Sole Luna Doc Film Festival

‘I’ll dance my way to you’: una genealogia del ricordo

Un toccante documentario incentrato sul superamento del lutto familiare da parte di varie generazioni attraverso ricordi, foto e luoghi

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Presentato in concorso al Sole Luna Doc Film Festival, I’ll dance my way to you è un toccante cortometraggio che tratta il delicato tema del lutto familiare.

La giovane regista Lara Carvalho, per superare la morte della madre Mônica, riunisce sua sorella e i nipoti nella loro vecchia casa di campagna, nella quale per mezzo di luoghi, foto e oggetti cercano insieme di superare il lutto.

Attraverso immagini evocative e una pioggia di sottofondo che non si ferma mai, il corto costruisce attorno a sé un immaginario intimo e sensoriale, aiutato dall’ottima fotografia di Larry Machado, che rende i luoghi ripresi e le immagini quasi tangibili.

Il punto di vista intergenerazionale

Il nucleo pulsante di I’ll dance my way to you riguarda il rapporto tra diverse generazioni. È infatti affascinante osservare e riflettere come una sola donna possa rappresentare varie figura all’interno di una famiglia.

Lara Carvalho mette quindi in atto una sorta di ricerca generazionale sulla memoria, indugiando con la macchina da presa sui volti, gli occhi e le mani dei familiari. E mentre la camera, quasi sempre molto statica, evidenzia i lineamenti dei protagonisti, loro raccontano aneddoti e storie riguardo a Mônica, spronati dalle domande della regista.

Iniziano i nipoti che guardando le foto della nonna da piccola hanno qualche difficoltà a riconoscerla, scambiandola per altri familiari.  I loro ricordi sono aneddoti dolci: le storie che Mônica raccontava loro prima di andare a dormire, dalle quali traspare l’amore della nonna per James Bond ed Elvis Presley, oppure di quando faceva delle bellissime acconciature che venivano invidiate da tutti i compagni a scuola.

Passando alle due adulte i ricordi si fanno più maturi, ma sempre pregni di delicatezza e amore. Quello che traspare dall’opera è che il ruolo di Lara sia quello di aiutare a ricordare alle altre generazioni quello che ha rappresentato Mônica per loro. Si presenta come una sorta di Virgilio dantesco: chiede ai nipoti di episodi, mostra loro le foto e le lettere della nonna, oppure chiede al nonno un audio in cui descrivere la forza e il carattere della donna scomparsa, che era per lui la figlia.

Le testimonianze non nascondono una malinconia intrinseca che caratterizza il passare del tempo. Il film riconosce che i ricordi, inevitabilmente, tendono a sbiadire con il succedersi delle generazioni. Però anziché rassegnarsi a questa perdita, la regista celebra la resistenza dei legami familiari, fondati in primis dai luoghi che li hanno contraddistinti.

I luoghi come archivio di ricordi

I’ll dance my way to you si muove su un terreno molto delicato: quello dell’assenza. Come si filma quello che non c’è più? La regista risponde a questa domanda rifiutando spiegazioni didascaliche o fiumi di parole, ma lasciando che sia lo spazio a parlare.

Ed ecco che la casa della nonna defunta, dispersa nelle campagne brasiliane, si presenta come un ulteriore personaggio silenzioso del corto, simbolo del vuoto lasciato dalla scomparsa. 

La regista lo suggerisce già dalla prima inquadratura, che ritrae i cinque protagonisti attorno a una sedia vuota. Aspettano, guardando in macchina e rompendo la quarta parete, un segnale che non tarda ad arrivare: un forte tuono e l’inizio della pioggia, che porta i cinque a entrare nella casa. È la dimora a fornire alla famiglia tutto il necessario, funzionando come un grande archivio. E finalmente si possono vedere le foto di Mônica, da piccola, da grande, che facilitano il ricordo e allo stesso tempo aiutano lo spettatore a scoprire qualcosa su di lei. 

Il ritrovamento di una lettera di uno studente suggerisce che la donna fosse una maestra, e vasi colmi di fiori ci fanno intuire la passione per la natura. Non solo la casa, ma anche la campagna circostante, in cui si spostano i protagonisti nei minuti finali del corto, evocano dei sentimenti ameni e un superamento del lutto compiuto.

La pioggia ha smesso, i tuoni non ci sono più, e con un’inquadratura che ricorda la danza finale del Settimo Sigillo di Ingmar Bergman, sorella e nipoti salgono mano nella mano su una collina incontaminata. Una volta in cima piantano nel terreno uno stendardo commemorativo con una foto della donna; per poi lasciarsi andare ad abbracci e balli sopra le note di Always on my mind del leggendario Elvis Presley, il cantante preferito di Mônica.

 

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