Giornate del Cinema Muto | Pordenone Silent Film Festival

‘Rapsodia satanica’ di Nino Oxilia, tra vita, amore, inganno e morte.

Published

on

Definire coraggioso il Festival pordenonese, Le giornate del cinema muto, che quest’anno giunge alla sua 43ma edizione, è riduttivo. Una scia di film che vengono dal glorioso periodo del cinema del silenzio, quello più puro, con solo immagini e musica, hanno da sempre, come sottolinea il suo titolo, caratterizzato le sue giornate. Giornate che chi lo ha seguito lo sa, non hanno mai visto le sue sale senza spettatori.

Questa nuova edizione si è aperta con un meraviglioso John Ford degli albori, 3 Bad Man, ma uno dei fiori d’occhiello non può che essere una pellicola del tutto italiana come Rapsodia satanica di Nino Oxilia e del 1917. Pellicola restaurata negli anni ’90 dalla Cineteca di Bologna e dalla Cinématèque Suisse, dove è stata reperita, una copia positiva imbibita, virata e colorata a mano. E che i suoi splendidi colori hanno subito un lento processo di restauro culminato nella versione in 4K.

La storia e l’inganno di Mefisto

In molti hanno parlato, a proposito di questo film, di una decadenza dannunziana, ma questa è la dimensione più immediata e perciò più facile. In realtà Rapsodia satanica è costellata da riferimenti pittorici di eccellente fattura, che il restauro ha permesso di far emergere in tutto loro splendore, a cominciare dalla pittura preraffaellita fino all’art nouveau e all’architettura liberty. Senza dimenticare il riferimento più importante: quello al mito goethiano di Faust che verrà celebrato al cinema qualche anno più tardi, nel 1926, nell’omonimo film di Murnau.

Che cosa racconta Rapsodia satanica? Una vecchia contessa dal nome simbolico, Alba d’Oltrevita, sogna una nuova giovinezza. Viene tentata da Mefisto che le offre quanto chiede in cambio della rinuncia all’amore. La contessa accetta, senza sapere che presto l’amore busserà alla sua porta. Di lei si innamorano due fratelli dal destino tragico. La contessa si innamora di Tristano mentre Sergio, l’altro fratello, si toglie la vita. Mefisto continua a tentarla e così la contessa sceglie di sacrificare la sua giovinezza per un breve momento d’amore con Tristano. Ma ecco il grande inganno, Mefisto fingendosi il suo amato le toglie con un colpo la gioventù e la vita.

La potenza della musica e della performance

Grande protagonista della pellicola di Oxilia la musica originale di Pietro Mascagni, celebre compositore dell’epoca, con echi dalle composizioni di Strauss e Debussy. Colonna sonora strepitosa, a dimostrazione che 100 anni più tardi i Giardini di Mirò l’hanno rielaborato in chiave contemporanea.

In soli 45 minuti di film, anche se l’originale durava 55, Nino Oxilia riesce a far contenere delle suggestioni eccezionali dell’epoca “dal crepuscolo della nobiltà, coi rimandi mitologici, l’estetizzazione delle passioni, il senso del tragico” in maniera impeccabile. E riesce a riprendere la crepuscolarita del poema di Fausto Maria Martini, che serve come canovaccio per il suo film, aggiungendo un tocco dark che che si ritrova in gran parte del cinema internazionale, purtroppo raramente italiano.

Il fascino intramontabile di Lyda Borelli

Non abbiamo fino qui citato il nome della protagonista, ma come si fa a non vedere (ancora oggi) un film con Lyda Borelli. Come scrisse Gian Piero Brunetta nel terzo volume del Cinema muto italiano pubblicato da Einaudi

…quando le sue braccia si allargano quasi a liberare il corpo dai veli e a imitare i gesti della farfalla, si può dire che raggiunga un grado di stilizzazione imprevisto – che richiama Loïe Fuller e Isadora Duncan – fino a quel momento soprattutto espresso dalla grafica, dalle arti applicate e dalla poesia e dalla danza.

La scena finale della sua morte, accanto all’istrionico Ugo “Mefisto” Bazzini, ne è una prova meravigliosa.

Exit mobile version