Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro

‘Silencio Azul’. Memoria e sovrapposizioni

Matías Rojas Ruz ricostruisce con poesia il naufragio della nave cilena

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Silencio Azul è un cortometraggio del 2025, scritto e diretto da Matías Rojas Ruz.
L’opera, realizzata con riprese analogiche, racconta in modo del tutto soggettivo gli eventi della Janequeo, nave cilena affondata nel 1965.
Il corto partecipa alla 62ª Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro.

 

Silencio Azul – Un documentario poetico

Decidere di approcciarsi a Silencio Azul e sperare di guardare un resoconto di fatti non è sicuramente una buona idea.
Matías Rojas Ruz mescola eventi storici, memorie lontane e sogni, andando oltre il semplice reportage.
Lo spettatore assiste a un vero e proprio flusso di coscienza, in cui le immagini del mare, dei campi e della natura assumono un nuovo significato, in cui l’azione umana sembra inutile e impotente di fronte ai fenomeni fisici.

Le immagini della vita rurale e degli strumenti dei contadini, come le motoseghe, non emettono alcun suono, coperte dal rumore del mare e della pioggia.
L’acqua che, citando De André, sfila tra la gente come un innocente che non c’entra niente. Il mare continua il suo ciclo, incurante del naufragio della Janequeo e dei marinai rimasti uccisi, senza cattiveria o malvagità.
Quello che rimane della tragedia è soltanto un relitto, nascosto e coperto dal suono delle onde che si infrangono su quegli scogli mortali.

L’analogico e il ricordo

La peculiarità di Silencio Azul è sicuramente il suo stile visivo. Matías Rojas Ruz usa delle camere analogiche con tanto di grana e sovrappone le riprese, creando così nuovi significati e associazioni, proprio come il racconto della vecchia signora, unica voce parlante dell’opera. L’anziana cerca di ricordare un evento legato al passato, a cui si mescolano, in modo del tutto modernista, altre sensazioni e racconti.
Ci troviamo dentro un testo aperto a molte interpretazioni, in cui ognuno può trovare il proprio significato. La vita campesina si innalza, filtrata dalla grana della pellicola, diventando una grande esperienza poetica.

«La mia infanzia è stata caratterizzata dal fantasticare e sognare ad occhi aperti, ho cominciato a sentire il bisogno di esplorare il mare, il colore azzurro, l’ambiguità del silenzio e il fragore delle onde dell’Oceano Pacifico. In luoghi come Manquemapu, così isolati e difficili da raggiungere, la scarsità di materiale audiovisivo mi ha costretto a trovare un modo per cogliere l’essenza di queste storie.»

Il rumore della memoria

Ricordi frammentati dal tempo, infanzia che ormai sembra lontana. Il sound design del corto racconta bene tutto questo. Non sentiamo il chiasso di una nave che affonda, i rumori nautici sono frammentati o coperti dall’acqua, come monito della natura che si riprende i suoi spazi e punisce l’uomo per le sue azioni.
Questa scelta è molto efficace nel sottolineare la poetica del regista e lo stile visivo, toccando le vette della sinestesia.

«Data l’ambiguità e le discordanze dei resoconti ufficiali della tragedia, si è rivelato necessario raccogliere le testimonianze degli abitanti del luogo. Negli ultimi anni, il cinema in pellicola 16mm e 8mm è diventato parte integrante dei miei strumenti personali e artistici, un modo per dare voce e perpetuare le storie che incontro.»

Silenzio Azul non ci racconta, quindi, gli eventi di una pagina nera della storia cilena, ma diventa una vera e propria esperienza visiva e uditiva, in grado di farci immaginare quello che potrebbe essere accaduto o ricordarci di quanto, alla fine, siamo insignificanti di fronte al tempo e alla natura.

Il trailer

 

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