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Netflix Film

‘Doctor Sleep’, su Netflix il sequel del capolavoro horror di Kubrick

Tratto dal romanzo di King del 2013, Mike Flanagan dirige un adattamento che è al tempo stesso il sequel dello Shining di Kubrick

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Dal 5 Gennaio 2021 è disponibile per gli abbonati Netflix Doctor Sleep, horror (neanche troppo, ma di questo parleremo dopo) diretto dall’esperto del genere Mike Flanagan.

Un bravo ma non eccezionale Ewan McGregor veste i panni del protagonista, quel Danny Torrance che da bambino vagava per i corridoi dell’Overlook a bordo del suo triciclo e che ora è un uomo di mezz’età tormentato dal proprio passato e dall’alcolismo e, come lui stesso si definisce, “in fuga da sé stesso”.

C’è poi un’affascinante quanto glaciale Rebecca Ferguson nei panni del leader del Nodo – un gruppo di pseudo-hippie vagabondi che si nutrono del “vapore” (questo il modo in cui chiamano la “luccicanza”, lo “shining”) come vampiri affamati di sangue.

Attori non originali ma somiglianti ai “vecchi” interpreti

Pur non potendo specificare – per non incappare in spoiler – come e in che situazioni potrete rivedere alcuni dei personaggi presenti nello Shining del 1980, vi avvisiamo fin da subito che anche l’originale famiglia Torrance è presente nella pellicola, così come il custode dell’hotel Dick Halloran.

Per ovvie ragioni nessuno di essi è interpretato dagli attori originali e si è ripiegato su visi il più somiglianti possibile. Forse ricorrere al de-aging digitale sarebbe stata questa volta una scelta più efficace, ma tanto vale accettare le cose come stanno e ricorrere alla buona vecchia sospensione dell’incredulità per godersi serenamente la ricostruzione dell’Overlook Hotel e degli spettri che lo popolano.

Anche perché per quest’ultimo aspetto è stato effettuato un lavoro a dir poco maniacale, soprattutto per quanto riguarda le scenografie e la messa in scena il più possibile “kubrickiana”, che non mancherà di regalare più di un brivido nostalgico agli ammiratori del film del 1980.

Doctor Sleep: La trama

31 anni dopo i tragici avvenimenti nel’Overlook Hotel le cose non sono andate troppo meglio per Dan Torrance. Oltre agli ovvi traumi radicati per sempre nel proprio vissuto, le presenze dell’Overlook Hotel non hanno mai abbandonato il piccolo Danny. Come gli ha infatti anticipato il fantasma di Dick Alloran (interpretato di questo caso da Carl Lumbly), la luccicanza di Dan è troppo potente e le presenze dell’Overlook non sono per lui solo “fotografie”, spettri congelati nel tempo, ma presenze affamate, voraci, pericolose.

Lo stesso Dick gli confida un trucco per affrontarle, che consiste nel rinchiudere tali presenze in “bare” all’interno della propria mente, in modo che non possano più perseguitarlo.

Il trucco funziona e Dan trova il suo equilibrio, si disintossica, si stabilisce in una piccola cittadina a nord dove trova nuove amicizie e sembra aver finalmente raggiunto la serenità. Perlomeno finché una ragazzina, dotata della luccicanza più potente mai vista, entra in contatto con lui. Comunicando telepaticamente attraverso una lavagna, la ragazzina gli lancia una richiesta d’aiuto: un gruppo di “vampiri di vapore” viaggia per il paese alla ricerca di bambini dotati della luccicanza per prosciugarli di questo dono, in un rito che prevede l’uccisione della vittima. Questo permette loro di vivere per sempre, almeno finché riescono a trovare nuovo “cibo”. Danny, inizialmente riluttante, si convince di aiutarla ed affrontate il gruppo d’assassini.

Il miglior adattamento possibile per un libro mediocre?

Lo Shining di Kubrick è un capolavoro, probabilmente il miglior film horror mai girato e una pietra miliare del cinema. Questo è assodato. Il libro di Stephen King da cui è tratto, invece, non è di certo un capolavoro. Non è neanche un gran romanzo, a dirla tutta. È un buon libro, scorrevole, con alcuni picchi qualitativi e grossi scivoloni verso il basso – nel finale, soprattutto – che non gli impediscono però di restare una buona opera d’intrattenimento. Kubrick ha preso il romanzo e ne ha mantenuto l’idea di base, ha scartato tutto ciò che non andava o che non era adattabile e ha mantenuto quei picchi qualitativi. Il risultato è stato un successo sotto ogni punto di vista. King invece se l’è presa e non poco, tant’è che tutt’oggi continua a negare l’oggettiva qualità dell’opera.

Doctor Sleep un romanzetto piacevole

Doctor Sleep invece – edito in Italia da Sperling & Kupfer nel 2014 – non è neanche un buon libro. È un romanzetto piacevole che leggi più per curiosità che per altro, una storia d’avventura e magia con protagonista un cresciuto Danny Torrance e che riprende alcuni luoghi e dettagli del primo libro.

Ma il vero problema del romanzo è che, per essere il seguito di uno dei racconti dell’orrore più famosi di sempre, di orrore ne contiene ben poco. Anzi si può dire che, a conti fatti, non lo sia nemmeno, una storia dell’orrore. Il problema ovviamente non scompare sullo schermo. Ma la domanda allora a questo punto è, una volta accettata la cosa, Doctor Sleep riesce almeno ad essere un buon film?

Mancanza di tensione e durata eccesiva

Mike Flanagan – qui sia regista che sceneggiatore – ha fatto l’errore di adattare fin troppo fedelmente il romanzo, lasciando i difetti del materiale di partenza così com’erano e trasponendo situazioni che, se sulla pagina reggevano, sullo schermo non rendono come dovrebbero. Il problema principale nella scrittura è la totale assenza di tensione, e non solo tensione orrorifica – come già specificato qui l’orrore non è di casa – ma proprio una mancanza del senso di pericolo. Non si ha mai paura per il destino dei personaggi e durante la visione non ci si pone mai la domanda “ma ce la faranno?”.

Alfred Hitchcok amava definire la suspense in questo modo:

“Il mistero è quando lo spettatore sa meno dei personaggi del film. La suspence è quando lo spettatore sa più dei personaggi del film.”

Ebbene, qui lo spettatore ne sa sempre meno, ma la cosa non è fatta per generare mistero. Tutti i personaggi principali possiedono la “luccicanza” che dona loro poteri di vario tipo, e alcuni sono più potenti altri, qualcuno ha determinate capacità che gli altri non hanno e così via.

E così, ogni volta che uno dei nostri è in pericolo, ecco che esce fuori una capacità mai vista prima, una magia mai usata o citata in precedenza, e il nostro si salva. Senza conoscere l’entità di questi poteri, lo spettatore non è mai in grado di immaginare i possibili risvolti ed è sommerso da questa costante pioggia di deus ex machina.

Durata eccessiva e atto finale

Come facile immaginarsi la noia sopraggiunge spesso e volentieri, e i 153 minuti di durata non aiutano – una durata decisamente spropositata in rapporto a ciò che c’era da raccontare. I primi due atti risultano fin troppo diluiti, e nonostante questo la psicologia dei personaggi resta piatta; non si scende mai al di sotto della superficie.

Forse si sarebbe potuto sfruttare meglio tutto questo minutaggio per approfondire il lavoro che svolge Dan nell’ospedale della cittadina, ovvero quello di “accompagnare” i pazienti in fin di vita verso una morte il più dolce possibile, attività a cui vengono dedicate giusto un paio di brevi scene.

Poi si arriva all’atto finale, dove sembra che tutto il ritmo trattenuto fino ad allora venga rilasciato in una volta sola, in una sequenza di eventi fin troppo sbrigativa. Qui più che mai iniziano a spuntare poteri – o meglio, superpoteri – inaspettati e le morti a cui assistiamo ci lasciano praticamente indifferenti. Quest’indifferenza verso le tragedie sembra comune però anche ai personaggi stessi oltre che allo spettatore, in una mancanza di reazioni umane che, soprattutto in un caso in particolare, lascia sbigottiti.

Visita nostalgica all’Overlook Hotel

Quando si rimette piede negli spettrali corridoi dell’Overlook, che sia con un flashback o meno, qualche emozione il film la regala, bisogna ammetterlo. Spariscono superpoteri e hippie-vampiro e parte il Dies Irea rallentato che tutti conosciamo e un brivido ci corre lungo la schiena. Il lavoro fatto nella ricostruzione delle scene e degli ambienti di Shining è stato maniacale e la regia di Flanagan non è da meno nel riprodurre la regia di Kubrick.

La regia dà il suo meglio proprio quando si tratta di imitare; per il resto del film si mantiene su buoni livelli ma senza particolari guizzi, soprattutto per quanto riguarda una messa in scena dei dialoghi piuttosto didascalica.

Nelle scene “onirico-mentali” invece, in cui la ragazzina si infiltra nella mente dell’antagonista e viceversa, si passa da soluzioni visive interessanti ad altre discutibili. Come già detto, molti di questi elementi potevano anche rendere sulla pagina scritta, ma spesso e volentieri risultano inadeguati allo schermo cinematografico.

In ultima analisi, il film Doctor Sleep è come il Doctor Sleep romanzo, un’operazione commerciale volta a sfruttare un capolavoro di ormai quarant’anni fa, un compitino che può sì intrattenere ma che inevitabilmente finirà per annoiarvi in più d’un punto, un sequel in cui i momenti migliori sono proprio quelli che ci riportano davanti agli occhi ciò che abbiamo già visto e amato nel capolavoro di Kubrick.

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  • Anno: 2019
  • Durata: 153 minuti
  • Distribuzione: Warner Bros. Pictures
  • Genere: Orrore, fantastico
  • Nazionalita: Stati Uniti d'America
  • Regia: Mike Flanagan
  • Data di uscita: 31-October-2019