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‘Dove non mi hai portata’: il ritorno di Daniele Luchetti

L’opera della scrittrice Maria Grazia Calandrone arriva sul grande schermo

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Hanno avuto inizio le riprese di Dove non mi hai portata, il nuovo film di Daniele Luchetti tratto dal romanzo autobiografico di Maria Grazia Calandrone. Prodotto da Fandango, il film sarà girato tra Friuli Venezia Giulia, Lazio e Abruzzo. Le riprese di Dove non mi hai portata si svolgeranno in particolare a Tocco Da Casauria in provincia di Pescara, luogo d’origine di Lucia Galante, la madre biologica della scrittrice, e a Torviscosa, il paese-fabbrica fondato negli Anni ‘30 sotto il patrocinio dell’azienda italiana SNIA Viscosa intorno ad un grande stabilimento industriale per la produzione di cellulosa.

Dove non mi hai portata

Dove non mi hai portata segue la traumatica vicenda biografica della scrittrice e poetessa Maria Grazia Calandrone, abbandonata a otto mesi su un prato di Villa Borghese, che dopo cinquant’anni va alla ricerca dei suoi genitori biologici, morti suicidi nel Tevere.

Il libro edito da Einaudi e finalista al Premio Strega, è un viaggio introspettivo personale e sociale, capace di dissezionare la complesso periodo storico dell’Italia degli anni Sessanta. In Dove non mi hai portata, Maria Grazia Calandrone ripercorre così i luoghi in cui ha vissuto, ripercorrendo un viale della memoria dal gusto dolceamaro, caratterizzato dalle cicatrici e dagli affetti che da sempre la legano alla madre. L’obiettivo di Dove non mi hai portata è un’assennata ricerca di risposte, per ricostruire cosa abbia portato i genitori a compiere quel gesto estremo. Il tutto è incastonato in una cornice più che mai attuale composta da temi quali la questione femminile e la violenza all’interno delle mura domestiche.

La trama

È l’estate del 1965 quando Giuseppe e Lucia arrivano a Roma. Hanno con sé la figlia di otto mesi, sono innamorati, ma non riescono a liberarsi dall’inquietudine che prova chi è braccato. Lucia è fuggita da un marito violento che la umiliava ogni giorno, ma per la legge dell’epoca la donna si è macchiata di gravi reati: relazione adulterina e abbandono del tetto coniugale. Prima di scivolare nelle acque del Tevere in circostanze misteriose, la coppia lascia la bambina su un prato di Villa Borghese.

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