Il panorama cinematografico sta per accogliere una nuova, tenera voce: Honeyjoon, il lungometraggio d’esordio della sceneggiatrice e regista Lilian T. Mehrel. In anteprima il 7 giugno al Tribeca Festival 2025, questa commedia drammatica, calda e sovversiva, introduce il pubblico in un mondo in cui il dolore non smorza i colori, ma invita alla trasformazione.
Profondamente personale e vibrantemente universale al tempo stesso, Honeyjoon esplora le fratture e i riscatti tra una madre e una figlia ancora ferite dal dolore per la perdita.
Honeyjoon, il teaser:
Una vacanza per chi è in lutto
June (Ayden Mayeri), una ragazza iraniano-americana con un senso di appartenenza frammentato, e sua madre persiano-curda Lela (interpretata con autorevolezza da Amira Casar) partono per le Azzorre per quella che sembra essere una fuga panoramica. Ma non si tratta solo di una vacanza: è un tentativo di riavvicinamento un anno dopo la morte del padre di June.
La lussureggiante calma oceanica delle isole portoghesi è in netto contrasto con le correnti emotive sotterranee tra le due donne. Quella che inizia come una silenziosa tensione si trasforma gradualmente in una comica discordia e, infine, in una fragile comprensione. Il loro itinerario è ulteriormente complicato da João (José Condessa), un’affascinante guida turistica locale che diventa sia un ostacolo che un ponte nel loro percorso di guarigione comune.
Una Genesis pluripremiata
Prima ancora che le telecamere si accendessero, Honeyjoon stava già attirando l’attenzione. La sceneggiatura è stata selezionata per il Torino ComedyLab e il Cine Qua Non Lab 2024, con il supporto del Rainin Grant di SFFILM. Una svolta importante è arrivata quando il progetto di Mehrel ha vinto il premio Tribeca AT&T Untold Stories Award da 1 milione di dollari, che non solo ha finanziato il film, ma ha anche offerto un mentoring e un posto garantito al Tribeca Festival, una passerella insolitamente sicura per un debutto indipendente.
Le riprese sono iniziate alla fine del 2024, con il team che si è avventurato alle Azzorre per catturare il cuore emotivo e geografico della storia.
Un’estetica lussureggiante e uno sguardo intimo
Ripreso dalla direttrice della fotografia Inés Gowland, Honeyjoon sfrutta visivamente l’ambientazione isolana. Le scogliere sbiancate dal sole, i venti marini e i tramonti pastello sono più di un semplice sfondo: sono estensioni del mondo interiore dei personaggi.
La colonna sonora, composta da Retail Space, aggiunge leggerezza e calore, mentre il montatore Harry Cepka conferisce al film il suo ritmo lirico – una cadenza che scorre tra risate, silenzio e verità improvvise.
L’intimità della doppia guarigione
Più che un ritratto culturale o generazionale, Honeyjoon parla dell’atto del vedere: vedere un genitore come persona, vedere il dolore come non lineare e vedere la gioia come qualcosa di ancora possibile. Mehrel ci offre una madre e una figlia i cui litigi bruciano, le cui riconciliazioni sembrano meritate e il cui percorso è singolare ma immediatamente riconoscibile.
Con la sua anteprima mondiale a pochi giorni di distanza, Honeyjoon si presenta non solo come un film da guardare, ma come una storia da portare con sé – una lettera d’amore al caos, alla bellezza e alla necessaria assurdità della guarigione.