Mubi Film

‘The non-actor’ l’autentica introspezione femminile

Eliza Barry Callahan mette al centro la sensibilità femminile, con ottimi risultati

Published

on

Disponibile su Mubi, The non-actor, il secondo cortometraggio di Eliza Barry Callahan è una perla rara. Tratto dal romanzo scritto dall’autrice stessa, The Hearing Test, il cortometraggio possiede la grandezza che un curato minimalismo può donare.

less is more

Non è un caso che per tutta la sua durata, i personaggi presenti siano solamente 2: al centro la protagonista Elliot (intepretata da Vittoria Pedretti) e Bella (interpretata dalla figlia di Uma thurman Ethan Hawke, Maya Hawke, una nepo baby estremamente talentuosa). Il minamalismo permea capillarmente tutta l’opera, dalla regia sintetica, essenziale, mai ridondante, fino ad una fotografia precisa, pulita, chirurgica, che è comunque in grado di restituire una sensazione di calore, di intimità. Persino la scrittura eccelle per la propria istanza minimale, pochissimi eventi ben raccontati formano il mosaico stratificato dell’opera, lasciando allo spettatore la voglia di cimentarsi in una pellicola intera.

The hearing test

Ancora non abbiamo, tuttavia, parlato della trama: al centro troviamo Elliot, una bellissima ragazza che all’improvviso, senza apparenti motivazioni, perde l’udito. O meglio, sta iniziando gradualmente a perderlo. E il corto si apre con questa fantastica inquadratura che riporta Elliot in un centro medico specialistico a Los Angeles sottoposta, appunto, a un hearing test, un test dell’udito.

Da questo momento in poi, data la permanenza a Los Angeles, Elliot si rimette in contatto con il proprio ex fidanzato. I due decidono di rincontrarsi, ma, proprio il giorno in cui si sarebbero dovuti vedere, l’ ex fidanzato deve partire per lavoro. Elliot viene, dunque, accolta dalla nuova fidanzata dell’ ex: Bella. Le due passeranno del tempo insieme e scopriranno confini inediti di loro stesse.

La semplice trama costituisce una delle peculiarità del cortometraggio, una base  molto semplice che permette all’autrice di esplorare i paesaggi interiori, intimi, remoti dei due personaggi femminili. Grazie ad un Voice Over costante che narra alcuni commenti su un forum online dove vengono condivise le esperienze e paure relative alla perdita dell’udito, lo spettatore ha la possibilità di entrare in intimità con la protagonista stessa, percependo ciò che la preoccupa.

Nonostante la notizia sconvolgente della graduale perdita dell’udito, Bella non sembra empatizzare molto; alza la musica quando sono in auto assieme, lascia sola la nuova ospite appena entrata in casa, evita le conversazioni, appare sempre indaffarata. Fino a quando le due si ritrovano a cenare assieme in terrazza, confrontandosi e confidandosi reciprocamente. Da quel momento in poi la trama sembra prendere una piega differente, qualcosa si è sbloccato, qualcosa si è aperto.

L’introspezione

Tutto il corto trasuda intimità, un’intimità genuina, naturale, che accoglie lo spettatore nonostante il tono drammatico. La sensibilità dell’autrice (sia regista che autrice del romanzo da cui è tratto il cortometraggio stesso) emerge notevolmente, andando a sottilineare gli stati emotivi ed interiori delle due protagoniste. Da un lato Elliot, grandemente preoccupata, ma che cerca di nasconderlo, un po’ per imbarazzo, un po’ perchè non si sente partecipe, un po’ per educazione, dall’altro Bella, impulsiva, superficiale, sfuggevole. Una scelta registica è in grado di elevare il cortometraggio, quella del Voice Over come strumento per entrare in contatto direttamente con le preoccupazioni della protagonista, che non rivela ad alta voce a Bella, né tantomeno le mostra visivamente allo spettatore. Quasi come se fosse una confessione, il Voice over che riporta le esperienze di altre persone, funge da strumento di grande empatia per la stessa Elliot.

Elliot sta iniziando a riprendere contatto con il mondo che la circonda, con un senso in meno, quello dell’udito, una perdita che le permette di guardarsi dentro, come mai prima.

The non-actor dimostra come la sottrazione possa trasformarsi nella più forte delle strutture narrative. L’opera di Eliza Barry Callahan non necessita di artifici per catturare l’attenzione: le basta dirigere con delicatezza la misura dei silenzi, l’intimità dei corpi e il peso invisibile di un’incombente perdita. L’uso del voice over, sommato alla chimica trattenuta ma sensibile tra Pedretti e Hawke, permette al corto di toccare le corde della fragilità umana senza mai scivolare nel patetico. Un’opera elegante, precisa e profonda, che non soltanto consacra il talento poliedrico della sua autrice, ma lascia nello spettatore l’auspicio concreto di vederla presto alla prova con la regia di un primo lungometraggio.

 

Exit mobile version