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Daphne Scoccia, il fiore di “Punk State”

Intervista a Daphne Scoccia, protagonista dell’apocalittico “Punk State”

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Daphne Scoccia è stata attrice rivelazione in Fiore (2016) di Claudio Giovannesi, scelta dal regista mentre serviva ai tavoli di un’osteria romana. Da allora, si sono succeduti ruoli diversi, fino a Fuori (2025) di Mario Martone e Punk State (2026) di Loris Di Pasquale, quest’ultimo presentato fuori concorso alla 62a edizione della Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro, film duro e radicale, come pochissimi negli ultimi anni, soprattutto nel panorama del cinema italiano.

Per saperne di più, su Punk State e la sua carriera di attrice, abbiamo intervistato Daphne Scoccia.

Che ricordi hai oggi del tuo folgorante debutto con Fiore di Claudio Giovannesi?

Rimane sempre una cosa incredibile che mi è successa e di cui sono totalmente grata, perché mi ha fatto conoscere il mondo della recitazione.

Eri così giovane e brava. Sembravi un’attrice nata.

Perché, in qualche modo, la vita t’insegna un po’ a fare l’attrice. Qualunque mestiere tu faccia, in fondo, in qualche modo reciti. Anche rapportandoti agli altri.

Daphne Scoccia in Fiore

Dopo Fiore, non sono mancati film importanti, penso almeno a Il colpo del cane (2019) di Fulvio Risuleo e Lontano lontano (2019) di Gianni Di Gregorio, più altri molto penalizzati dalla distribuzione. È forse soprattutto questo il problema del cinema italiano?

Assolutamente sì. È proprio lì il problema. Non viene dato spazio. Adesso, poi, questo spazio si è ristretto ancora di più con quello che sta accadendo. Ora non si riesce neanche più a produrli i film. Va avanti solo chi può, perché conosce, è figlio di qualcuno, ha abbastanza soldi che gli vengono dati per appoggi politici o perché ricco di famiglia. Il problema è che finisce per mettere in scena quasi sempre cose banali. E sempre con gli stessi attori, le stesse facce. Non viene data la possibilità a nuovi interpreti di emergere, ragazzi che hanno studiato, che hanno voglia di empatizzare con i loro personaggi. Perché, per me, l’attore è l’emblema dell’empatia, ti metti nei personaggi per capirli fino in fondo, ci entri dentro. In più, puoi dare voce a chi non ce l’ha. Quindi è un atto politico, sociale, terapeutico. È incredibilmente terapeutica la recitazione.

Dello scorso anno è Fuori, con un grande regista come Mario Martone e un cast di attrici straordinario. Che ricordi hai di questa esperienza?

È stata bellissima. Ho avuto l’onore di conoscere Valeria Golino, meravigliosa, ma anche Elodie, persone splendide. Matilde De Angelis, poi, è come una sorella, per me. E mi ha fatto un sacco piacere che mi abbia ringraziato sul palco dei David di Donatello. Abbiamo iniziato insieme, negli stessi anni. A parte loro, Mario Martone si è rivelato quel grande regista che è sempre stato. Lui e la moglie Ippolita Di Majo, sua storica sceneggiatrice, sono una coppia fantastica. Fuori lo abbiamo girato nel carcere di Rebibbia, con le detenute. È stata un’esperienza potente entrare in contatto con loro, ascoltare e osservare chi realmente vive la reclusione, anche perché poi, ognuna di loro, ti raccontava la sua storia.

Daphne Scoccia in Il colpo del cane

Come sei entrata, invece, nel progetto di Punk State?

Io avevo già lavorato con il regista Loris Di Pasquale e la coprotagonista e produttrice Alessia Bellotto. Mi chiamarono sei anni o sette anni fa per girare un film insieme che poi, per varie situazioni, è saltato. Con loro ho fatto un cortometraggio, Io sono Matteo (2021), dopo il quale siamo diventati molto amici. Un giorno mi chiamano e mi chiedono se mi andava di partecipare al progetto Punk State. Io già volevo dire sì. Poi, dopo aver letto la sceneggiatura, ho accettato con grande entusiasmo.

Il regista Loris Di Pasquale come ti ha descritto il film e il tuo ruolo?

È nato tutto da sé, con un crescendo. È un film che denuncia, ma, contemporaneamente, uno spettacolo sulla società odierna che stiamo vivendo. Un mondo dominato dalla violenza quotidiana. Il mio ruolo è qualcosa di completamente diverso dal solito. Come attrice, è stata una grandissima soddisfazione poter interpretare un personaggio così.

Quali sono stati i momenti più difficili nella lavorazione di Punk State?

Le scene di violenza, soprattutto quelle sessuali sul finale, sono state davvero toste da fare.

Che impressioni, che emozioni nel vedere il film finito sul grande schermo?

È stata una visione potente, che ha confermato la forza del progetto. Sono contenta, perché è come uno schiaffo alla normalità cinematografica che si vede ovunque. Rappresenta quello che molte persone non sono capaci di guardare o che non vogliono vedere.

Daphne Scoccia in Punk State

Come inquadri un’opera come Punk State nel panorama del cinema italiano?

È un film che non si trattiene dall’esprimersi, dal pudore di raccontare l’atrocità di alcuni esseri umani, dell’essere umano in sé. È un’opera totalmente anomala nel panorama del cinema italiano. Io ho sempre pensato che questo film sarebbe stato una bomba. Sperando che i distributori lo accolgano. Ma, se non lo faranno, lo accoglierà e lo vedrà il pubblico dei Festival. Anche all’estero. Non a caso, ci hanno già selezionato al Bucheon International Fantastic Film Festival, il principale Festival cinematografico della Corea del Sud dedicato al cinema di genere, horror, fantascienza, fantasy, thriller, per dire. E i coreani se ne intendono di queste cose.

Hai in postproduzione un film in cui hai recitato con la regia di uno dei mostri sacri della storia del cinema, Terrence Malick. Cosa ci puoi dire al riguardo?

È già passato un po’ di tempo, immagino la postproduzione sia piuttosto lunga. È un film su Gesù, girato in Italia, le mie scene a Cinecittà. Lui non parlava molto del progetto e io non ho avuto tanto tempo per conoscerlo davvero. Però è una persona molto centrata, molto concentrata su quello che fa. Sembra dominato dallo spirito del cinema.

Daphne Scoccia con il regista Loris Di Pasquale e tutto il cast di Punk State

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