La serata finale di proiezioni del Figari International Short Film Fest 2026ha confermato la crescente qualità e varietà che la manifestazione è riuscita ad offrire lungo i 16 anni di storia che porta sulle spalle. La vetrina che il festival rappresenta per le produzioni in concorso assume una doppia valenza, in quanto esso non è solo un contenitore di materiale artistico, ma anche un punto di raccolta per il mercato internazionale del cinema breve, così come il Festival di Cannes lo è per il lungometraggio.
Un esempio di opera che non passerà di certo inosservata ai distributori è Linea Parallela, il film d’esordio di Blanca Passaro candidato al premio per il Miglior Corto Nazionale, nonostante la lingua del racconto sia plurima e l’intera operazione abbia richiesto il lavoro di due troupe attive sotto la coordinazione della regista, una in Italia e una in Francia.
Linea Parallela | Una produzione ambiziosa
È interessante notare che Linea Parallela, talvolta citato con il titolo francese corrispondente Ligne Parallèle, abbia adottato una strategia produttiva quantomeno singolare, trattandosi di un’opera prima. Recentemente, l’uscita nelle sale di Kill Bill: The Whole Bloody Affair, emblema dell’esuberanza postmoderna di Quentin Tarantino dove l’autore ha gestito troupe sparpagliate in tre continenti, ha ricordato al mondo del cinema le straordinarie potenzialità del divedere le unità registiche così come il modo in cui può gravare sulla lavorazione e sui costi del film, corto o lungometraggio che sia.
D’altro canto, la linea organizzativa del team guidato da Blanca Passaro rispecchia perfettamente l’alto obiettivo drammaturgico che la sceneggiatura pone all’intera produzione, ovvero raccontare, e al contempo tentare di connettere, due esistenze apparentemente agli antipodi: Léa (George de la Tourniaire), una sex worker ventunenne della periferia di Parigi, e Filippo (Dario Naglieri), giovane romano della stessa età alle prese con presunti problemi di dipendenze e mancanze relazionali.
Tra il caldo e il gelo
“Presunti” non è un termine casuale, in quanto l’intero svolgimento della narrazione passa attraverso riprese in camera a mano che suggeriscono la condizione dei suoi protagonisti senza mai esternarla per mezzo di descrizioni grossolane. In Linea Parallela, l’importante non è ricostruire dei contesti, ma dipingere sullo schermo uno stato d’animo indecifrabile e cionondimeno comune, l’insieme di sentimenti che lo spettatore deve, ancora prima di ricondurre a una spiegazione, intercettare nell’essenza degli attori.
A essere giocoforza per questo proposito della pellicola concorrono la fotografia impeccabile di Pietro Lupo Borghi (a Roma) e Noé Cornago (a Parigi), grazie alla dialettica efficace e ben contestualizzata del binomio arancione-blu. Questo contrasto cromatico appare costante nell’alternanza delle inquadrature in funzione di collocare Léa e Filippo all’interno di una specifica sensazione condivisa, con la particolarità che essa si manifesta in situazioni opposte fra loro, a seconda che ci troviamo a seguire l’uno o l’altro personaggio.
Grandi pregi, qualche riserva
Tale uso espressivo della luce, quando una simile scelta riguarda un debutto cinematografico e, di conseguenza, un gruppo di addetti ai lavori con poca esperienza, spesso è traducibile in un’illuminazione colma di estro quanto priva di calcolo, al punto da ottenere un effetto disorientante anziché immersivo. Al contrario, il dato sorprendente che distingue Linea parallela dalla stragrande maggioranza dei film brevi indipendenti è il totale accordo tra l’inventiva delle soluzioni drammatiche e la loro assoluta credibilità.
Certo, il cortometraggio non manca di difetti. La trama, nel suo sviluppo, sa un po’ di “già visto”, e George de la Tourniaire risulta più interessante da seguire rispetto a Dario Naglieri; sono tuttavia finezze di scrittura che non minano l’ottima qualità manifatturiera e il godimento generale della visione in sé. Semmai, la maturazione testuale auspicabile è relativa al fatto che quella visuale dimostra già una consapevolezza elevata.
Indipendentemente dai risultati futuri del concorso, le major presenti al Figari International Short Film Fest 2026 difficilmente ignoreranno la prodezza di un esordio alla regia capace di barcamenarsi tra molteplici direzioni narrative, ambientazioni e unità artistiche e rimanere convincente nella confezione finale.
Per tornare a citare il re del cinema pulp, parafrasando una citazione di Calvin Candie in Django Unchained: “Blanca Passaro, se prima avevi la nostra curiosità, ora hai la nostra attenzione”.