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‘Mothers’: documentario di Alice Tomassini al cinema dal 24 giugno

Tra diritti, maternità e libertà

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Dal 24 giugno 2026 arriva nelle sale italiane Mothers con Wanted, il nuovo documentario di Alice Tomassini, regista premiata con il Nastro d’Argento per Kordon e inserita da Forbes nella lista Under 30 Europe per l’impatto sociale del suo lavoro. Il film affronta uno dei temi più discussi e divisivi del dibattito contemporaneo: la gestazione per altri, raccontandone le implicazioni umane, sociali e politiche attraverso storie che attraversano continenti, culture e legislazioni differenti.

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Di cosa parla Mothers: al cinema

Tra Cambogia e Italia, Mothers segue le vicende di donne, famiglie e figli coinvolti nelle conseguenze delle normative che regolano la maternità surrogata.

In Cambogia, una legge introdotta improvvisamente criminalizza la gestazione per altri e porta all’arresto di trentadue donne, obbligate a crescere i bambini che avevano partorito per altre famiglie. In Italia, invece, la recente normativa che considera la gestazione per altri un reato universale genera nuove preoccupazioni per le famiglie che hanno fatto ricorso a questa pratica all’estero.

Al centro della narrazione c’è anche Lia, figlia di due padri nata grazie alla gestazione per altri, che rivendica il diritto a vedere riconosciuta la propria storia e la propria identità. Attraverso il suo punto di vista e quello delle altre protagoniste, il documentario riflette sui concetti di maternità, autodeterminazione, libertà individuale e diritti.

Alice Tomassini racconta una realtà complessa senza semplificazioni

Prodotto da Carlo Degli Esposti, Nicola Serra e Marco Grifoni per Palomar – A Mediawan Company, Mothers affronta una materia complessa evitando facili giudizi e restituendo la pluralità di esperienze e punti di vista che caratterizzano il dibattito sulla maternità surrogata.

‘Mothers’ intervista con Alice Tomassini tra maternità surrogata e diritti

«Questo film nasce da un’urgenza», spiega la regista. «Quando ho iniziato, in Italia una legge stava per trasformare la gestazione per altri in un reato universale; poi è arrivata l’approvazione e il dibattito è svanito, lasciando le persone sole a convivere con la paura. Ho iniziato a chiedermi cosa accade alle persone imprigionate in quel silenzio, costrette a difendere la propria famiglia come fosse un crimine».

La regista racconta di aver impiegato oltre un anno per trovare donne disposte a condividere la propria esperienza, spesso frenate dal timore che la loro scelta potesse avere ripercussioni sui figli e sulle loro famiglie. Il risultato è un documentario che esplora storie di dolore, resilienza, perdono e maternità senza offrire risposte semplici, ma aprendo uno spazio di riflessione su un tema che continua a dividere l’opinione pubblica.

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