Sole Luna Doc Film Festival

‘Gramática práctica Italiana’: un futuro che si coniuga in un’altra lingua

La grammatica italiana come primo passo verso una nuova possibilità di vita

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Che cosa accade quando una lingua non è soltanto un mezzo di comunicazione, ma diventa il primo spazio in cui immaginare un futuro possibile? Gramática práctica Italiana, cortometraggio documentario di Daniel Cortés selezionato al Sole Luna Doc Film Festival, sceglie di raccontare l’esperienza migratoria da una prospettiva inedita. Il suo percorso festivaliero prosegue con le selezioni al Ji.hlava International Documentary Film Festival 2025, al Kurzfilm Festival Hamburg 2026 e all’In the Palace International Short Film Festival 2026, confermando l’interesse internazionale suscitato dall’opera. Non il viaggio, non il confine, non l’arrivo, ma il momento precedente, quello in cui il protagonista, Miguel, inizia a muovere i suoi primi passi nell’apprendimento di una lingua straniera. 

Il film si apre con un’inquadratura totale su un cumulo di legna e sterpaglie. Un’immagine apparentemente semplice introduce immediatamente il mondo di Miguel: una famiglia cubana che lavora per mettere da parte il necessario per emigrare in Italia, dove la madre del protagonista vive già. La macchina da presa non ostenta, ma osserva, rimane accanto ai personaggi e sceglie di raccontare la quotidianità di chi prepara un futuro mentre il presente continua a scorrere.

L’intuizione di Daniel Cortés è trasformare la grammatica italiana nella struttura stessa del racconto. Il cortometraggio è diviso in tre capitoli, corrispondenti a tre lezioni di italiano: passato prossimo, presente e futuro semplice. Ma questi tempi verbali non appartengono soltanto alla lingua. Diventano le tre dimensioni emotive attraversate da Miguel: il passato della memoria, il presente dell’attesa e il futuro del desiderio.

Il passato prossimo: la Gramática práctica Italiana dell’attesa

La prima lezione è dedicata al passato prossimo. Una voce fuori campo, dal tono analitico e quasi didattico, introduce lo spettatore nella vita di Miguel, mentre il giovane dialoga con Daniel, che lo intervista in un italiano appena pronunciato. Questo incipit sembra inizialmente quello di una semplice esercitazione linguistica, ma presto la lingua diventa racconto autobiografico, nonché coprotagonista della storia di Miguel.

Miguel parla della sua compagna, del loro incontro e del figlio di cinque anni. L’immagine si apre sulla famiglia riunita: un momento di serenità che accompagna con il motivo per cui stanno lavorando ogni giorno, ovvero prepararsi alla partenza. Il protagonista, raccontando la sua storia, dimostra come l’italiano non sia più soltanto una lingua straniera da apprendere, ma uno strumento per raccontare sé stesso.

Poco dopo ritorna l’immagine della legna, elemento ricorrente del cortometraggio. Il fuoco, il lavoro manuale e la materia concreta della quotidianità diventano il contrappunto visivo a un futuro ancora astratto. La madre comunica a Miguel che i documenti sono quasi pronti: l’Italia si avvicina, ma esiste ancora soltanto attraverso l’attesa.

Il presente: imparare una lingua per abitare un luogo

Nel secondo capitolo il tempo verbale del presente coincide con lo scorrere della quotidianità. Miguel segue una videolezione di italiano all’interno della propria tenda, impara e ripete il nome di alcuni oggetti da cucina. La scelta è apparentemente banale, ma proprio qui emerge uno degli aspetti più interessanti del film: la lingua viene mostrata nella sua dimensione più concreta, legata agli oggetti e alle azioni che costruiscono la vita di tutti i giorni.

Quando la lezione introduce l’espressione “aria condizionata”, la macchina da presa non mostra un condizionatore, ma un semplice ventilatore. In pochi secondi Cortés crea uno scarto tra la parola e l’immagine, tra ciò che la lingua promette e ciò che la realtà concede.
Il metodo di apprendimento mostrato nel film richiama gli approcci contemporanei alla didattica delle lingue, dove la competenza linguistica non coincide soltanto con la conoscenza delle regole grammaticali, ma con la capacità di utilizzare la lingua in situazioni reali, nonché come strumento di integrazione lavorativa e autopromozione sociale. Miguel non studia per superare un esame: studia perché vuole lavorare, comunicare, costruire relazioni e sentirsi parte di un nuovo contesto sociale.

La telefonata con la madre rende ancora più complesso il sogno italiano. Lei gli ricorda di non dimenticare mai il proprio Paese:

“Ricordati sempre che qui è un Paese bellissimo. Io dico sempre che amo l’Italia, ma non avevo idea, finché sono salita sull’aereo, che avrei lasciato un paradiso.”

Una frattura fondamentale: l’emigrazione non è soltanto un movimento verso qualcosa, ma anche un allontanamento da ciò che si lascia indietro. L’Italia rappresenta una possibilità, ma Cuba rimane il luogo degli affetti, degli incontri e della memoria. Cuba rimane il luogo del passato prossimo.
Quando la connessione si interrompe, Miguel rimane davanti alle sterpaglie che bruciano. La conversazione termina, ma il tempo dell’attesa continua.

Il futuro semplice parla italiano

L’ultimo capitolo è dedicato al futuro semplice. È forse la parte in cui il titolo del cortometraggio trova il suo significato più profondo. Miguel immagina la propria casa in Italia, la posizione degli elettrodomestici, la cucina che vorrebbe costruire. Parla in spagnolo utilizzando le parole italiane appena apprese: la nuova lingua è ancora incompleta, ma già sufficiente per dare forma ai suoi desideri.

Indossando la maglia della Juventus di Cristiano Ronaldo, il protagonista ci mostra visivamente gli elementi del suo sogno: un forno, una padella, la farina, gli ingredienti per aprire una pizzeria e costruire poco alla volta un’attività propria. Anche gli errori linguistici diventano parte del percorso. Non sono mancanze, ma tracce di un cambiamento in corso.

La voce fuori campo conclude la lezione con un semplice “arrivederci alla prossima settimana” e l’invito a non dimenticare i compiti. Una frase ordinaria che, nel contesto del film, assume un significato più ampio: Miguel non sta soltanto studiando italiano, sta preparando il proprio ingresso in una nuova realtà.

Un cinema dell’essenziale e il bisogno di immaginare un altrove

La storia di Miguel si inserisce in un contesto più ampio, quello della profonda crisi economica e sociale che attraversa Cuba negli ultimi anni, segnata da inflazione, scarsità di beni essenziali, difficoltà nell’approvvigionamento energetico e frequenti blackout energetici.
Daniel Cortés non trasforma però questa realtà in un semplice racconto dell’emergenza. Gramática práctica Italiana sceglie una prospettiva più intima: mostra come una situazione politica ed economica globale si rifletta nei gesti più piccoli della quotidianità. Il lavoro necessario per mettere da parte il denaro della partenza, l’attesa dei documenti, le ore trascorse a studiare una lingua straniera diventano le tracce concrete di una condizione collettiva.

L’emigrazione, nel film, non nasce soltanto dal desiderio di scoprire un nuovo Paese, ma anche dalla necessità di costruire una possibilità diversa in un momento storico complesso. L’Italia rappresenta per Miguel una speranza, ma il dialogo con la madre ricorda che ogni partenza porta con sé una perdita: lasciare un luogo significa abbandonare anche una parte della propria identità.
È proprio qui che la lingua assume un valore politico oltre che pratico.

Daniel Cortés costruisce questo messaggio attraverso una regia estremamente essenziale. Pochi personaggi, pochi ambienti e immagini quotidiane diventano sufficienti per restituire la complessità dell’esperienza migratoria.
La scelta di non mostrare mai l’Italia è particolarmente significativa. Il Paese esiste soltanto attraverso le parole, gli esercizi linguistici, l’immaginazione di Miguel e una maglietta della Juventus. È un luogo ancora invisibile, ma già presente nella sua vita.

Daniel Cortés sceglie di filmare la quotidianità di Miguel, affondando nel suo passato e nel suo presente per trovare gli elementi del futuro italiano.
Gramática práctica Italiana non racconta un viaggio, ma ciò che lo rende possibile. Non mostra una frontiera geografica, ma una frontiera linguistica.
Perché prima ancora di attraversare un confine, Miguel attraversa una lingua: è proprio nelle parole nuove che inizia a costruire il proprio futuro e continua a vivere il suo presente.

 

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