TERRA LENTA FILM FESTIVAL

‘Jar of Time’, una transumanza nello spazio e nel tempo

Le stagioni di Ayshe e Djemal tra i Monti Rodopi in Bulgaria

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Jar of Time (Буркан на времето), cortometraggio diretto da Nevena Semova e co-scritto con Swapnil Arjun, anche direttore della fotografia, è presentato in anteprima nazionale alla seconda edizione del TerraLenta Film FestFilm Festival internazionale del documentario ambientale.

È uno scenario ostile e difficile quello mostrato in Jar of Time: Ayshe e Djemal, appartenenti alla minoranza etno-linguistica dei Pomak – di origine slava e fede musulmana – praticano la transumanza. Trascorrono l’estate in delle baracche vicino alla diga di Shiroka Polyana, situata tra i Monti Rodopi in Bulgaria, e l’inverno al villaggio di Birkova. I due trovano sostentamento nella vendita di prodotti lattiero-caseari, realizzati con procedimenti tradizionali non più legali a causa di normative e restrizioni.

Jar of Time: le stagioni di Ayshe e Djemal

La precarietà, l’incertezza e le incombenze pratiche nella loro vita sono all’ordine del giorno, e le difficoltà appaiono sproporzionate e insostenibili agli occhi di chi guarda. Con l’arrivo dell’autunno Djemal è costretto – con grande dolore da parte di Ayshe – a macellare alcune delle loro mucche poiché, per affrontare l’inverno, i due si affidano alle conserve di carne da loro confezionate. Il film si sofferma sulla preparazione delle conserve in una delle sequenze iniziali: i barattoli con la carne vengono lasciati cuocere lentamente e a lungo per poi essere raccolti da Djemal in una nube di vapore che, per transizione, lega l’inquadratura a quella successiva, ferma sulla nebbia di un paesaggio autunnale che lascia presagire l’imminente cambio di stagione.

Con l’inverno alle porte, l’urgenza di tornare al villaggio con gli animali è tale da non permettere di ritardare la partenza neanche di un giorno: è con una lunga sequenza notturna, dal tramonto alle prime luci del mattino, che è filmato lo spostamento della mandria. Seguiti da una camera a mano, Ayshe e Djemal si muovono nell’oscurità del bosco prestando ascolto allo scampanio delle mucche. Ogni transizione è accentuata da un marcato spostamento della messa a fuoco, in una sequenza che nel suo insieme riesce a ricapitolare in pochi minuti il lento incedere dell’alba. Finalmente il sentiero torna visibile e all’affanno del buio si sostituisce il ritrovato ordine della mandria che si ricompone: gli animali si riuniscono tra loro come affluenti che si riversano in un corso d’acqua maggiore.

Jar of Time (Буркан на времето)

Il sound design e la fotografia

Oltre alla regia e al montaggio, è anche l’ottimo sound design curato da Sangam Panta a dettare il ritmo del racconto. Nella composizione d’insieme, tramite i suoni ambientali le immagini ricavano profondità anche in carenza di luce, cosicché chiunque abbia mai trascorso qualche ora in un bosco, circondato soltanto dall’oscurità e dal tintinnio dei campanacci di una mandria o di un gregge, possa ritrovare nell’esperienza audiovisiva la stessa suggestiva inquietudine di una notte simile, dove lo scampanio e i muggiti sembrano provenire da ogni direzione tanto è difficile localizzarli.

Sfruttando il paradigma compositivo fondato sulla ciclicità delle stagioni e sulla loro espressione naturale, la fotografia di Swapnil Arjun riesce a stabilire il tono emotivo di Jar of Time, senza però cedere all’idealizzazione visiva che talvolta trasforma un documentario in un mero prodotto estetico: l’espressione visiva di ogni stagione – dai colori caldi e terrosi dell’autunno alle tonalità grigiastre spolverate di bianco dell’inverno – è sempre pervasa dal vissuto emotivo dei protagonisti. In questo senso, più che il mosaico stagionale di cromatismi caldi, è il rosso della carne e del sangue, simbolo della sofferenza e del dolore che Ayshe e Djemal si trascinano dietro, a delineare l’autunno dei protagonisti.

La dialettica tra morte e rinascita

Jar of Time ribadisce una dialettica tra morte e rinascita che si sostiene sulla ciclicità strutturale del racconto. Nella sequenza finale si assiste alla nascita di un vitello: nel momento del parto e in quelli immediatamente successivi la mucca e il vitello sono avvolti in una coltre di vapore che si disperde dal corpo caldo dell’animale appena nato. Il film attua così una sovrapposizione semantica tra i fumi del vapore, la nebbia del paesaggio, la “foschia” strutturale della mancata messa a fuoco e, infine, il calore che si sprigiona dal corpo del vitello, come a voler sancire una continuità che non interrompe il suo corso né davanti al dolore e alla sofferenza, né alla speranza.

C’è un interesse profondo, da parte di Semova e Arjun, verso il mondo quotidiano di Ayshe e Djemal. In un’intervista realizzata da Evgenia Timova nell’ambito del festival cinematografico bulgaro In the Palace, la regista racconta: “Avverto un forte senso di responsabilità nel realizzare Jar of Time insieme a Swapnil. È stato un percorso straordinario, seguiamo i nostri protagonisti da oltre due anni e continuiamo ancora a farlo. Le loro vite continuano a svilupparsi in modi così coinvolgenti, con fili narrativi che desideriamo esplorare ulteriormente sullo schermo”.

Jar of Time (Буркан на времето)

Il programma della seconda edizione del TerraLenta Film Fest

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