Dal 13 al 18 Luglio 2026 ha avuto luogo il SiciliAmbiente Film Festival, l’evento che da diciotto edizioni rende il comune di San Vito lo Capo e l’intera Sicilia un centro di raccolta per le ambizioni di documentaristi, animatori e cineasti che concernono l’accrescimento della coscienza ambientale e la riflessione sui diritti umani. Tra le opere incluse nella categoria dei corti d’animazione, Qahwa Sada della coppia di registi Alex Amoresano e Maria Alessia di Maio è l’unica a poter vantare una produzione del tutto italiana e, grazie alla proiezione del festival, gli spettatori hanno avuto l’occasione di vederla in anteprima regionale.
Un buongiorno come tanti
Quando si parla di pellicole di breve durata, la prima visione è fondamentale per mettere in luce l’attenzione che il lavoro merita. Ciò è tanto più vero nel caso di Qahwa Sada, dal momento che il tema centrale del cortometraggio, così come il suo titolo, rimane vago e misterioso fino all’ultima inquadratura. Infatti, durante i cento secondi iniziali, tutto quello che appare sullo schermo è lo svolgimentodi un placido risveglio mattutino in una modesta casa di campagna con l’accompagnamento da parte delle note al pianoforte di Sara Amoresano.
Il soggetto di questa sequenza è un uomo di mezz’età, presumibilmente pronto ad affrontare una nuova giornata al lavoro. Le sue azioni sono comuni e perfettamente collocabili nel vissuto di ciascun individuo al di là di ogni provenienza geografica o sociale: spegne la sveglia, saluta la figlia ed esce in giardino con una tazza di caffè, la cui preparazione viene rappresentata nei minimi dettagli. Nulla sembrerebbe essere più aderente alla normalità dell’uomo contemporaneo, ed è su questa certezza che gli autori, figli della tendenza di film come La zona di interessedi Jonathan Glazer a fondere orrore e quotidiano, intendono sconcertare il pubblico, impreparato poiché distratto dalla graziosità del disegno.
Il tratto di Alex Amoresano
A tal riguardo, sebbene l’intera drammaturgia del racconto si basi sul colpo di scena finale, lo stile raffigurativo di Alex Amoresano, già rinomato fumettista e illustratore qui al suo esordio registico, riesce a rendere Qahwa Sada intrigante anche nel suo sviluppo. La caratteristica che meglio contraddistingue la sua tecnica è la scelta di riportare per mezzo del digitale le qualità visuali tipiche di una ripresa tradizionale, ad esempio la messa a fuoco di un piano specifico dell’immagine o la diversa esposizione alla luce tra interno ed esterno.
Una simile concezione dell’animazione denota una buona dose di consapevolezza dei registi, considerando che solitamente un cartone nelle mani di un cineasta abituato al live action diventa lo strumento per liberare il film dalle costrizioni della videocamera. D’altra parte, il tipo di realismo fotografico che i due ottengono tramite questo escamotage combacia alla perfezione con il desiderio di narrare una storia reale, legata all’attualità e di una crudezza rispetto alla quale chi osserva può solo esserne testimone inerme.
L’Italia racconta la Palestina
In quest’ottica di rivelazione trova significato il titolo della pellicola: Qahwa Sada, per l’appunto, è il nome con cui si distingue il modo di fare il caffè in Palestina in opposizione alle altre varianti arabe. È rilevante notare l’aumento di prodotti audiovisivi italiani riguardanti il genocidio dei palestinesi che sorprendentemente non accenna a rallentare il passo nel periodo di tregua che continua da Ottobre 2025. Al contrario, risale a Maggio 2026 la conferma di questa tendenza, grazie alla vittoria al David per il Miglior Cortometraggio di Everyday in Gaza, diretto dal regista Omar Rammal.
Insieme a lui, Alex Amoresano e Maria Alessia di Maio hanno dimostrato che il cinema è sempre capace di trovare nuove forme e punti di vista per indugiare nello sguardo laddove quello della comunicazione tradizionale viene meno in virtù dell’argomento di punta successivo, e che per farlo non è necessaria chissà quale trovata complessa; serve soltanto un’idea formale semplice e al contempo rivoluzionaria nella sua unicità.