FESTIVAL DI CINEMA

‘Visi putni skaisti dzied’, canta una canzone mentre il mondo cade a pezzi

Una lezione dalla Lettonia: cantare come rivoluzione quotidiana per vivere nel disastro del mondo

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Visi putni skaisti dzied di Krista Burāne concorre alla seconda edizione del Terra Lenta Film Festival, in programma dal 1 al 5 luglio 2026 e con sede nel comune di Bella in Basilicata.

La natura lettone tra leggende antiche e miti moderni

All birds sing beautifully (traduzione inglese di Visi putni skaisti dzied) è un documentario musicale sulla fine del mondo e nello specifico sulla rapida scomparsa di molte specie di uccelli in Lettonia.

Bisogna sapere che le foreste in Lettonia ricoprono oltre il 50% del territorio, rendendo così il Paese uno dei più verdi d’Europa. La presenza così estesa di foreste caratterizza la storia e la cultura del Paese, infatti troviamo molte fiabe e tradizioni folkloristiche dove la flora e la fauna giocano ruoli fondamentali e spesso divini.

In principio c’era la foresta, fin dall’antichità nei canti popolari lettoni si dialogava tra uomini, Dei, alberi e uccelli. Senza questi volatili, la struttura mitologica lettone e la sua percezione del mondo sarebbero inimmaginabili.

Poi è giunta la storia a noi contemporanea. Negli ultimi vent’anni la deforestazione e l’agricoltura intensiva sono diventati i riti praticati dagli uomini che hanno smesso di credere alle fiabe, in cambio dell’estenuante e distruttivo mito del progresso capitalista.

Questo mito appartiene al presente e con regolare costanza vengono distrutte le grandi distese verdi e abbattuti un’infinità di alberi. I loro abitanti nativi, in particolare gli uccelli nidificati della lettonia, continuano a essere sfrattati causando al territorio una perdita che va oltre la questione ambientale.

Delicato mondo e fragile umano

Nel documentario, cinque attori e un coro vivono un incontro con la cannaiola gialla, l’allodola, il picchio dorsobianco e le altre famiglie di uccelli della Lettonia, che fragilmente resistono alla violenza umana. Questi uccelli, insieme ai loro canti, sono ormai quasi del tutto scomparsi dalle foreste e dai terreni coltivati. Ricucire il dialogo umani-uccelli diventa quindi un atto di resistenza contro l’antropocentrismo della società contemporanea. Bisogna prima di tutto ascoltare, ovvero comprendere i bisogni e le abitudini dei volatili per ritrovare la sintonia narrata dalle fiabe. Non è una questione di fantasia infantile o di un gioco dalle velleità artistiche, l’ascolto diventa pratica essenziale per vivere in un mondo ormai infetto. Vivere nella fragilità: il film parla di questo.

Krista Burāne riflette sulla questione e si domanda:

«Dando priorità alla crescita economica, senza alcun rimorso stiamo privando molte persone delle loro case e delle opportunità di sopravvivenza. Compresi gli uccelli, che hanno svolto un ruolo importante nella mitologia lettone. Il canto degli uccelli manteneva in equilibrio il nostro mondo. Ora li abbiamo quasi persi. E se questo equilibrio viene sconvolto, la storia della fine del mondo non è più una favola, ma una realtà. Ma cosa accadrà ai lettoni quando l’ultimo zigolo giallo, picchio, picchio dorsobianco e allodola saranno morti? Canteremo ancora di mietitori e ci definiremo asce?»

Dal teatro al cinema per continuare a cantare

Il progetto filmico nasce intorno al 2023 quando l’autrice, insieme al Dirty Deal Teatro di Riga, mette in scena l’omonimo spettacolo. Nella narrazione documentaristica e musicale del film Visi putni skaisti dzied, la performance diventa un filo conduttore drammatico che si intreccia con le voci e le immagini degli uccelli ripresi nel loro mondo naturale. Inoltre vengono riprese la routine quotidiana delle famiglie di quattro attori e la documentazione di fenomeni industriali .

L’idea del film si basa sul riprendere il processo realizzativo dell’opera teatrale e sul creare uno spazio dove le persone, sia artisti che spettatori, possano sentirsi parte dell’ambiente che abitano. Una ricerca di consapevolezza per allontanarsi dal pensiero di essere padroni del mondo. Una conversazione per riconoscere le similitudini del vivere quotidiano tra persone e uccelli. Entrambi sono abitanti della Lettonia e soggetti al malessere ambientale. Qualsiasi forma di vita diventa quindi nostro vicino e non più risorsa da sfruttare.

Chi possiede la natura? Chi possiede gli uccelli? “La terra è di chi la lavora” risponde un contadino intervistato. Ma la riflessione non è solo questione sulla proprietà. Quello che si cerca nei confronti di chi possiede è rispetto e comprensione del terreno, delle foreste e in più in generale dell’ambiente.

Nulla vieta l’approvvigionarsi delle risorse per uno sviluppo economico e sociale. Ma sono l’abuso e lo sfruttamento che constano il risultano tragico e catastrofico. Solo attraverso il dialogo tra le speci animali che abitano l’ambiente, si possono trovare soluzioni ed equilibri ecosostenibili. Limitare lo strapotere umano in cambio di un maggior quieto vivere tra gli esseri viventi, senza rinunciare al totale abbandono dell’utilizzo delle risorse naturali per soddisfare i bisogni energetici della società.

Il film documenta la performance artistica unendo i dati dell’attuale disastro ambientale e prova a portare il discorso fuori dai confini del territorio lettone, perchè la questione è universale e l’idea si può applicare ovunque nel mondo.

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