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‘La vita segreta dei giocattoli’ di Roberto Papetti al Biografilm 2026

L’artista del giocattolo Roberto Papetti in un viaggio da Sud a Nord Italia

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La vita segreta dei giocattoli, il documentario scritto e diretto da Alexandra D’Onofrio e Sara Zavarise, presentato in anteprima assoluta sabato 6 giugno 2026 al BIOGRAFILM HERA THEATRE | Pop Up Cinema Arlecchino di Bologna.

Prodotto da Zalab Film con il sostegno della Regione Emilia-Romagna attraverso Emilia-Romagna Film Commission, il film racconta la straordinaria storia di Roberto Papetti, tra gli ultimi e più autorevoli mastri giocattolai italiani, educatore e artista che da decenni trasforma materiali di recupero in strumenti di immaginazione, crescita e riflessione sociale.

Chi è Roberto Papetti, protagonista de La vita segreta dei giocattoli

Ravennate, fondatore negli anni Ottanta del centro di educazione ambientale “La Lucertola”, Roberto Papetti è considerato un punto di riferimento nazionale per la pedagogia del gioco e per l’educazione ambientale. Nel documentario diventa guida di un viaggio che attraversa l’Italia, da Palermo al Lido di Venezia fino a Roma, coinvolgendo bambine e bambini nella costruzione di giocattoli realizzati con materiali semplici e di recupero.

Attraverso laboratori creativi e attività collettive, Papetti affronta temi di grande attualità come la pace, l’ecologia, il riciclo, il rapporto con la natura e la critica al consumismo, dimostrando come il gioco possa diventare uno strumento educativo e culturale di straordinaria efficacia.

Un viaggio tra creatività, educazione e sostenibilità

Nel corso del film, Roberto Papetti realizza alcune delle opere più rappresentative della sua ricerca artistica. A Palermo prende forma il celebre Bestiario da cassetta da frutta, al Lido di Venezia nasce Marina la Sirena, mentre a Roma vengono costruiti i Pacifici, simboli di pace e dialogo.

Ogni tappa diventa occasione di confronto e crescita condivisa, in cui il gesto creativo assume un valore educativo e sociale. Costruire un giocattolo significa infatti recuperare materiali, valorizzare la manualità e sviluppare una nuova consapevolezza del rapporto tra essere umano e ambiente.

Le animazioni in stop-motion danno vita ai giocattoli

Uno degli elementi più originali del documentario è rappresentato dalle sequenze animate in stop-motion, che trasformano i giocattoli in protagonisti di una dimensione poetica e immaginifica. Lontano dallo sguardo dei bambini e del loro creatore, le opere sembrano acquisire una vita propria, restituendo sullo schermo quella componente magica e animista che attraversa l’intero racconto.

La domanda che guida il film è semplice e potente: “E se i giocattoli fossero gli unici oggetti che sognano?”

L’Equilibrista e la memoria dell’alluvione in Emilia-Romagna

Accanto al lavoro educativo, il documentario segue Papetti nel suo studio-bottega di Ravenna mentre realizza una nuova opera destinata a svelarsi soltanto nel finale. Si tratta de L’Equilibrista, una scultura di land art collocata lungo il fiume Lamone in memoria dell’alluvione che ha colpito il territorio nel 2023.

L’opera diventa simbolo della fragilità del rapporto tra uomo e natura e testimonia l’impegno dell’artista nel trasformare l’arte in uno strumento di riflessione collettiva.

Dalla pedagogia del gioco al riconoscimento museale

Il documentario racconta anche un momento importante della carriera di Papetti: la preparazione della sua prima grande retrospettiva al MAR di Ravenna. Un riconoscimento significativo che porta il suo lavoro all’interno delle istituzioni culturali, dopo un lungo percorso sviluppato tra educazione, arte partecipata e sperimentazione creativa.

Un film che parla alle nuove generazioni

Durante il Biografilm Festival, La vita segreta dei giocattoli è stato inoltre presentato ai giovani detenuti dell’IPM Pietro Siciliani di Bologna nell’ambito del progetto educativo “Biografilm Tutta un’altra storia”, confermando la vocazione sociale dell’opera.

Più che un documentario sul gioco, La vita segreta dei giocattoli è un racconto sulla trasmissione del sapere, sull’immaginazione come strumento di cambiamento e sulla capacità dell’arte di generare comunità. Un’opera che invita a ripensare il valore degli oggetti, delle relazioni e dell’ambiente attraverso lo sguardo libero e creativo dell’infanzia.

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