Festa del Cinema di Roma: Judy, l’intenso biopic sulla vita di Judy Gardland

A una settimana dall'apertura della 14 edizione della Festa del Cinema di Roma, è stato proiettato il biopic dedicato a Judy Garland, costruito con una struttura originale che poco ha a che vedere con i classici film di questo tipo. La protagonista, Renée Zellweger, è già in odore di Oscar

  • Anno: 2019
  • Durata: 118'
  • Distribuzione: Notorious Pictures
  • Genere: Biografico, Drammatico, Musicale
  • Nazionalita: Gran Bretagna
  • Regia: Rupert Goold
  • Data di uscita: 16-January-2020

Una diva troppo grande, troppo fragile e troppo autentica per la quale, come lei stessa ha sostenuto, trovare l’amore è stato molto più complicato di quanto non lo sia per le altre persone. Lo rincorse per tutta la vita ma fu, invece, sfruttata fin da bambina persino dalla madre che insieme a Louis B. Meyer della MGM, di cui diventò la creatura, la imbottì di pillole sia per dormire che per stare sveglia, oltre a quelle per non sentire la fame. Tutto per poter interpretare l’indimenticabile Doroty dell’indimenticabile Il Mago di Oz. La sedicenne Judy Gardland venne anche abituata a sentire i sensi di colpa per cose di cui non aveva alcuna responsabilità, ma che rientravano nei desideri e nei sogni di qualsiasi ragazzina della sua età. “Io faccio i film ma a far sognare la gente tocca a te”, le diceva il grande produttore hollywoodiano, facendola sentire orgogliosa di avere una grandissima voce. E così, dove nasceva una stella moriva un’infanzia.

Dal momento in cui Frances Ethel Gumm, meglio nota come Judy Garland, fu scelta per interpretare il ruolo di Doroty dovette rinunciare alla sua adolescenza e diventare dipendente dagli psicofarmaci fino al punto di morirne. Diretto da Rupert Goold, adattato dal dramma teatrale End of the Raimbow di Peter Quilter, con una superlativa Renée Zellweger e Finn Wittrock, Jessie Buckley, Rufus Sewel, Michael Gambon, il film uscirà nelle sale italiane il 16 Gennaio 2020 distribuito da Notorious Pictures.

Renée Zellweger ha dato corpo a Judy e alla sua complessa personalità in maniera splendida, riuscendo a farcene cogliere ogni sfumatura, indispensabile a farci amare un personaggio prima di conoscerne la storia. “Cosa ha preso per la depressione?”, chiede un medico a Judy in uno dei momenti più esilaranti del film:”Ho preso quattro mariti ma non ha funzionato”, risponde lei. Il regista ha scelto di occuparsi dell’ultimo periodo della sua vita, quando, ormai stanca, anoressica, alcolizzata e drogata di psicofarmaci, viene considerata da tutti inaffidabile e incostante, al punto da non trovare più lavoro in America e decidere di accettare la proposta di tenere una serie di concerti sold out per una durata di cinque settimane al night club Talk of The Town, un locale di Londra, con il sogno di poter comprare una casa e andarvi ad abitare con i figli. Questo il suo ultimo grande desiderio che non vedrà mai realizzato. Il regista si concentra sugli avvenimenti del ’39 e del ’68, saltando totalmente tutto il resto, quasi a volerci dire che quando nasceva una stella già veniva segnata la data di morte di una donna.

In ogni scena del film traspare l’ immensa capacità di Judy di contattare le persone senza pregiudizi, tanto da diventare anche icona gay. Ciò che a lei interessava erano i sentimenti autentici e qualche brandello di verità che fra le luminarie dei palcoscenici che aveva calcato non era mai riuscita a trovare. Judy ha il grande merito di evidenziare come i talenti precoci tolgano una fetta di vita a chi ne è portatore, e in proposito basta ricordare Michael Jackson, Witney Houston e pescando in un passato più remoto Wolfgang Amadeus Mozart. L’altro grande merito è quello di mostrare lo sfruttamento della donna, soprattutto laddove non esiste una struttura caratteriale ben salda e con un amore sincero alle spalle. Judy che ebbe come secondo marito anche Vincent Minnelli con cui mise al mondo Liza, è grandissima e commovente in una delle ultime scene dove canta un pezzo dedicato al viaggio di ciascuno di noi nella propria vita. Un film delicato, eppure indimenticabile, a cui si perdona anche qualche effetto didascalico e dove una strepitosa Renée è già in odore di Oscar.

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Utlima modifica: 23 Ottobre, 2019



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