Solo: A Star Wars Story, Ron Howard subentra con un film irriverente e spregiudicato

Sebbene il film non possa essere legittimamente ritenuto figlio della saga, va comunque considerato come un esperimento riuscito, capace di intrattenere e divertire gli spettatori

  • Anno: 2018
  • Durata: 135'
  • Distribuzione: Walt Disney
  • Genere: Fantascienza, Azione
  • Nazionalita: USA
  • Regia: Ron Howard
  • Data di uscita: 23-May-2018

Incurante del rischio e indifferente alle difficoltà del compito, Ron Howard, regista della trilogia de Il codice da Vinci, subentra in corsa a Phil Lord e Christopher Miller per firmare Solo: A Star Wars Story, una pellicola irriverente e spregiudicata che racconta la storia di uno dei personaggi chiave della saga di Guerre Stellari. Nello stesso modo in cui Han Solo vince a carte il Millennium Falcon di Lando Carlissian, Howard ostenta cinismo e spavalderia sin dalle prime inquadrature, consapevole di essere un altezzoso demiurgo capace di allestire – come pochi! – sensazionali piroette interstellari. Snocciola quindi un citazionismo esasperato volto a esaltare quegli scenari e quelle azioni dei capitoli precedenti che George Lucas aveva creato nel lontano 1977. Proprio legandosi indissolubilmente a quelle atmosfere effimere e fuori dal tempo, gli sceneggiatori Jon e Lawrence Kasdan (già autori de L’impero colpisce ancora) alternano repentinamente combattimenti a colpi di spade laser, missioni segrete e fughe clandestine. Delineandolo a tratti come un heist movie fantascientifico dove “tutti sono prevedibili ma non troppo”, Solo mostra le origini del pilota Han con un’ironia graffiante e scanzonata che lo accompagna verso le pompose e manieristiche macchinazioni del suo personaggio futuro.

Viste le premesse, era logico aspettarsi un romanzo di formazione in cui un giovane e inesperto ragazzo del ghetto, senza famiglia, costretto a fuggire dalla miseria e dalla schiavitù, affronta le difficoltà della vita con una grinta e una caparbietà tali da trasformarlo, lentamente, in quello spregiudicato cacciatore di affari che – negli episodi successivi – avrà il volto di Harrison Ford. Ma di lento, nell’opera di Howard, non c’è nulla. Han Solo è già quella testa calda, arrogante e affamata che tutti conosciamo. Seguendo il filo delle azioni e dei suoi sogni nel cassetto, lo spettatore capisce ben presto che dietro la facciata del fuorilegge si nasconde un bravo ragazzo che vuole soltanto una donna da amare e una navicella per volare tra le stelle. La prima, però, non è una ragazza come tante: disincantata e famelica, ambisce a salvaguardare se stessa, anziché assecondare i sentimenti che prova. La seconda, invece, è la migliore nave spaziale sul mercato che, grazie alle prestigiose indicazioni di L2, viaggia nello spazio alla velocità della luce.

Testardo e irriverente quanto il personaggio di cui porta il nome, Solo: A Star Wars Story è tutto fuorché quello che potrebbe sembrare. Impossibile confinarlo in un unico genere: seppur lontano dalle caratteristiche del canone, esso è parte integrante dell’antologia interstellare, il pezzo del puzzle che riempie uno spazio vuoto. Collocandosi 11 anni prima di Una nuova speranza e subito dopo La vendetta dei Sith, Solo: A Star Wars Story è tutto ciò che resta di un’eredità pesante come un macigno, ma decisamente l’alba di una nuova era. Sebbene la pellicola non possa essere legittimamente ritenuta figlia della saga, va comunque considerata come un esperimento riuscito, capace di intrattenere e divertire gli spettatori, anche senza rubargli il cuore.

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Utlima modifica: 23 Maggio, 2018



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