Film in Streaming

‘Los Creyentes’, o quando l’idea non è seguita dal coraggio

Su Netflix

Published

on

Su Netflix dal 24 luglio Los Creyentes é un  thriller psicologico spagnolo diretto da Roger Gual e che vede il ritorno alla sceneggiatura di Carlos Montero e Darío Madrona, coppia famosa per aver ideato Élite, serie tv di culto per il pubblico. José Coronado (star di Contratiempo) e Stéphanie Magnin guidano il cast. Le premesse per un altro successo c’erano tutte, inclusa l’idea di partenza del film: Ruth (Stéphanie Magnin) torna a casa, dopo due anni a Berlino, in seguito alla morte della madre. Ad accoglierla troverà suo padre Martín, agente della Guardia Civil in pensione, che si è chiuso in sé stesso e ha iniziato a seguire varie teorie del complotto. Il comportamento dell’uomo fa nascere dubbi in Ruth che si troverà a indagare sulla morte della madre.

Los Creyentes: una bella idea…

In Los Creyentes c’è del buono. L’idea di partenza, infatti, è ottima, di quelle che potrebbero reggere da sole un film: uno scontro generazionale giocato, quasi interamente, all’interno di una villa isolata. Una mente razionale che rifiuta ogni possibile delirio complottista contro un padre totalmente immerso nelle teorie del complotto. La regia di Gual è pulita, misurata, e accompagna lo spettatore dentro la vicenda senza mai distrarlo, con un ottimo controllo dello spazio domestico. Inoltre, i due protagonisti funzionano: Coronado porta in scena un uomo fragile ma inquieto, senza mai scivolare nel macchiettistico, mentre Magnin costruisce una Ruth molto credibile nel suo scetticismo e nel modo in cui, poco a poco, quello scetticismo comincia a incrinarsi. È proprio in questo frangente che il film si gioca la sua carta migliore, nel ribaltamento delle posizioni iniziali. Ruth finisce per rivelarsi una complottista peggiore del padre, prigioniera di una lettura del reale persino più ostinata di quella del genitore. È un’intuizione forte ed elegante, che sposta il comodo binomio «creduloni contro razionali» su un terreno più scomodo: il modo in cui ogni individuo costruisce le proprie verità è spesso molto simile a quello di chi si disprezza.

…gestita male

Il problema è che questa intuizione resta tale. Los Creyentes è tutto qui: un buono spunto. Il tema del complottismo, che ad oggi avrebbe molto da dire, non viene mai realmente abitato. Non c’è alcuna riflessione, uno sguardo che cambi il punto di vista, una domanda che spinga all’apertura dell’argomento. L’idea di partenza finisce per fagocitare l’intero svolgimento del film, ridotta a mero meccanismo di suspence invece che a materia filmica. Di conseguenza la sceneggiatura si fa debole proprio dove dovrebbe incidere: i momenti che dovrebbero acuire la tensione, al contrario, la allentano, affidandosi a irrilevanti dettagli che distolgono l’attenzione dello spettatore. A pagare lo scotto di tutto ciò è il finale. Debole ai limiti del banale, ma è una debolezza che nasce da lontano, nelle scelte dei personaggi lungo il film: comportamenti poco plausibili, mossi più dalla necessità della trama che da una logica interna. La sospensione dell’incredulità può reggere fino a un certo punto, e quando arrivano le rivelazioni (banalotte anche queste), ci si ritrova a seguirle più per finire il film che per interesse nelle sorti dei protagonisti.

Los Creyentes: una piatta mediocrità

Los Creyentes resta, alla fine, un film mediocre. Non un disastro o un’occasione buttata del tutto, ma un lavoro che intravede qualcosa di importante e poi sembra non avere il coraggio di raggiungerlo. L’ottima idea iniziale, il buon lavoro in regia e delle interpretazioni, si uniscono a una curiosa incapacità di crederci fino in fondo, il che, in un film il cui titolo tradotto è I credenti, suona con amara ironia. Los Creyentes si lascia guardare senza fatica e allo stesso modo si lascia dimenticare, ed è un peccato, poiché il materiale per qualcosa di forte c’era tutto.

Exit mobile version