Cactus International Children's and Youth Film Festival

‘Le Petit et le Géant’ : la rinascita di un mondo post apocalittico

Una storia in stop motion sull’ambiente e la collaborazione

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 Tra favole archetipiche e scenari postapocalittici moderni e distopici, Le Petit Et Le Géant (The Little and The Giant) di Isabela Costa lascia a bambini e adulti la speranza di un mondo migliore per scoprire che anche nei luoghi più misteriosi è possibile trovare la luce, o ancora meglio, la vita. È nel cuore di una casa desolata e troppo stretta che si nasconde il segreto per ricominciare a vivere in un mondo distrutto e arido.

Prodotto da Miraval Studios il film è stato proiettato al Cactus International Children’s and Youth Film Festival nella serata del 27 giugno. 

Le Petite et Le Géant: un fiore tra le macerie

In un mondo abbandonato e silenzioso, un piccolo roditore vaga tra le rovine alla ricerca di tracce di vita. Il paesaggio appare immobile, segnato dall’assenza e dal tempo, finché un giorno l’animale scopre una casa ricoperta di fiori, un’oasi inattesa nel cuore della desolazione. In questo luogo sospeso avviene un incontro sorprendente con un gigante, che ribalta le aspettative e apre uno spazio di relazione. Attraverso immagini evocative e un racconto essenziale, Le Petit Et Le Géant parla ai più giovani di paura e fiducia, di convivenza tra differenze e della possibilità di trovare cura e speranza anche dove tutto sembra perduto. 

(sinossi tratta dal sito del festival)

Un gigante di natura

“I was captivated by the idea of bringing this mysterious being to life and weaving a story rich in emotions and symbolism.” (Isabela Costa)

Le Petit et le Géant, rispettivi nomi dei due e unici personaggi del film, sono due opposti. Da un lato c’è il piccolo criceto ricercatore, che si muove tra macerie e detriti di una città distrutta alla ricerca di una presenza vitale di qualsiasi origine. Le sue mappe e il suo orientamento lo portano in una casa da fiaba, isolata e con il tetto a punta: è la casa di Géant, alto gigante di erbe, fiori e natura, intrappolato nella sua casa.

Nella presentazione al film Isabela Costa ha dichiarato di essersi ispirata dalle opere pittoriche di Felicia Chiao. La pittrice infatti aveva dipinto un gigante bloccato nella sua casa e quest’immagine è stata d’ispirazione per la storia successiva. Géant è il personaggio motore della creazione della storia e della storia stessa.

Tra Hansel e Gretel, Wall-E e le favole di Esopo e Fedro, l’intento di Costa è raccontare una storia che invita il pubblico giovane e adulto ad abbandonare i loro giudizi e le loro paure per trovare invece un complice anche quando sembra tutto finito. La solidarietà tra Petit e Géant aiuterà i due a uscire dai loro impasse strutturali (Petit non trova presenze vive e Géant è bloccato nella sua casa).

L’assenza di dialoghi aiuta a concentrarsi sui sentimenti dei due nuovi amici: a colmare i silenzi ci pensa una colonna sonora morbida e continua tra una sequenza e l’altra.  La regista ha parlato di un “racconto visuale” che lascia spazio a sentimenti ed emozioni con un’intensità amplificata grazie alla tecnica dello stop motion. 

La bellezza emerge dalle avversità

“Through stop-motion animation, I intend to transport audiences to a universe where beauty emerges from adversity, where friendship transcends differences, and where hope blooms even in the darkest of places.” (Isabela Costa)

“Può nascere un fiore nel nostro giardino?” cantava Rino Gaetano. Può (ri)nascere la terra a partire da un criceto e un gigante fatto di foglie? Ci chiediamo noi dopo la visione di Le Petit et le Géant.

Petit trova Géant nascosto dentro una casa: tra la paura e la vergogna il gigante fatto di foglie e rami vive in reclusione dentro una casa per lui troppo piccola. È proprio nel cuore di quella casa stretta che nascerà un legame profondo e solido. Le Petit et le Géant mostra “la bellezza che emerge dalle avversità”, la meraviglia della solidarietà umana che è in grado di far rinascere fiori dalle macerie. Come Noè, come Deucalione e Pirra sopravvissuti al diluvio universale, il Piccolo e il Gigante sono pronti a ricostruire un mondo nuovo, mano nella mano.

Le lacrime curative e rigeneranti di Géant nascondono il germe di una rifioritura; le varie mappe che il criceto Petit segue nei primi minuti di questo breve film lo portano alla vita, rappresentata dalla fertilità dell’amico di foglie. È così che in un mondo distrutto il Grande e il Piccolo trovano dei complici in loro stessi.  Come le fiabe e le favole antiche nascondevano insegnamenti morali e valori profondi dietro storie di animali parlanti, il racconto per immagini di Costa diventa un inno alla solidarietà e alla speranza di risorgere da momenti bui e frantumati.

La tecnica dello stop motion e i materiali soffici dei personaggi contrastano in maniera efficace con un ambiente secco e disordinato dove non sembra esserci più vita. Non perdetevi, a tal proposito, il sito omonimo del film dove la creatrice e autrice racconta il making of dell’opera per scoprire la creazione materiale dei dolcissimi protagonisti!

 

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