Mike & Nick & Nick & Alice deve molto al cinema action degli anni ’80, con richiami anche agli anni ’90. A questo si aggiunge una comicità tipica delle commedie americane dei primi anni 2000, spesso interpretate da Vince Vaughn. Oggi, a distanza di vent’anni, sembra però relegato a progetti più piccoli e con meno appeal per il grande pubblico.
Il regista BenDavid Grabinski, tra gli autori della serie animata Scott Pilgrim Takes Off, gioca molto con i rallenty, con inserti musicali che sovrastano la scena e continui riferimenti alla cultura pop.
Il tutto finisce per essere derivativo e poco altro, invece di voler elevare il materiale di base buono e promettente.
Mike & Nick & Nick & Alice si sforza così tanto di prendere spunto del cinema anni 80 che alla fine risulta derivativo più che ispirato.
La trama di Mike & Nick & Nick & Alice
Definito come “un’esilarante e sofisticata action comedy che mescola gangster movie, romanticismo e fantascienza”, segue due gangster innamorati della stessa donna, coinvolti nella notte più pericolosa della loro vita. A complicare ulteriormente la situazione interviene un elemento inaspettato: una macchina del tempo che trasforma una resa dei conti criminale in un vortice di paradossi e colpi di scena.
Mike & Nick & Nick & Alice
Un action thriller senza mordente
Mike & Nick & Nick & Alice, pur partendo da basi solide — unendo thriller, commedia e l’elemento della macchina del tempo — non riesce mai a sfruttare davvero il proprio potenziale.
Il film non valorizza nemmeno il cast, composto da Vince Vaughn, James Marsden ed Eiza González. La regia di Grabinski sembra più interessata a strappare qualche risata forzata e a inserire sequenze action modeste, che col tempo appaiono come semplici riempitivi utili solo a far avanzare la trama.
Il problema principale è proprio la mancanza di interesse nello sviluppare ciò che viene raccontato. In diversi momenti la storia sembra pronta a evolversi verso qualcosa di più ambizioso, ma finisce per bloccarsi su dialoghi poco utili, a tratti didascalici e forzati.
Anche l’uso di musiche di alto livello come Red Hot Chili Peppers, Andrew W.K. e Reemnon riesce a lasciare il segno. Invece di rendere le scene memorabili, questi inserti sembrano aggiunti senza una vera integrazione, dando l’impressione di soluzioni improvvisate.
A pesare maggiormente è il finale. Senza entrare nei dettagli, rinuncia alla carica drammatica costruita fino a quel momento. Sceglie invece una chiusura che ribalta tutto, ma risulta inconcludente e svogliata.
Le linee narrative restano sospese. La sensazione finale è quella di un’occasione mancata, con un’idea interessante che non riesce mai a trovare una direzione davvero efficace.
Il risultato finale è quello di un film che accumula buone intuizioni senza mai riuscire a organizzarle in modo coerente.
L’idea di mescolare generi e toni resta interessante sulla carta, ma manca una visione capace di darle continuità e peso.
Ne deriva un racconto discontinuo, che alterna spunti promettenti a scelte poco incisive, senza mai costruire davvero tensione o coinvolgimento. Più che per ciò che mostra, finisce per farsi ricordare per tutto quello che avrebbe potuto essere e non è stato.