Presentato in anteprima mondiale all’82 Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia, il film della regista ungherese Ildiko Enyedi, Silent Friend, chiude il Trieste Film Festival.
Era il lontano 1989 quando Enyedi ha presentato a Toronto il suo primo lungometraggio, My Twentieth Century, rivelando al mondo la sua spiccata sensibilità per i ritratti emotivi atipici, quasi eterei, sempre accompagnati da atmosfere peculiari e immaginifiche, tanto affascinanti quanto capaci di lasciare lo spettatore perplesso. Non possiamo definire la sua carriera prolifica, ma nel 2017 torna a far parlare di sé vincendo l’Orso d’Oro a Berlino con il suo On Body and Soul, progetto che le valse anche una candidatura agli Oscar nella categoria internazionale.
Silent Friend ci conferma che il suo talento è ancora in forma smagliante, capace di donare consapevolezza al modo in cui interagiamo con gli elementi più insospettabilmente ricettivi dell’ecosistema che ci circonda:
“È un film realizzato da esseri umani per i nostri simili. Come specie, riconosciamo e accettiamo umilmente i nostri limiti percettivi. Questo film parla delle percezioni del mondo al di fuori di questi limiti. L’essere umano non è il riferimento assoluto: il nostro è solo uno dei tanti mondi, tutti ugualmente validi. Cosa vuol dire essere un albero? Non lo sappiamo. Quindi, non lo mostreremo. Mostriamo invece la curiosità umana, i toccanti e imperfetti tentativi di stabilire un legame, di riconoscere l’“altro” e accettare che per gli alberi, il misterioso “altro” siamo noi.” –Ildiko Enyedi
Tre storie, tre epoche, tre fotografie
Silent Friend è un’antologia di tre storie, ambientate in altrettanti periodi storici distinti.Tutte ruotano intorno al maestoso ginkgo biloba che si erge nel cuore di un giardino botanico, situato in un centro universitario in Germania. Questo antico testimone silenzioso assiste alle vite delle persone che lo studiano, che siedono sui suoi rami per leggere, o che semplicemente cercano riparo dall’ombra sotto le sue fronde.
Nel 2020 troviamo un rispettato neuro-scienziato di Hong Kong, specializzato nella mente dei neonati, che inizia a domandarsi come applicare i suoi studi alla comprensione delle emozioni del vecchio albero. Il contrasto con la protagonista del segmento ambientato nel 1908, la prima donna ammessa all’università in questione, è accentuato dal passaggio a una fotografia in pellicola 35mm in bianco e nero, che sostituisce l’approccio digitale del presente. Il filone 1972, girato in vivido 16mm, ci mette un po’ di tempo ad ingranare, ma entro la fine riuscirà nell’impresa di costruire un rapporto credibile tra uno studente e un geranio viola.
Ognuna di queste anime è profondamente radicata nel proprio presente, ma la fluidità con cui il film si sposta da un periodo storico all’altro le colloca fuori dal tempo. Le loro vite sono gradualmente plasmate dal potere misterioso della natura, che il film adopera per materializzare pazientemente un tiepido senso di comunione.
Attraverso questi frammentati scorci di oltre un secolo, scopriamo il potere della curiosità e della scienza:
“In tempi in cui viene così pericolosamente messa in discussione e attaccata, vorremmo anche richiamare l’attenzione non solo sull’importanza, ma anche sulla bellezza e sulla forza ingenua e temeraria della ricerca scientifica. Può aiutarci a scendere dalla spaventosa e vertiginosa posizione in cima alla piramide verso un luogo più giusto e più accogliente: essere parte di questo mondo.”
Emozioni profonde, veicolate al ritmo delicato in cui avvengono le trasformazioni in natura
Silent Friend è un esperimento ipnotico e paziente, con una regia tanto vistosa quanto consapevole; le scelte visive sono spesso radicali, ma risultano sempre coerenti con le intenzioni e il ritmo della storia. Ogni gesto è paziente, subordinato a ritmi arborei più che umani, in un film che tende a ramificarsi d’istinto.
L’esempio perfetto di queste virtù sono i membri d’eccezione del cast della linea temporale del presente, Tony Leung e Lea Seydoux, due distanti ricercatori che stringono un rapporto telefonico pseudo-professionale. È per merito loro se possiamo definire “romantico” il film. Molto alla lontana, si intende, a germogliare non sarà infatti l’amore nel senso convenzionale del termine, ma non per questo il risultato è meno sorprendente.
Il film verrà distribuito nelle sale italiane da Movies Inspired.