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Da terrore in una baita a impero dell’orrore: come ‘Evil Dead’ si è reinventato per oltre quarant’anni
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Greta WiethLe pagine del Necronomicon si riaprono. In arrivo nelle sale l’8 luglio, Evil Dead Burn è il sesto capitolo della leggendaria saga horror creata da Sam Raimi. Diretto dal regista francese Sébastien Vaniček, il cui film di mostri Infested lo ha consacrato come una delle voci horror più interessanti d’Europa, il film vede protagonisti Luciane Buchanan, Hunter Doohan e Souheila Yacoub.
La storia segue una vedova in lutto che cerca rifugio nell’isolata casa di famiglia del defunto marito. Quella che inizia come una tesa riunione di famiglia si trasforma rapidamente in un incubo quando i parenti vengono posseduti dai sinistri Deadite, costringendola ad affrontare un antico male che si nutre di legami di sangue tanto quanto di carne.
Brutalità anziché spargimento di sangue
Vaniček ha chiarito che il suo obiettivo non era quello di realizzare il film di Evil Dead più sanguinoso di sempre. Voleva invece che fosse il capitolo più brutale del franchise, un film che turbasse il pubblico attraverso l’intensità fisica ed emotiva piuttosto che con fiumi di sangue.
Per raggiungere questa visione, il regista si è affidato molto agli effetti speciali pratici, al fuoco vero e alle tecniche di ripresa in camera, riducendo al minimo la CGI ovunque possibile. Ancora più importante, ha abbracciato la filosofia che ha definito Evil Dead fin dal suo esordio: il modo migliore per onorare la saga non è ripeterne la formula, ma reinventarla.
Questa volontà di evolversi è sempre stata la più grande forza del franchise.
La rivoluzione horror da 350.000 dollari
Quando Sam Raimi ha girato The Evil Dead, aveva solo 22 anni.
Lavorando a fianco degli amici di lunga data Bruce Campbell e Rob Tapert, Raimi riuscì a racimolare un modesto budget di circa 350.000 dollari da investitori privati e trasformò il suo cortometraggio Within the Woods in uno dei capolavori che hanno definito l’horror indipendente.
La premessa era ingannevolmente semplice: cinque amici si recano in una baita isolata, scoprono un misterioso libro rilegato in pelle umana e, senza saperlo, risvegliano un’antica forza demoniaca. Ciò che rese il film rivoluzionario non fu la sua storia, ma il modo in cui Raimi la raccontò.
Non potendo permettersi attrezzature sofisticate, il giovane regista trasformò le limitazioni finanziarie in scoperte creative.
La ormai celebre “telecamera a mano” – che rappresenta il male invisibile che si aggira nel bosco – fu realizzata utilizzando strutture di legno improvvisate e supporti per la telecamera fatti in casa. Combinata con un montaggio frenetico, obiettivi grandangolari esagerati ed effetti speciali pratici incredibilmente ingegnosi, Raimi creò un linguaggio visivo che avrebbe influenzato generazioni di registi horror.
L’ascesa di Ash Williams
Se il film originale ha gettato le basi della mitologia, Evil Dead II ne ha creato l’icona più iconica.
A causa di problemi di diritti che impedivano a Raimi di utilizzare filmati del primo film, egli ha essenzialmente riscritto gli eventi iniziali prima di proseguire la storia oltre il finale originale. Il risultato è stato uno dei sequel più insoliti della storia del cinema: un ibrido tra remake e continuazione.
È stato qui che Bruce Campbell ha trasformato completamente Ash Williams nell’eroe cult armato di motosega che i fan conoscono oggi. La sua mano posseduta, l’autoamputazione, la motosega montata e il suo inconfondibile fucile a pompa sono diventati simboli leggendari del cinema horror.
Allo stesso tempo, Raimi ha introdotto la comicità slapstick ispirata ai Tre Marmittoni, mescolando per sempre umorismo oltraggioso e orrore raccapricciante in uno stile del tutto personale.
Oltre la capanna
Con l’arrivo di L’armata delle tenebre, il franchise si era evoluto ulteriormente.
Ash si è ritrovato nell’Inghilterra medievale, dove l’orrore ha lasciato il posto all’avventura fantasy, ai duelli con la spada, agli eserciti di scheletri e alle battute argute. Fu la più audace reinvenzione della saga fino ad allora, a dimostrazione che Evil Dead non era confinato a un singolo genere o ambientazione.
Per anni, la serie sembrò conclusa.
Poi arrivò l’intransigente reboot del 2013 di Fede Álvarez, che eliminò quasi tutta la comicità per dare vita a uno dei remake horror più spietati dell’era moderna. Due anni dopo, Bruce Campbell tornò per la serie televisiva Ash vs Evil Dead, bilanciando alla perfezione splatter esagerato, comicità e nostalgia in tre stagioni.
Nel 2023, Lee Cronin spostò il terrore dai boschi a un condominio con Evil Dead Rise, dimostrando ancora una volta che il franchise poteva prosperare ben oltre la sua iconica baita.
Un franchise che ha sfondato lo schermo
Poche serie horror si sono espanse con tanto successo oltre il cinema.
Ash Williams è stato protagonista di numerosi fumetti, tra cui il crossover amatissimo dai fan Freddy vs. Jason vs. Ash, e ha incontrato personaggi che vanno da Vampirella agli zombi Marvel.
Anche i videogiochi hanno mantenuto viva la mitologia, culminando in Evil Dead: The Game, che ha riunito personaggi di ogni era del franchise in un’esperienza multiplayer asimmetrica che permetteva ai giocatori di combattere sia come sopravvissuti che come Deadite.
Leggendo ancora dallo stesso libro maledetto
Pochissimi franchise horror si sono reinventati così spesso, e con tanto successo, come Evil Dead. Quello che era iniziato come un ambizioso film indipendente a basso budget si è trasformato in una commedia horror slapstick, un’avventura fantasy medievale, un brutale reboot moderno, una serie televisiva nostalgica e ora un franchise antologico che accoglie nuovi registi per reinterpretare la sua mitologia.
Eppure, nonostante ogni trasformazione, il suo cuore è rimasto straordinariamente immutato.
C’è sempre il Necronomicon. C’è sempre un male invisibile in agguato, pronto a impossessarsi dei vivi. E prima o poi, qualcuno pronuncerà di nuovo le parole sbagliate ad alta voce. Questa è la magia, e il terrore, intramontabile di Evil Dead: una serie che si rifiuta di fermarsi, senza mai dimenticare la maledizione che ha dato inizio a tutto.