‘Sole a catinelle’: la recensione della commedia con Checco Zalone
Dopo il meridionale che va a Milano e quello alle prese con la religione, adesso Checco (Checco Zalone) protagonista di Sole a catinelle si confronta con i problemi della famiglia.
Dopo il travolgente successo che ebbe Che bella giornata(nel 2011), che frantumò tutti i record d’incassi italiani con ben 45 milioni di euro al botteghino, Checco Zalone era ben consapevole che l’attenzione mediatica sarebbe stata puntata anche sulla riuscita economica di Sole a catinelle. Infatti, con la sua solita ironia, in conferenza stampa dichiarò una volta: “Non andate a vedere questo film, altrimenti il prossimo dobbiamo incassare ancora di più. Meglio floppare. Per tutelarmi ho scommesso con il produttore. Io ho detto una cifra, lui ha rilanciato. Vedremo.” Comunque, non se la cavò male.
‘Sole a catinelle’: la trama
Dopo il meridionale che va a Milano e quello alle prese con la religione, adesso Checco (Checco Zalone) protagonista di Sole a catinelle si confronta con i problemi della famiglia. Imprenditore del nordest (venditore di aspirapolvere porta a porta), plasmato da vent’anni di berlusconismo, aspira a una vita da vip ma finisce inseguito dai creditori e da Equitalia. La moglie Daniela (Miriam Dalmazio) finisce per lasciarlo mentre lui deve mantenere la promessa fatta al figlio Niccolò (Robert Dancs): “Se sarai promosso con tutti dieci papà ti regala una vacanza da sogno“.
E quando Niccolò prende davvero tutti dieci in pagella e Checco fallisce il tentativo di corrompere la maestra perché un ragazzino «con dei problemi a casa» non può avere tutti dieci, Checco è costretto a portarlo in vacanza. Essendo a corto di soldi decide di andare in un paesino sperduto del Molise, Provvidenti, abitato nella realtà solo da ottanta anime, a casa della tirchia zia Ritella, (Matilde Caterina). Ma poi finisce, per puro caso, nelle ville faraoniche della bella miliardaria Zoe (Aurore Erguy).
‘Sole a catinelle’, fonte: Medusa FIlm
La recensione
Vediamo le incursioni di Checco in un mondo tanto agognato ma a lui completamente estraneo con gag d’irresistibile comicità. La critica a certi ambienti radical chic è ben riuscita, vedere la sequenza del regista “impegnato” che gira Eutanasia mon amour o quella del maestro di Yoga.Sole a catinelle è una commedia più strutturata e complessa rispetto alle due precedenti e segna un passo in avanti nel sodalizio Nunziante-Zalone. La crisi che fa da sfondo a tutto il film è trattata in modo leggero ma nient’affatto superficiale. Gli imprenditori che vi sono rappresentati sono quelli che stanno uccidendo il Paese. Che portano i soldi dei loro giochetti finanziari alle Cayman e discutono ai vari “Cortina Incontra”, nel film Portofino.
Lo stesso Zalone ha sottolineato: “Spesso le Aziende italiane si sono dedicate alla finanza e non alla produzione. Ma noi siamo bravi a produrre e a fare manufatti, questo a Caputo(città di nascita e dove vive ancora) non lo capirà nessuno, ma era quello che volevo dire.”Zalone riesce ancora una volta a far ridere enfatizzando certi atteggiamenti dell’italiano medio senza scadere mai in falsi moralismi. Mette in luce le contraddizioni del nostro paese, piegato da una in crisi senza precedenti dove alla fine si dovrà scegliere da che parte stare. Ma come si conviene a ogni film del comico pugliese, si ride e molto. A partire dalla sigla Superpapà, con “cambiali scoperchianti”. Per non parlare della versione Gipsy King della sua celebre “Gli uomini sessuali” che diventa “Gli hombre sessuali“. Perché il film sfocia a volte anche nel musical con rimandi canori che diventeranno sicuramente dei tormentoni.
Conclusioni su ‘Sole a catinelle’
Il film non perde mai di ritmo. E anche se nella parte centrale ci sono sketch meno riusciti, Zalone si conferma uno dei pochi a confezionare commedie originali e intelligenti. Tanto da essersi guadagnato negli anni un posto nel cuore di milioni di persone.