Eyes, il cortometraggio di Maria Laura Moraci sul giovane italiano ucciso a Barcellona in discoteca

Eyes dipinge perfettamente lo stato di salute di una società che non vuole vedere e resta indifferente a ciò che le accade attorno. Scritto, diretto e prodotto da Maria Laura Moraci, il cortometraggio con la fotografia e le riprese curate da Daniele Ciprì è dedicato a Niccolò Ciatti

  • Anno: 2018
  • Durata: 13'
  • Genere: Cortometraggio
  • Regia: Maria Laura Moraci

In un quadro moderno in cui la vita altro non è che costruzione identitaria, con chi lotta per la continua ricerca di conferme sui social, Eyes dipinge perfettamente lo stato di salute di una società che non vuole vedere e resta indifferente a ciò che le accade attorno. Scritto, diretto e prodotto da Maria Laura Moraci, il cortometraggio (13’) con la fotografia e le riprese curate da Daniele Ciprì è dedicato a Niccolò Ciatti, il giovane italiano morto l’11 Agosto 2017, pestato in una discoteca di Barcellona da tre giovani, uno dei quali unico responsabile. L’indifferenza – essenza della disumanità – secondo George Bernard Show è il tema principale del cortometraggio e, come dichiarato nel corto – simbolo dell’assurdità dilagante – perché quella sera, in discoteca, nessuno è intervenuto. Il corto è uno scorcio sulla società contemporanea, di persone immerse nella quotidianità di una vita frenetica che non si lasciano, inizialmente, intenerire dalle urla di una donna. L’interpretazione ad occhi chiusi è di un mondo adulto che non vuole vedere ciò che accade attorno, rappresentazione di una vacuità che si può ascoltare nelle parole di Mad World.

La protagonista, una giovane prostituta, corre cercando di raggiungere l’autobus, ma nel disinteresse della gente e dell’autista che la guarda a porte ormai chiuse, non ci riesce. Una donna chiede il prossimo passaggio dell’autobus a due ragazze che mentono persuadendola ad andarsene, così giunge un anziano che apre il giornale mostrandoci la frase “Tutto è retorica. La vita lo è”. Le azioni continuano, arriva una macchina, la stessa che aveva fatto scendere la giovane prostituta pochi minuti prima, due giovani amoreggiano, una ragazza ascolta la radio e un bambino continua a giocare sul suo tablet. Ecco allora un moltiplicarsi di volti, azioni stereotipate che continuano nonostante il potente fuori campo sonoro di una donna che urla, dietro una siepe, sempre di più chiedendo aiuto, sul crescendo di un The sound of silence che scuote gli animi di chi restava seduto a (non)guardare. Gli occhi dipinti di maschere della società, si aprono e l’indifferenza si tramuta in rabbia, dolore, pianto. Un mondo differente non può essere costruito da persone indifferenti, la frase di Peter Marshall anticipa le immagini crude del pestaggio e le foto di Niccolò – vittima dell’indifferenza. Un finale che lascia sgomenti ma con una piccola speranza: quella che vediamo negli unici occhi aperti di una bambina, innocente e senza pregiudizi, che riesce ancora a vedere senza superficialità un mondo che ancora può cambiare.

Anthony De Rosa

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Utlima modifica: 4 agosto, 2019



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