Ca’ Foscari Short Film Festival

‘Island of Young-a’: un coming of age delicato e potente

La storia di una ragazza che, dopo aver passato tutta la sua vita su un’isola, decide di fare un grande passo per costruirsi un nuovo mondo.

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Island of Young-a si prende il difficile incarico di raccontare uno dei periodi più difficili della vita, l’adolescenza, con le contraddizioni e le paure che la contraddistinguono. 

Classe ‘99 e studentessa alla Sungkyunkwan University, la giovane regista coreana Choi Seung-hyun inaugura alla 15esima edizione del Ca’ Foscari Short Film Festival il suo cortometraggio Island of Young-a. Il corto, un’opera che ha già riscosso successo in patria, sbarca in Italia nel programma di punta del festival veneziano: il Concorso Internazionale.

La storia di Young-a

Young-a è una ragazza di 16 anni che vive in un’isola nel Sud della Corea con la nonna e il loro cane. La giovane, per volere della madre, è stata lasciata da piccola alle cure della nonna che è diventata la sua nuova famiglia. In questo mondo limitato la regola che le sta più stretta è quella riguardante il quad, che le è rigorosamente vietato.

La madre decide di contattarla, esortandola a tornare a vivere con lei, speranzosa di poter ricostruire un rapporto. Nello stesso momento, la sua migliore amica le confessa di volersi trasferire a Seoul alla ricerca di un modo per potersi costruire un futuro migliore, lontano da quell’isola che offre poche opportunità. Young-a si ritrova costretta d’un tratto a riflettere sulla propria vita e a cercare di trovare il suo posto nel mondo. 

Island of Young-a: il maremoto della vita

Cos’è la famiglia? Cosa significa essere abbandonati? E cosa significa, invece, abbandonare? Su cosa e chi si può contare nei momenti di difficoltà? 

Queste sono alcune delle tematiche affrontate nel cortometraggio Island of Young-a. Si tratta di tematiche attraverso le quali, con estrema delicatezza, la regista riesce sapientemente a costruire una narrazione della fragilità. Quella che deriva dal non sapere bene chi si è nel momento in cui il proprio mondo si espande, quando ci si rende conto che un’isola non è solo il limitare di un rifugio, ma anche il confine di un’esistenza.

Questa confusione apre ferite in Young-a, un dolore che la rende vulnerabile. Allora iniziano i dubbi, si mette in discussione qualunque cosa, la rabbia prende il sopravvento e annebbia la ragione. Si cerca di scappare dagli altri, anche da chi è sempre stato presente, ma, soprattutto, si vuole fuggire da se stessi. O così pare.

Perdersi per poi ritrovarsi

Island of Young-a sfrutta le debolezze di un periodo caratterizzato da tumulti esterni e confusioni interiori come premessa, non come finale. Non vuole essere la storia di una perdizione, bensì il racconto di un ritrovamento. In fondo, la crescita personale di Young-a comincia proprio da qui: accettare di non sapere qual è la decisione giusta da prendere e accogliere il nuovo mondo, fisico o mentale che sia. Un mondo che l’aspetta al di là del mare, insieme a tutte le insicurezze che questo cambiamento comporta.

La verità più importante che ha capito è che non sarà sola ad affrontare tutto questo. C’è sempre qualcuno o qualcosa a guidarci nella tempesta, a donarci la luce che ci serve quando siamo circondati dal buio, a darci la fiducia necessaria per credere in noi stessi. Allora tutto diventa più leggero, più facile, come un guidare un quad sul lungomare.

 

Linda Soligo

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