Figari international short film festival

‘Yoyo’: storia di voci perse nella sabbia dell’Iran

Attraverso un linguaggio visivo onirico e simbolico, Yoyo racconta la disperata ricerca di salvezza di un giovane intrappolato tra realtà e morte, accompagnato da una presenza femminile che incarna l’ineluttabilità del suo destino.

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Presentato nel 2025 al Locarno Film Festival, Yoyo è parte del programma di Figari International Short Film Fest che, fin dalla sua prima edizione, si configura come un festival in grado di aprire spazi di confronto al fine di avvicinare il pubblico alle realtà indipendenti e, solitamente, non valorizzate dai circuiti di distribuzione mainstream.

E proprio il cortometraggio di Mohammadreza Mayghani si fa testimone di un altissimo valore estetico, culturale e tecnico. Yoyo fa proprie tutte le caratteristiche di un cinema pop, pulito, capace di parlare incondizionatamente a tutti e, allo stesso tempo, di dire a ciascuno cose diverse. La sua complessità sta proprio nel suo confine grigio mai superato, anzi attenuato da un’estetizzazione della tecnica studiata nel dettaglio ma che, a conti fatti, rimanda a un profondo senso di desolazione.

Yoyo, la paura del vuoto

Il cortometraggio di Mayghani  è, in realtà, molto lineare. Due ragazzi intraprendono un viaggio nel deserto a sud dell’Iran; stanno scappando da qualcosa. Mentre è chiaro, fin dalle battute iniziali, il profondo senso d’inquietudine che lui (Amirhossein Hosseini) prova, rimane – e rimarrà – ambiguo il personaggio di lei (Mahsa Lotfi). Entrambi risultano confinati nelle prigioni della loro mente: uno terrorizzato, l’altra annichilita.

La dimensione onirica del corto

Yoyo si sviluppa per immagini metaforiche, quasi oniriche. La telecamera sembra tagliare geometricamente lo schermo, aumentando la maniacalità che disturba il reale da ciò che non lo è: come quello provato nelle voci sussurrate che attanagliano la mente del ragazzo. Un protagonista già morto, ma ancora vivo e che cerca ossessivamente di trovare un’alternativa alla sua tragica fine già scritta.

Ed è in questo palcoscenico che la ragazza e il suo yoyo sembrano giocare un ruolo cardine, come un tristo mietitore senza alcuna emozione; accumunata a lui dalla stessa assenza di speranza.

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