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‘Il primo figlio ‘ un horror d’amore

Orrore, suspense e amore

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Presentato nella sezione speciale – Esordi italiani della 61esima edizione della Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro, arriva al cinema dal 27  Novembre Il primo figlio, scritto e diretto da Mara Fondacaro.

Distribuzione: Lo Scrittoio, Nightswim.

Il film, vincitore del Premio SIAE Cinema per la miglior sceneggiatura alla 18esima edizione della Festa del Cinema di Roma, è interpretato da Benedetta Cimatti, Simone Liberati, Lorenzo Ferrante e Astrid Meloni.

Orrore, suspense e amore.

Il primo figlio – La trama

Ada e il compagno Rino si trasferiscono in una villa immersa nella natura. Incinta del loro secondo figlio, Ada, man mano che si avvicina il parto, comincia a rivivere il dolore per la perdita del primogenito, e inizia a credere che sia ritornato dall’aldilà per impedire la nascita del fratello. Sta succedendo davvero o Ada sta perdendo la ragione? [sinossi ufficiale]

Un viaggio interiore

L’angoscia è un sentimento connesso al futuro più che al passato, perché riguarda le scelte che compiamo ed è proprio nelle scelte che ogni individuo si conferma e si realizza. Insomma, una scelta genera angoscia, quando si ha paura di prendere una decisione sbagliata nella miriade di possibilità”.

Con questa massima del filosofo Søren Kierkegaard inizia Il primo figlio. A pronunciarla è Ada che, insieme al suo compagno Rino, sta per iniziare un ansioso viaggio interiore, dilaniato tra passato e futuro. E, per tornare, alle parole del filosofo tedesco, a procurare l’angoscia è più il futuro, piuttosto che il passato, dove si è consumato un doloroso lutto.

È in questi primi momenti del film, attraverso una messa in scena intelligente ed espressiva, la regista Mara Fondacaro, che supera l’esame della sua opera prima, ci mostra i due protagonisti nella propria gabbia interiore, tormentati da una solitudine spirituale. Vicini fisicamente, ma molto distanti mentalmente.

Tra passato e futuro

In questa rappresentazione, prende forma una dolorosa elaborazione del lutto. Una tragica morte, come quella di un figlio, è la causa scatenante che allontana sempre di più i due protagonisti, nonostante l’arrivo del secondogenito è ormai imminente. Ada e Rino vivono diversamente il loro comune dolore e mentre l’uno è propenso a proiettarsi, con tenera speranza, verso il futuro di una nuova vita, l’altra è tormentata, spaventata dal ciò che verrà, preferendo, così, vivere nel ciò che è stato, con un pesante senso di colpa.

Due diverse visioni sulla vita e sul trascorso generano uno scontro straziante in un microcosmo asfissiante, incorniciato da una natura selvaggia, a tratti inquietante. È l’ambientazione che, attraverso il talento dell’esordiente regista, non resta sullo sfondo, ma si materializza, interagendo con trama, personaggi e spettatori. In questo modo, una suggestiva panoramica su un paesaggio montuoso (per la precisione della Regione Molise, dove è stato girato il film) assume diversi significati riconducibili al tessuto narrativo, suggerendo indizi sullo sviluppo della trama, per un film che riesce a essere un horror, un thriller e una storia d’amore materno.

Il primo figlio: un horror e non solo

Ho scritto questa storia senza pensare a un preciso genere, ovviamente è un horror, per la presenza di un fantasma, ma ritroviamo il genere horror anche nel crollo del legame tra Ada e Rino, però è anche un film sulla maternità, sull’elaborazione del lutto e del senso di colpa”.

Sono le parole della regista Mara Fondacaro in merito all’utilizzo, aggiungiamo noi, fruttuoso, di vari elementi riconducibili a diversi generi. La Fondacaro, così, dimostra di possedere un grande talento anche nella scrittura, qualità che avrà tempo e modo di perfezionare con il tempo, ma già in grado di trovare un giusto equilibrio tra l’amalgama di diverse situazioni per giungere a un obiettivo finale, meta di un viaggio tormentato, fatto di paura, tensione e amore.

Simone Liberati, Mara Fondacaro, Astrid Meloni e Benedetta Cimatti

La regista – sceneggiatrice, poi, fa riferimento a un fantasma. È il fantasma del primo figlio della coppa. Una presenza che viene costruita con il classici topoi dell’horror, per poi estendersi, alla pari della trama, su più fronti, coinvolgendo il genere del thriller psicologico e della storia d’amore, tra madre e figlio, tra donna e uomo. Mara Fondacaro, dunque, realizza un’opera prima complessa, composta da tante sfaccettature, per entrare in profondità in un doloroso senso di colpa. Operazione riuscita che può contare su un cast ben assortito.

Affiatatissimi Simone Liberati (Il mio compleanno) e Benedetta Cimatti (M – Il figlio del secolo) che riescono a trasmettere, con naturalezza, gli stati d’animo, diametralmente opposti, dei loro personaggi. Amorevole e premuroso lui, nei panni di Rino, angosciosa e un tantino algida lei, nella non facile interpretazione di una mamma ossessionata dal passato e terribilmente spaventa del futuro, come Ada. Accanto a loro Astrid Meloni (Il gattopardo – La serie) naturale alla pari dei suoi colleghi, capace, senza sforzo apparente, ma con un puntuale studio del personaggio, di rendere possibile l’impossibile.

 

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