Il Milano Film Fest 2026 ha annunciato i vincitori della sua edizione. A conquistare il Premio per il Miglior Lungometraggio è stato Where the Wind Comes From della regista tunisina Amel Guellaty. Il riconoscimento per il Miglior Cortometraggio è andato ad A Sisyphean Task di Gus Flind-Henry e George Malcher.
Milano Film Fest 2026 vincitori: Where the wind comes from
Where the Wind Comes From racconta il viaggio di due giovani amici che inseguono il sogno di raggiungere l’Europa. Un road movie di formazione che affronta temi come la libertà, l’identità e il desiderio di costruire un futuro diverso.
La giuria dei lungometraggi, presieduta da Valeria Bruni Tedeschi e composta da Vinicio Marchioni, Anna Ferzetti, Federico Cesari e Silvia D’Amico, ha premiato il film sottolineandone la capacità di essere al tempo stesso semplice e sofisticato, libero e poetico.
Secondo i giurati, l’opera offre uno sguardo autentico sulla società tunisina attraverso una narrazione essenziale e una straordinaria libertà formale, capace di evocare il miglior cinema iraniano e di raggiungere una dimensione universale.
Il film ha ottenuto anche la menzione speciale “Futuro” per i giovani protagonisti Eya Bellagha e Slim Baccar. La giuria ha evidenziato come i due interpreti riescano a mantenere costante la tensione narrativa, incarnando il desiderio di cambiamento e la necessità di guardare oltre i confini del proprio mondo senza mai cadere negli stereotipi.
Il premio della Giuria Studentesca a Where the Wind Comes From
Il film di Amel Guellaty ha ottenuto anche il Premio al Miglior Lungometraggio assegnato dalla Giuria Studentesca del Milano Film Fest 2026.
Composta da 16 studenti provenienti da alcune delle principali scuole e accademie italiane legate al cinema, al design e alle arti visive, la giuria ha premiato l’opera per la sua capacità di trasformare un racconto di formazione in una storia universale, capace di parlare a una generazione che cerca il proprio posto nel mondo tra sogni, contraddizioni e speranze.
Milano Film Fest 2026 vincitori: ASisyphean Task è il Miglior Cortometraggio
Nella sezione dedicata ai cortometraggi, il premio principale è andato ad A Sisyphean Task dei registi britannici Gus Flind-Henry e George Malcher.
Il corto affronta in maniera originale e innovativa le criticità del sistema educativo contemporaneo, utilizzando un linguaggio audiovisivo dinamico e un elaborato lavoro di montaggio audio e video. La giuria ha apprezzato la capacità dell’opera di trasformare il microcosmo scolastico in una riflessione universale sul valore delle relazioni umane e sulle responsabilità collettive.
Secondo i giurati, il film riesce a raccontare con efficacia come il cambiamento possa nascere dai rapporti umani, ma necessiti di essere sostenuto da un sistema sociale virtuoso per produrre effetti concreti e duraturi.
Le menzioni speciali ai cortometraggi
La giuria dei cortometraggi, presieduta da Margherita Vicario e composta da Eduardo Scarpetta, Milena Mancini, Ludovica Rampoldi e Ludovica Nasti, ha assegnato anche due menzioni speciali.
Il riconoscimento per l’originalità estetica è andato a Concrete Kids di Saulius Baradinskas, per la capacità di integrare scenografia, fotografia, costumi e scelte musicali in una proposta audiovisiva armoniosa e innovativa.
Faux Bijoux di Jessy Moussallem, ha ricevuto la menzione speciale per aver affrontato con sensibilità e profondità il tema della maternità surrogata e delle disuguaglianze globali. Ha evitato i giudizi, costruendo un racconto umano capace di mettere in dialogo culture e realtà differenti.
I premi per le interpretazioni
Il Premio per la Miglior Interpretazione Maschile è stato assegnato a Matthew Shear per Fantasy Life. La giuria ha evidenziato la misura, la credibilità e l’autoironia della sua performance. Sottolineando, inoltre, la capacità dell’attore di integrarsi nella struttura narrativa dell’opera pur essendone anche il regista.
Il Premio per la Miglior Interpretazione Femminile è stato invece attribuito ex aequo a Sarah Pachoud, Mélanie Laurent e Angelina Woreth per The Wonderers di Joséphine Japy. La motivazione sottolinea la forza collettiva delle loro interpretazioni e la capacità di rappresentare con autenticità e profondità le complesse dinamiche familiari al centro del racconto.