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CONTRASTO

Dov’è la classe? I comunisti al cinema, tra Elysium e Metropolis.

Analisi politica del cinema. Rubrica a cura di Pasquale D’Aiello

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Recentemente mi aveva colpito un post su Facebook del segretario di Rifondazione Comunista, Paolo Ferrero, che esaltava le virtù politiche di Elysium (2013) di Neill Blomkamp. Un film che, detto per inciso, mi ha sorpreso e mi era anche piaciuto per il suo messaggio intriso di antagonismo, scagliato contro i ricchi che, pur senza conoscerne la storia, certamente non possono essere personaggi positivi. Insomma, m’aveva fatto simpatia oltre che avermi piacevolmente intrattenuto. Il contenuto del post m’è arrivato attraverso l’account Facebook di liberazione.it che credo sia gestito da (ex) lavoratori di Liberazione in contestazione contro la gestione del giornale da parte del partito. I gestori dell’account di solito ci vanno giù duro contro il PRC, i suoi dirigenti e alcuni settori militanti quindi quando ho letto il testo del post attribuito a Ferrero ero incerto se crederlo uno scherzo oppure un fatto reale. Il testo è il seguente: “Ho visto il film Elisyum e se non vi fanno problema un po’ di scene splatter ve lo consiglio. E’ una americanata di estrema sinistra, un film comunista. E’ la risposta ad Armagheddon, splendido film sull’universalismo raeganiano, E’leninista ai limiti del blanquismo.”.

Poi ho verificato sulla pagina del politico e ho riscontrato che era reale.

Perché tanta incredulità da parte mia? Non pretendo che un politico abbia grandi doti di analisi cinematografica ma credo che questa sua frase esprima bene lo sbandamento della sinistra, anche in merito al suo rapporto col cinema.

Il film racconta la storia di un giovane operaio, vittima di un odioso incidente sul lavoro che lo ha reso un malato terminale, che cerca in ogni modo di raggiungere una stazione orbitante, Elysium, in cui vivono ricchi che hanno abbandonato una Terra quasi invivibile e si sono rifugiati lì, circondati dai benefici di una tecnologia avanzatissima che permette anche di guarire malattie incurabili sulla Terra. Il ragazzo una volta raggiunta la stazione permetterà a tutti i cittadini della Terra di poter godere dei benefici di Elysium. Nella pellicola c’è l’aspirazione all’universalismo del diritto alla salute ed anche una denuncia dello sfruttamento del lavoro, che di questi tempi non sono poca cosa, soprattutto se provengono dal cinema main-stream. Ma la sua visione del mondo rimane ristretta in un ambito para o pre-politico. La battaglia per i diritti non è combattuta da una classe e neppure da una sua elite ma da un giovane eroe, accompagnato da una banda di fuorilegge dediti al traffico di persone. I due antagonisti della storia sono da un lato generici poveri-terrestri e dall’altro generici ricchi-elisiani, ma come si è formata questa divisione non è dato sapere. L’aspirazione all’universalismo non fa i conti con la ristrettezza delle risorse, la stazione orbitante potrà curare tutti i cittadini terrestri? Apparentemente sembrerebbe di si, quindi la negazione delle cure sembra fosse dovuta ad un mero atto di crudeltà ed egoismo. Il film fa espliciti riferimenti a determinati eventi del dibattito politico di questi nostri tempi. Il richiamo al diritto universale alla salute è, in modo fin troppo evidente, anche una chiara allusione alla riforma sanitaria di Obama. E c’è un anche un forte riferimento al concetto di cittadinanza: i terrestri riusciranno ad accedere ai servizi di Elysium mediante il conseguimento formale della cittadinanza elysiana, ottenuto attraverso un’azione di hackeraggio informatico. Questo non può non far pensare alle masse di diseredati che premono alle frontiere degli USA e della Comunità Europea per accedere a più elevati standard di vita. Quindi, se da un lato come film distopico si disinteressa dal rappresentare un modello credibile di rivoluzione, dall’altro non rinuncia a riferirsi alla realtà politica odierna, descrivendola in un modo assai in voga presso molti circoli progressisti, più o meno radicali, secondo cui esisterebbero centrali occulte di potere che impediscono, per egoismo e perfidia, a tutti i poveri di godere dei benefici del primo mondo che, se fosse governato in modo giusto e progressista, non dovrebbe far altro che aprire le porte a tutti e dare tutto a tutti. Una visione buonista che non fa i conti con le risorse realmente disponibili e con le classi che le detengono ma che si limita a predicare una sorta di francescanesimo in cui alla fine nessuno ci perde.

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Ed è per questo che il commento di Ferrero denuncia un grave arretramento della sinistra, orfana di una lettura di classe. Al compagno segretario ci sentiamo di consigliare la visione del film Metropolis (1927) di Fritz Lang (come pure fa uno dei commentatori del suo post) che, in modo del tutto similare ad Elysium, mostra un mondo iper-effficiente abitato da manager e padroni di fabbriche ed uno squallido e reietto a cui sono costretti gli operai di quelle fabbriche. E nel caso in cui volesse compiere uno slancio cinefilo lo possiamo informare che il finale che Lang avrebbe preferito non è quello che vede nel film, in cui gli operai e i padroni trovano un accordo, ma uno in cui la città divisa in classi veniva distrutta, durante gli scontri tra operai e padroni.

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Se questa operazione fosse eccessiva si può ricorrere ad un sano ripasso della filmografia dei fratelli Dardenne, i cui film saranno meno spettacolari di quelli che lui chiama “americanate” ma pieni di classe. Non quella dimostrata da Bertinotti nel vestire ma quella che lotta per riprendersi ciò che le appartiene. Ricorda qualcosa?

Pasquale D’Aiello