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World Class: cosa rivelano i 10 migliori film internazionali sui più grandi successi del cinema mondiale

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In un mondo del cinema sempre più offuscato dalle piattaforme di streaming e in cui i sottotitoli non rappresentano più una barriera, la recente lista di Collider dei 10 migliori film internazionali degli ultimi 50 anni arriva come un passaporto cinematografico, timbrato con decenni di sofferenze, ribellione, miti e ricordi. Non si tratta di un elenco casuale. Questi dieci film non sono solo “buoni film stranieri”; sono pietre miliari della narrazione che continuano a diffondersi attraverso generazioni, settori e generi.

La classifica è eclettica, ma non priva di una tesi: il cinema internazionale è il luogo in cui rischio, visione ed emozione spesso si scontrano con l’intensità più pura.

Crimine, caos e formazione

Al numero 10, City of God (2002) detta il tono: un turbine di stile e sostanza che ha trasformato le favelas di Rio in un campo di battaglia shakespeariano. Il capolavoro cinetico di Fernando Meirelles rimane un punto di riferimento per il cinema poliziesco moderno, lanciando non solo carriere ma anche dibattiti sulla violenza sistemica e l’urgenza cinematografica.

Solo qualche posizione più in alto, Christiane F. (1981) si tuffa nell’adolescenza berlinese intrisa di eroina con un’intimità sguaiata che sembra quasi fin troppo reale. Entrambi i film sono brutali, sì, ma anche profondamente umani, ancorando la disperazione a personaggi indimenticabili.

La poesia del quotidiano

Dove alcuni titoli esplodono, altri sussurrano. Yi Yi (2000), il doloroso ritratto di una famiglia taiwanese di Edward Yang, fa una potente apparizione al sesto posto. La sua silenziosa durata di quasi tre ore dipana i piccoli trionfi e i profondi rimpianti della vita con la pazienza di un pittore.

Allo stesso modo, Chungking Express (1994) di Wong Kar-wai cattura il desiderio in movimento: un’indistinta combinazione di neon, musica pop e noodles da asporto. Questi film ci rallentano, invitandoci non solo a guardare, ma a sentire il tempo che passa.

Fantasie che colpiscono nel profondo

Due titoli animati o con sfumature fantasy si piazzano nella posizione giusta, e meritatamente. Principessa Mononoke di Hayao Miyazaki fonde l’ambientalismo con una narrazione epica, dimostrando che l’animazione può portare con sé il mito con il peso della tragedia.

Il labirinto del fauno, la fiaba oscura di Guillermo del Toro sulla Spagna fascista, inquieta nel suo contrasto: innocenza e orrore si fondono nella stessa cornice. Entrambi i film usano la fantasia non come via di fuga, ma come confronto.

Il potere dello sguardo femminile

Anche i ritratti di donne – complessi, provocatori, luminosi – sono al centro della scena. Ritratto della giovane in fiamme di Céline Sciamma è già un canone per molti cinefili, la sua eleganza pittorica e la sua economia emotiva gli valgono un posto di diritto in classifica.

Attraverso silenzi e sguardi, Sciamma reinventa il romanticismo d’epoca come un atto di resistenza femminista a lenta combustione. E sì, la scena finale è ancora dolorosa, non importa quante volte l’abbiate vista.

Capolavori al Summit

I primi tre si leggono come un curriculum di cinema d’autore. Fanny e Alexander (1982) è Ingmar Bergman al suo apice: un palazzo della memoria fatto di infanzia, spiritualità e teatralità.

Al numero 2, Parasite (2019) è un raro crossover: un vincitore della Palma d’Oro che è diventato un fenomeno globale. La critica di Bong Joon-ho, che spazia tra i generi, rimane allo stesso tempo incredibilmente divertente e agghiacciantemente precisa.

E il numero 1? Ran (1985) di Akira Kurosawa. L’epopea che troneggia su tutte le epopea, la versione di Kurosawa di Re Lear intrisa di colore, caos e disperazione cosmica. Se Ran è la vetta, allora questa lista è la scalata: frastagliata, bellissima e degna di ogni passo.

Un canone globale da celebrare

La lista di Collider non è definitiva – nessuna lista lo è mai – ma è un potente promemoria della ricchezza emotiva, politica ed estetica che si trova al di fuori della bolla di Hollywood.

Questi dieci film attraversano continenti e generi, ma hanno un tratto comune: lasciano il segno. Che si tratti del ritmo pulsante di San Paolo, della quiete di Taipei o delle foreste in fiamme del Giappone feudale, queste storie ti rimangono impresse.

Per gli amanti del cinema, questa non è solo una classifica. È una lista di film da vedere. Un invito. Una lettera d’amore al mondo, un film alla volta.

 

 

 

Fonte: Collider

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