli e un’avvocatessa che si gioca la dignità e forse anche la vita.
Perché Il cliente resta un legal thriller efficace
The Client non sarà categorizzato come un capolavoro, ma è uno di quei film che riescono a intrattenere dall’inizio alla fine. Il bello è che, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non è affatto così scontato. Certo, il finale tende a seguire binari prevedibili, ma il percorso è fatto di tensione, dialoghi serrati e personaggi che restano impressi.
Susan Sarandonè la colonna portante. Intensa, empatica, capace di trasformare un ruolo – che in mano ad altri sarebbe stato la solita avvocatessa “buona e basta” – in un personaggio tridimensionale, cosa che le valse la candidatura all’Oscar. Brad Renfro sorprende ancora oggi: ha solo undici anni, eppure non sembra mai un ragazzino che recita. Piuttosto uno che vive davvero quella situazione. È naturale, diretto e regge il confronto con due mostri sacri senza fare una piega.
E poi c’è Tommy Lee Jones. Qui non è il solito “spietato uomo di legge” ma qualcosa di addirittura peggiore: un opportunista senza morale, vanitoso fino all’eccesso, più interessato alla propria immagine che alla giustizia. Il suo “reverendo” è odioso, volutamente antipatico: è il volto del politico che tutti abbiamo visto almeno una volta in TV, pronto a sorridere davanti alle telecamere e a fare qualsiasi cosa pur di scalare la carriera. Non spaventa per crudeltà, ma per assenza totale di etica.
I punti forti
La tensione del film è costante. La storia procede senza mai perdersi nei tecnicismi legali che avrebbero appesantito il ritmo. Si resta sempre dentro un thriller giudiziario che mette al centro le persone e i loro conflitti, piuttosto che i codici e le procedure.
Un grande contributo arriva dal cast. Sarandon è magnetica, Renfro sorprende con intensità e Jones è azzeccato nel ruolo dell’opportunista senza morale. È uno di quei rari casi in cui ogni attore sembra cucito sul proprio personaggio.
Il ritmo accompagna senza forzature. È scorrevole, con pochi momenti di stanca. Non ci sono colpi di scena sconvolgenti, ma la tensione è costruita bene, cresce con naturalezza e mantiene vivace la curiosità di vedere come i pezzi andranno a incastrarsi.
Cercando il punto debole
Foltrigg, per quanto ben interpretato, a volte sfiora la caricatura: più macchietta da politico in carriera che vero antagonista da temere. È un difetto? Forse sì. Ma se il personaggio ti fa venire voglia di cambiare canale come quando guardi certi talk show politici, allora vuol dire che funziona ugualmente.
Il contesto e la mano di Schumacher
Negli anni ’90 Hollywood era in piena febbre da John Grisham. Dopo Il socio e prima di Il momento di uccidere, Il cliente confermava la formula vincente: tribunali, intrighi, mafia e grandi attori. Joel Schumacher, regista capace di passare dai drammi generazionali come St. Elmo’s Fire ai blockbuster fumettistici come Batman Forever, qui sceglie la via del mestiere. Nessun azzardo, nessuna rivoluzione, ma una regia elegante e solida, fatta per intrattenere il grande pubblico. E, bisogna dirlo, ci riesce ancora oggi.
“Sono stata ascoltata, probabilmente, più di quanto mi fosse mai capitato. Joel mi ha dato così tanta libertà creativa… l’unica mia ansia era di essermi persa nell’autocompiacimento.”
Prevedibile eppure efficace
The Client non sarà un capolavoro, ma è uno di quei film che fanno il loro mestiere e lo fanno bene. Intrattiene, diverte e regala personaggi che restano impressi. E soprattutto ha ancora oggi la capacità di farti tifare per il ragazzino che, paradossalmente, è l’unico a capire davvero cosa stia succedendo.
Un ragazzino che sa troppo, un’avvocatessa che rischia tutto e un procuratore che pensa solo alla prossima elezione. Tutto ordinato, tutto prevedibile. Ma scorre che è una meraviglia.