Intenso, toccante, coinvolgente, “Le nevi del Kilimangiaro” è una pellicola che non lascia indifferenti. Un applauso dunque a Robert Guediguian, artista capace di emozionare con un semplice racconto di vita, seppure ispirato a quello del noto Victor Hugo
È impossibile rimanere indifferenti alle conseguenze catastrofiche della globale crisi finanziaria che si abbatte, imperterrita, su ogni società del mondo. Sebbene lo sguardo registico possa parlarne con toni e umori differenti – passando dall’autocompiacimento ironico come il recente Tower Heistal dramma comico di Tutta la vita davanti – non mancano mai ammiccamenti più o meno palesi alla situazione attuale. Robert Guediguian, regista francese sensibile a questa problematica, realizza Le nevi del Kilimangiaro, una pellicola drammatica, sofferta e commovente che, utilizzando uno sguardo realistico, racconta una comune storia di vita.
Michel è un lavoratore onesto, attivo nel sindacato da oltre 35 anni. A causa della forte crisi finanziaria, l’azienda deve licenziare venti dipendenti estratti a sorte. Tra gli sfortunati c’è anche lo stesso Michel, che, allora, si concede anima e corpo ai suoi nipoti. Mentre la sua vita procede tranquilla, due rapinatori armati irrompono nella sua casa: lo picchiano, lo derubano e lo lasciano legato ad una sedia per tutta la notte. Sotto shock e con un braccio fratturato, Michel scoprirà che l’autore della rapina è Christophe, uno dei 19 colleghi che, insieme a lui, hanno perso il lavoro. Il ragazzo, un 22enne con tre mesi di affitto da pagare e due fratellini da mantenere, è costretto a rubare per sopravvivere. Michel denuncia il ragazzo, lo fa rinchiudere in prigione ma poi, davanti alla sofferenza dei due bambini, si pente….
Intenso, toccante, coinvolgente, Le nevi del Kilimangiaroè una pellicola che non lascia indifferenti. Il confine tra vittima e carnefice, infatti, è talmente labile che, spesso, lo spettatore si ritrova a dubitare chi sia l’uno e chi sia l’altro. La crisi, difatti, si abbatte violenta sui ricchi e sui poveri, ma mentre i primi hanno una casa in cui vivere e cibo raffinato da mangiare, i secondi sono costretti a trovare il modo per sopravvivere, qualunque esso sia. L’evidente impossibilità di provvedere a due fratelli più piccoli, di diventare uomo avendo appena sfiorato i 20 anni, di trovare un lavoro in un mercato ormai saturo è rappresentata dalla struggente figura di Christophe, nella sua irritante caparbietà e nelle sue strenue convinzioni da giovane ancora speranzoso in un futuro migliore. Le musiche sono coinvolgenti, la fotografia è realistica, le scenografie sono naturali, la storia è quella di un ragazzo, del XX secolo, sull’orlo della disperazione. Un applauso dunque a Robert Guediguian, artista capace di emozionare con un semplice racconto di vita, seppure ispirato a quello del noto Victor Hugo.