Caravan, toccante debutto alla regia di Zuzana Kirchnerova, è nelle sale italiane con una storia di grande intensità emotiva e realismo sociale. Presentato in anteprima mondiale nella prestigiosa sezione Un Certain Regard al Festival di Cannes 2025.
Questa produzione internazionale, frutto della collaborazione tra Repubblica Ceca, Slovacchia e Italia, è uno sguardo profondo e autentico sul delicato rapporto tra una madre e suo figlio disabile, affrontando senza filtri il peso e la complessità della cura familiare.
Caravan Un viaggio tra amore e difficoltà
Ester fugge da una festa con il figlio David, affetto da disabilità intellettiva e, rubando un camper, intraprende con lui un viaggio on the road sulle strade secondarie dell’Italia. L’incontro con Zuza, una ragazza senza fissa dimora, cambierà le loro vite, legando sempre più i tre girovaghi in un intenso rapporto affettivo fuori dagli schemi.
Caravan racconta il peso totale della cura quotidiana. L’esordio alla regia di Zuzana Kirchnerova, già nota per il cortometraggio Baba (2008) vincitore del premio Cinefondation a Cannes nel 2009, esplora il legame profondo tra una madre esausta e il figlio disabile durante un viaggio on the road liberatorio. Con delicatezza e sensibilità, il film affronta le emozioni legate all’obbligo familiare, un tema toccato in modo personale dalla regista, lei stessa madre di un bambino con disabilità. Caravan mette a nudo i sentimenti di colpa, vergogna e frustrazione di un genitore il cui mondo ruota esclusivamente attorno alle esigenze del figlio.
Realismo sociale e interpretazioni intense
Questa storia intima e personale ha avuto la sua prima mondiale nella sezione Un Certain Regard di Cannes. Il film si inserisce nella tradizione del realismo sociale, richiamando lo stile dei fratelli Dardenne, e presenta affinità con Vagabond (1985) di Agnès Varda. Caratterizzato da una verità emotiva intensa e da interpretazioni misurate, Caravan si afferma come un dramma umano profondamente toccante.
Ana Geislerova regala una performance intensa, capace di trasmettere insieme la forza e la vulnerabilità di Ester, una donna che mostra una durezza a volte fragile e pronta a sgretolarsi al primo gesto di gentilezza. David Vodstrcil, attore non professionista con sindrome di Down, regala al personaggio una tenerezza e un realismo sorprendenti.
Un viaggio di scoperta e speranza
Decisa a sfuggire alla routine opprimente, Ester e David partono a bordo di una vecchia roulotte, attraversando la Calabria più remota. Lungo la strada incontrano Zuza (Juliana Brutovska), una giovane donna libera e disinvolta, che instaura subito un rapporto di empatia con David. Questo viaggio segna per loro una boccata d’aria e momenti di riflessione, tra notti di danza e la timida possibilità di un amore per Ester, incarnato da Marco (Mario Russo), un responsabile che assiste braccianti immigrati. Ester assapora così un frammento di vita al di fuori del suo ruolo di madre e assistente, ma è anche dolorosamente consapevole che David sta crescendo, e si chiede per quanto tempo potrà ancora reggere questo peso.
Una riflessione
Caravan colpisce per la sua sincerità e per il modo in cui racconta, senza filtri né sentimentalismi eccessivi, le sfide quotidiane di una madre che si prende cura del figlio disabile. La regia di Kirchnerova è sobria e attenta ai dettagli, capace di far emergere la complessità dei sentimenti senza mai giudicare o cadere nel melodramma. Non c’è pietismo o autocommiserazione, solo il peso evidente e soffocante di un dovere che ha annullato ogni altra cosa.
Il film, pur mettendo a nudo momenti di fatica e solitudine, riesce comunque a lasciare uno spiraglio di speranza e umanità, sottolineando come anche nelle situazioni più difficili ci siano attimi di leggerezza . Dolorosamente vero.