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La Cineteca di Bologna presenta America anni zero: stili, generi e autori contemporanei

Diec’anni in dieci film: un’impresa di sintesi per tracciare il profilo della cinematografia statunitense dell’ultimo decennio, attraverso la retrospettiva America anni Zero. Stili, generi e autori contemporanei, promossa dalla Cineteca di Bologna a partire da sabato 8 gennaio.

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Cineteca di Bologna

Da sabato 8 gennaio, una retrospettiva dedicata
ai titoli più interessanti del cinema americano degli ultimi dieci anni

Diec’anni in dieci film: un’impresa di sintesi per tracciare il profilo della cinematografia statunitense dell’ultimo decennio, attraverso la retrospettiva America anni Zero. Stili, generi e autori contemporanei, promossa dalla Cineteca di Bologna a partire da sabato 8 gennaio. L’inaugurazione è affidata al Sam Mendes di Revolutionary Road (ore 17.45, Cinema Lumière), autore che ritroveremo per la chiusura della rassegna con il suo ultimo film, American Life (mercoledì 26 gennaio, ore 22.15).
Tra i due lavori firmati da Mendes, una carrellata che partirà in realtà con un piede nel 1999 e il film di Alexander Payne Election (lunedì 10 gennaio, ore 22.15, preceduto da 14e Arrondissement, episodio realizzato dallo stesso Payne per il film collettivo Paris Je t’aime nel 2006), subito seguito martedì 11 gennaio (ore 22.30) da Palindromes (2004) Todd Solondz (regista anche di Perdona e dimentica nel 2009, in programma lunedì 17 gennaio, alle ore 22.30, presentato da Leonardo Gandini).
Daniel Day Lewis è invece Il petroliere di Paul Thomas Anderson, che sarà presentato da Roy Menarini giovedì 13 gennaio alle ore 21.45.
Il treno per Darjeeling di Wes Anderson sarà naturalmente preceduto dal suo prologo Hotel Chevalier venerdì 14 gennaio (ore 22.15).
Spazio poi a Gerry di Gus Van Sant (giovedì 20 gennaio, ore 22.15, preceduto dall’episodio Mansion on the Hill dello stesso regista, dal film collettivo 8), Into the Wild di Sean Penn (sabato 22 gennaio, ore 17), e The Yards di James Gray (lunedì 24 gennaio, ore 18).

Il programma

Sabato 8 gennaio, ore 17.45, Cinema Lumière
Revolutionary Road di Sam Mendes (2008, 119′)
Tra i modelli “narrativi e formali” del cinema americano anni zero, “uno è quello che negli Stati Uniti si tende a definire studio chic“, ovvero “grandi prove di recitazione, appartenenza al genere drammatico, ricorso alla trasposizione letteraria o teatrale, stile elegante, ben verniciato, con alti standard qualitativi”(Roy Menarini). Revolutionary Road scivola nel canone, e vi svetta: per come  fa sentire le crepe che strisciano sotto la patina di un’epoca, perché insinua il sospetto su quel che sarebbe accaduto ai Di Caprio e Winslet di Titanic se il loro romance fosse sopravvissuto al romance, perché ha guadagnato una nuova generazione di lettori al romanzo di Richard Yates, capolavoro dell’americana age of anxiety.

Lunedì 10 gennaio, ore 22.15, Cinema Lumière
Election di Alexander Payne (1999, 103′)
Precede il cortometraggio 14e Arrondissement di Alexander Payne ep. di Paris je t’aime (Francia-Germania, 2006)
Una teenager arrampicatrice, un professore sull’orlo della crisi di nervi, le elezioni al consiglio studentesco di una high school del Nebraska. Liquidato il luogo comune della studentessa seduttrice, prende il volo una tragicommedia “caustica, tonificante, fluorescente, acuminata come un rasoio” (così la stampa americana all’uscita), una satira sui meccanismi dell’affermazione personale, della distruzione dell’avversario, della competizione come valore autoriferito, su quel che resta “d’una cosa che una volta si chiamava moralità americana” (A. Payne). Da un romanzo di Tom Perrotta, Payne scrive e dirige da umorista acido (in Sideways sarà più sentimentale); sboccia il talento di Reese Witherspoon, ma stavolta la legally blonde non ha la sua rivincita.

Martedì 11 gennaio, ore 22.30, Cinema Lumière
Palindromes di Todd Solondz (2004, 110′)
Palindrome sono le parole che possono essere lette partendo da un capo o dall’altro (in italiano: oro, otto, anilina), scherzi vertiginosi della lingua, scrigni di possibilità. La protagonista si chiama Aviva e vuol restare incinta, al più presto e spesso, “per poter aver sempre qualcuno da amare”. È sempre e non è mai la stessa: ha dodici anni e otto interpreti diversi (anche due donne adulte e un uomo). Porta il suo incauto desiderio dentro famiglie middle class e famiglie estreme (una Sunshine Family con figli deformi). L’estetica distante e gelida di Solondz è un’isola a sé: magari alla fine, sul tema ragazzine incinte, avrete voglia di rivedere il frizzante Juno di Reitman, ma “non si esce indenni da un film di Solondz: lo avrete visto, e saprete che in uno strano modo anche lui vi avrà visto” (Roger Ebert). Inedito nelle sale italiane.

Giovedì 13 gennaio, ore 21.45, Cinema Lumière
Il petroliere di Paul Thomas Anderson (2007, 158′)
Nel 1927 Upton Sinclair, “scrittore libertario americano con frequentazioni marxiste” (Claudio Gorlier), scrive il romanzo Petrolio!: nel punto esclamativo sta tutta l’enfasi avida e il rovinoso trionfo di un’epica capitalista. Nel 2007 Paul Thomas Anderson offre del romanzo un adattamento libero e ossessivo. Braccato da una musica implacabile Daniel Day Lewis trivella il suolo e i sogni americani, abitato da un solo pensiero, capitano Achab gettato nel deserto. L’ultimo atto saranno ricchezza e solitudine assolute; e come promesso accanto al petrolio scorrerà il sangue, non meno nero vischioso e denso (anche di metafore). Racconto metafisico e politico: l’America moderna nasce nella violenza e nella frode – di un capitalismo onnivoro e di un evangelismo untuoso.

Introduce Roy Menarini

Venerdì 14 gennaio, ore 22.15, Cinema Lumière
Il treno per il Darjeeling di Wes Anderson (2007, 91′)
Precede il cortometraggio Hotel Chevalier di Wes Anderson (2007, 13′)
Hotel Chevalier (quindici squisiti minuti tagliati nei passaggi televisivi): una stanza d’albergo, un cuore spezzato, lei che un tempo ballava come Zizi Jeanmaire, l’alba sugli Champs Elysées. Lei è Natalie Portman e la intravvediamo poi mentre beve un Bloody Mary sul treno per il Darjieeling, dove lui viaggia insieme ai due fratelli e a un lussuoso set di valigie Vuitton. Come sempre in Wes Anderson (l’autore più autore di questa stagione americana), e come nella miglior letteratura statunitense anni zero, si parla di famiglie, in modo strambo e dislocato: dell’essere padri ed essere figli ed essere soli ed essere insieme ed essere altrove (immersi nei colori dell’India). Wes Anderson, formidabile anche nei racconti mancati: quale altro destino aspetta il Bill Murray che non riesce a salire sul treno nella meravigliosa sequenza iniziale, superato in corsa dalle lunghe gambe giovani di Adrien Brody?

Lunedì 17 gennaio, ore 22.30, Cinema Lumière
Perdona e dimentica di Todd Solondz (2009, 96′)
Quasi un sequel di Happiness (1998). I personaggi sono gli stessi, dodici anni dopo, ma riconoscerli non sarà facile. (Come in Bret Easton Ellis, che ha ripreso gli eroi del romanzo d’esordio Meno di zero nell’ultimo Imperial Bedrooms). Stesso umore, solo più farsesco: famiglia ebraica, disfunzionale, paradossale. Da perdonare e dimenticare è la pedofilia di un padre che esce dal carcere e, con radicale cambio di prospettiva, decide che la cosa migliore è far sesso con Charlotte Rampling. Migliore sceneggiatura a Venezia 2009.

Introduce Leonardo Gandini

Giovedì 20 gennaio, ore 22.15, Cinema Lumière
Gerry di Gus Van Sant (2002, 103′)
Precede il cortometraggio Mansion on the hill di Gus Van Sant – ep. di 8 (Francia/2008)
Due amici (Matt Damon e Casey Affleck) senza passato e senza storia vagano sperduti in un paesaggio desertico fra canyon infuocati e nuvole che scorrono velocemente su di un orizzonte color sangue. Influenzato dall’opera di Béla Tarr, Van Sant realizza il suo film più arditamente sperimentale dilatando il tempo, azzerando narrazione e psicologie, alla ricerca di uno stile primitivo e pittorico, in “uno spazio senza limiti in cui la sottile linea di demarcazione che separa la civiltà dalla barbarie evapora come il sudore sotto il sole implacabile”. (Bérénice Reynaud)

Sabato 22 gennaio, ore 17, Cinema Lumière
Into the wild di Sean Penn (2007, 148′)
“Aveva buoni voti a Emory. Un futuro d’avvocato era già nelle sue mani. Perché scomparve? Perché la sua macchina fu trovata abbandonata? Dov’era, e perché, perché, perché? […] Poi McCallens sparì dalle mappe della memoria, nell’inesorabile Alaska. Tutto era bello; aveva tutto ciò che aveva sempre sognato. Di un bus abbandonato fece la sua casa. Provò a pescare, senza gran successo. Visse dei frutti della terra, ma la terra è un sistema a tolleranza zero. Dai diari ritrovati, Penn ricostruisce le sue ultime settimane” (Roger Ebert) . Il mito della wilderness, l’eco di Thoreau, la recherche de l’absolu, la natura matrigna e la storia tragica d’un inceppamento psichico. In immagini di purezza poderosa Sean Penn firma il vero film leopardiano della storia del cinema, e forse l’autentico capolavoro americano del decennio.

Lunedì 24 gennaio, ore 18, Cinema Lumière
The yards di James Gray (2000, 115′)
James Gray, quattro film in sedici anni (Little Odessa, The Yards, I padroni della notte, Two Lovers, più fortunati il primo e l’ultimo), uno sguardo indipendente su New York: periferie umide, autunni grigi che stingono ogni glamour, personaggi dal passato discutibile, dal futuro incerto, dalla mente deragliata. C’è spesso però una bella ragazza a illuminare di biondo tanta fradicia malinconia anni Settanta: qui è Charlize Theron, divisa tra due uomini sullo sfondo d’una lotta familiare per il controllo dei trasporti metropolitani. James Caan è tutto sapienza mafiosa maturata ai tempi del Padrino. Inedito in sala.

Mercoledì 26 gennaio, ore 22.15, Cinema Lumière
American life (Away We Go, USAGB/2010) di Sam Mendes (98’)
Una coppia di trentenni, innamorati e appena eccentrici, aspettano un bambino e attraversano molti stati americani cercando un posto che possa chiamarsi ‘casa’. L’antipodo antropologico della famiglia affascinante e dolorosa di Revolutionary Road:  “La serena mancanza di ambizioni di questi personaggi li rende perfetti rappresentanti della Y-generation” (Village Voice).

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