PANORAMA

‘A Nightmare on Elm Street’: Freddy si risveglia sotto il segno di Paramount

Published

on

Diciamoci la verità: sono sedici anni che l’universo dell’horror cinematografico soffre di una pesante assenza di personalità. Dal dimenticabile esperimento del 2010, l’artiglio d’acciaio più famoso del grande schermo è rimasto chiuso in un cassetto, vittima di un groviglio burocratico che sembrava impossibile da sbrogliare. Ma la notizia che rimbalza dalle colonne americane è di quelle che fanno fare un salto sulla sedia a qualunque appassionato della saga: Paramount Pictures ha ufficialmente stretto un accordo blindato con la fondazione di Wes Craven per sviluppare un nuovo film di A Nightmare on Elm Street

La vera svolta, che profuma di giustizia poetica ed editoriale, risiede proprio nella gestione dei diritti. Grazie alla legge sulla reversibilità del copyright, che restituisce i diritti delle sceneggiature originali agli autori (o ai loro eredi) dopo 35 anni, la vedova di Craven, Iya Labunka, e il figlio Jonathan hanno ripreso il controllo del copione capostipite del 1984. Questo significa una cosa sola: niente ricalchi industriali decisi a tavolino da major senz’anima, ma un progetto che nasce sotto la diretta supervisione creativa della famiglia del creatore del mito di Freddy Krueger.

Genesi di un incubo: la mente di Wes Craven

Per capire la portata di questo ritorno, è necessario fare un passo indietro, fino a quel fatidico 1984 in cui l’horror cambiò per sempre pelle. Wes Craven, un ex professore di scienze umane convertitosi al cinema di genere, non era un regista comune: la sua era una filmografia radicata nello scavo psicologico, capace di fondere il perturbante con la satira sociale. L’idea di Nightmare nacque da una serie di inquietanti articoli di giornale del Los Angeles Times riguardanti giovani rifugiati cambogiani che, tormentati da incubi spaventosi, morivano misteriosamente nel sonno pur di non addormentarsi.

Da quella suggestione clinica e antropologica, Craven modellò la figura del guardone spettrale, battezzandolo “Fred Krueger” in memoria di un bullo che lo tormentava ai tempi della scuola. Con una intuizione geometrica formidabile, il regista scelse di non ambientare il terrore in oscuri castelli gotici o in sperdute baite nel bosco, bensì nel cuore pulsante dell’America suburbana e borghese di Springwood. Elm Street divenne così la metafora universale di una facciata immacolata dietro cui i genitori nascondevano i propri peccati, lasciando che fossero i figli a pagarne il prezzo nei loro sogni. Un intero immaginario adolescenziale sotto assedio che oggi diamo per scontato, ma che è il vero e indiscusso pilastro genetico di fenomeni globali come Stranger Things, che a questa dimensione della provincia maledetta deve letteralmente tutto, dal Sottosopra a Vecna.

La firma di Paramount Primal

A rendere l’operazione odierna ancora più succosa per chi mastica cinema di genere è la scelta dei partner produttivi. La pellicola battezzerà infatti la nascita di Paramount Primal, una nuova divisione della major dedicata a horror e thriller con budget intelligenti ma ad altissimo tasso di tensione. Al timone produttivo troviamo J.D. Lifshitz e Raphael Margules, la stessa coppia di menti creative dietro quel gioiello di imprevedibilità claustrofobica che è stato Barbarian

L’idea dichiarata non è quella di fare l’ennesimo reboot senz’anima volto a ringiovanire il cast a favore di algoritmo, bensì di immergersi nuovamente nell’oscurità psicologica e nella logica onirica che resero memorabile la pellicola dell’84. Il progetto, infatti, si baserà direttamente sulla prima, seminale sceneggiatura di Wes Craven. Ci si prepara a tornare a Springwood dal portone principale, con l’intenzione di restituire a Freddy quella dimensione di terrore puro e surreale che i troppi sequel ironici degli anni Novanta avevano parzialmente annacquato. È tempo che l’archetipo originale torni a reclamare il suo trono, superando quegli emuli televisivi contemporanei che hanno fatto della nostalgia e del citazionismo craveniano il proprio biglietto da visita.

Il fuoco del falò moderno

Mentre sul fronte del casting tutto tace, anche se molti sognano già un coinvolgimento di Robert Englund (interprete ineguagliabile), magari in un cameo di passaggio di testimone simile a quello regalato proprio nella quarta stagione di Stranger Things (che deve molto a Craven e alla Nightmare saga) nei panni di Victor Creel, le parole della famiglia Craven suonano come una promessa solenne. L’intenzione è quella di portare la poetica del perturbante nel canone culturale contemporaneo, dimostrando che il terrore viscerale non invecchia mai, ma ha solo bisogno di essere raccontato con il rispetto che merita.

Non ci resta che attendere che le ombre tornino ad allungarsi. Ma una cosa è certa: la sensazione di addormentarsi sapendo che qualcuno sta finalmente affilando gli artigli con amore e rispetto filologico, stavolta, ci fa fare sogni d’oro.

Un’operazione industriale e familiare che promette di curare le ferite dei fan, riportando la saga nel territorio che le spetta di diritto: quello dell’incubo d’autore.

Exit mobile version