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FESTIVAL DEI POPOLI

‘Érase una vez en Quizca’- C’era una volta al Festival dei Popoli

Al Festival dei Popoli fiorentino arriva la favola argentina di Nicolás Torchinsky.

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Se vi chiedessero di raccontare la più grande storia della vostra vita, cosa raccontereste? Sarebbe un grande evento, o forse un piccolo e prezioso attimo della vostra esistenza?

Al Festival dei Popoli 2021, il regista e sound designer argentino Nicolás Torchinsky ha deciso che il protagonista di Érase una vez en Quizca (Once upon a time in Quizca) avrebbe raccontato proprio questo: un momento insignificante per molti, ma non per lui.

La trama

Un anziano contadino narra a cinque giovani pastori erranti la storia di come un suo amico, anch’esso pastore solitario, fosse morto solo nella sua casa, dopo soli tre mesi da quando, come una premonizione, gli aveva chiesto di occuparsi delle sue esequie in caso di morte.

E l’anziano, il volto solcato da profonde rughe e gli occhi vividi di chi vive una vita fatta di sacrifici e lunghi viaggi solitari, lo accontenta. Questa è la storia più grande della sua vita.

Storia e amicizia

Il cortometraggio di Torchinsky si presenta subito come un prodotto delicato, semplice: non vi è musica, la colonna sonora sono i suoni della montagna argentina, il belare delle pecore, il crepitio del falò. La voce narrante è quella profonda dell’anziano che accoglie cinque viandanti in casa sua, accompagnando le scene del viaggio che infine li condurrà da lui. E come vuole la più ancestrale delle tradizioni umane, oltre al cibo e a un giaciglio, all’ospite si regala una storia.

“Così, ciò che uno fa quando gli amici giungono in visita, è raccontare”

Così, parafrasato, narra il vecchio protagonista. E questa frase riassume completamente il senso profondo di questo film: una vita solitaria, dura, può essere alleviata dalla compagnia degli amici, dei viandanti, di chi è disposto ad affrontare un viaggio faticoso per poter incontrare un volto caro.

Il senso della vita

In dodici minuti, Érase una vez en Quizca riesce a raccontare la fugacità della vita e l’estemporaneità della morte, senza però lasciarsi andare a pietismi gratuiti o a una drammaticità forzata. Al contrario, la voce del contadino, rassicurante e calda come il fuoco di un caminetto, narra della morte stessa come fosse il personaggio di una fiaba. Improvvisa, ma attesa. E tutto ciò che si può fare, con serenità, è rendere servizio a coloro che ci sono stati accanto. Un amico che compie il suo dovere.

“Che cosa c’è da raccontare di più?”

 

 

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Érase una vez en Quizca