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‘La balia’ di Marco Bellocchio da una novella di Pirandello

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La balia è un film del 1999 diretto da Marco Bellocchio, ispirato liberamente a una novella di Luigi Pirandello. L’opera fu presentata in concorso al 52º Festival di Cannes, ottenendo riconoscimenti importanti nel panorama cinematografico italiano.

Il film si è aggiudicato il David di Donatello per i migliori costumi, oltre a ricevere candidature per la fotografia e la scenografia. Ha inoltre ottenuto due nomination ai Nastri d’argento, tra cui quella per la migliore attrice non protagonista assegnata a Maya Sansa e per la fotografia.

Il cast riunisce interpreti di rilievo come Fabrizio Bentivoglio, Valeria Bruni Tedeschi, la stessa Maya Sansa, Michele Placido, Elda Alvigini e Pier Giorgio Bellocchio.

La pellicola si distingue per un tono intimo e riflessivo, in cui l’eleganza formale si intreccia con un’indagine psicologica sottile, tipica del cinema di Bellocchio.

Al cinema dal 4 Maggio con Cinecittà Luce.

Cinecittà

La balia la trama

Nella Roma umbertina, percorsa da fermenti sociali e repressione poliziesca, in una famiglia dell’alta borghesia nasce un figlio. La vita dei genitori, lo psichiatra professor Mori e la moglie Vittoria, viene trasformata: pur compiendo i propri doveri di madre, Vittoria non riesce a provare alcun sentimento per la creatura che ha dato alla luce e il bambino non si attacca al seno della madre. Mori decide di prendere una balia; la scelta cade su Annetta, una ragazza che ha intravisto in treno insieme a un gruppo di sovversivi. Annetta si dedica al neonato con grande affetto, ma le sue attenzioni nei confronti del figlio aumentano l’angoscia di Vittoria.

La dialettica tra apparenza e realtà

In una Roma di inizio ‘900 percorsa da agitazioni libertarie, lo psichiatra Ennio Mori (Fabrizio Bentivoglio) deve fare i conti con i capricci della moglie Vittoria (Valeria Bruni Tedeschi), che rifiuta di allattare il bambino appena avuto, costringendo il marito a reclutare una balia (Maya Sansa), un’analfabeta compagna di un sovversivo. Ben presto, alla ripulsa verso il bambino Vittoria aggiunge la gelosia per la balia, che la spinge ad allontanarsi dalla grandissima casa. Liberamente ispirato all’omonima novella di Luigi Pirandello, il copione di Bellocchio e Daniela Ceselli mette in scena alcuni dei temi cari al regista: se a fare da figura ci sono quelli dell’incapacità di comunicare sentimenti ed emozioni e la dialettica tra apparenza e realtà, sullo sfondo lampeggiano quelli della psichiatria, dell’autorità, della rivolta e della turbolenza dei rapporti familiari. Vibrato interamente su toni intimistici che esaltano l’espressività degli attori e squarciato dall’impeto improvviso che la macchina da presa cattura non appena varca la porta di casa Mori, La balia riesce a raccontare magistralmente l’ineffabilità dei sentimenti, pur lasciando quel senso di incompiutezza tipico dello stile di Bellocchio. La recitazione di Bentivoglio è così esageratamente perfetta da valere da sola la visione del film. Globo d’oro 1999 (stampa estera) a Maya Sansa come rivelazione dell’anno e alla fotografia di Giuseppe Lanci.

Portobello Intervista al cast e al regista Marco Bellocchio

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