Interviews

Diego Righini racconta la diciannovesima edizione del Festival Tulipani di Seta Nera

Un’intervista con il presidente Diego Righini che racconta questa edizione e i suoi successi

Published

on

Si è conclusa domenica 10 maggio la 19ª edizione del Festival Tulipani di Seta Nera, la Rassegna internazionale della cinematografia sociale, che mira a promuovere  importanti tematiche sociali attraverso opere cinematografiche.

In un Festival che spinge l’individuo e la collettività a riflettere, ampio spazio viene dato ai giovani talenti e alla promozione dei loro lavori. Temi come disabilità, disuguaglianza, omofobia e bullismo si trovano al centro del dibattito.

Al termine di questa edizione, il presidente Diego Righini racconta nell’intervista che segue i progetti e i successi del Festival, parlando dell’importanza del cinema sociale.

Obiettivi e successi

C’erano aspettative particolari per questa edizione? E sono state attese?

Prima di affrontare le quattro giornate, avevo qualche dubbio se alla fine fossimo stati capaci di mettere insieme le opere e le persone più idonee a fare in modo che il messaggio rimanesse nel dibattito. 

A dire la verità, dopo l’evento, ho visto  l’entusiasmo e la partecipazione sia delle cariche istituzionali che delle associazioni che sono nostre partner.

Questo grado di entusiasmo mi ha fatto capire invece che stavo sottovalutando l’impatto del Festival. Quindi vuol dire che il tema del lavoro è venuto bene, così come il tema della disabilità o il coinvolgimento dei giovanissimi.

Si sono centrati parecchi obiettivi di comunicazione sociale che il Festival si poneva. I target erano due: la promozione di un sano dibattito sui temi sociali istituzionali, e l’emergere di talenti del mondo del cinema. Devo dire che entrambi i target sono stati raggiunti.

Solidarietà

Quali sono state le tematiche che più si sono sentite all’interno di questa edizione del Festival? 

Un tema ricorrente e positivo è stato l’attenzione a chi ci è vicino, l’attenzione alla persona che si occupa di noi. È emerso il tema dei famosi portieri di palazzo, che sembrano quasi una figura professionale mitologica, quando poi alla fine, in realtà, il loro è un servizio che viene reso non come semplice lavoro, ma come attenzione verso gli altri. 

La solidarietà è dunque il tema che il cinema ha teso a evidenziare in questo anno di rassegna.

Non bisogna essere passivi, non bisogna essere indifferenti a ciò che accade nei luoghi che frequentiamo e in cui viviamo tutti i giorni. Ecco, invece è emersa spesso la solidarietà tra i gruppi e nelle comunità, ed è una cosa importante. È un modo per per fare emergere i problemi in chiave positiva. Perché i problemi esistono, ma devono venire a galla per essere affrontati da chi ne ha la responsabilità. 

Talenti in erba e giovani

Parte del Festival è il progetto Talenti in Erba. Che ruolo ha in questa edizione?

Il progetto Talenti in Erba è un po’ il progetto guida, ormai siamo arrivati al quinto anno di questo progetto con il Ministero della Cultura e il Ministero dell’Istruzione e del Merito.

È un progetto che fa interessare i giovanissimi al cinema, ma in particolare al cinema sociale. Quindi, di conseguenza, l’interesse non è solo per lo strumento, ma anche per le capacità e le arti tecniche. Forte è anche il richiamo al senso di responsabilità e alla morale, e c’è da dire che i giovani rispondono bene a questi stimoli. A volte abbiamo l’idea che i giovanissimi abbiano difficoltà ad affrontare questi temi, quando in realtà non è vero e da  questo punto di vista ci stupiscono.

Una novità positiva è vedere che invece i giovani sono molto più responsabili e molto più attenti rispetto all’idea che noi abbiamo di loro, come persi sugli smartphone o dietro a cose che non hanno valore. La verità, il messaggio che emerge, è che se i giovani vengono coinvolti in questioni importanti rispondono e si interessano. Se invece i giovani vengono messi da parte, e un po’ tenuti all’oscuro su alcuni temi, è inevitabile che la loro capacità di ricerca, la loro capacità di selezionare gli argomenti sia limitata e a volte li porti a scegliere la cosa più superficiale. Se vengono chiamati da noi più adulti a una maggiore attenzione da questo punto di vista, si ottiene un risultato migliore.

L’interesse dei giovani

L’attenzione dei giovani è maggiore nelle #Socialclip ?

Intanto devo dire che non è lo strumento che ha affascinato di più i giovani, nonostante ciò che si possa pensare.  È uno strumento piacevole, perché alla fine unisce musica e cinema e, come si sa, la musica poi ai giovani piace da morire. Lo vediamo quando abbiamo i resoconti dei concerti: il 70% delle persone che vanno allo stadio hanno meno di trent’anni, potremmo dire anche meno di 25, a dimostrazione che la musica interessa molto i giovani. Quindi sicuramente l’interesse c’è, ma le varie sezioni, dai corti ai documentari di Tulipani di Seta Nera, hanno interessato in modo equivalente i giovani. 

Una nuova collaborazione con Rai Play

Dopo una lunga collaborazione con la Rai, quest’anno le opere sono anche state rese disponibili sulla piattaforma Rai Play. È cambiata la visibilità del Festival ?

Sì, beh, devo dire che il servizio pubblico questa volta, attraverso la Rai, ha identificato nella propria piattaforma il luogo dove fare vedere le opere fin dall’inizio.  

Questo ci è piaciuto tanto, ha entusiasmato molto i registi e chi partecipa nei cast.  Quest’anno c’è anche stata notevole partecipazione da parte della radio, soprattutto Radio Digitale. Li ho visti molto presenti, molto attenti, con numerose interviste e inviti a parlare di questi temi.

Ci è piaciuto molto anche il lavoro fatto da Rai Cinema, come al solito molto importante, perché interessata non solo ai grandi festival internazionali. Ha sempre un’attenzione anche per i giovani, per gli esordienti e per il cinema che parla della vita delle persone.

L’importanza di un cinema sociale

In conclusione, che impressione si ha avuto di questa edizione da un punto di vista interno al Festival?

Abbiamo visto che avere sempre 300 o 400 persone in sala tutto il giorno, per poi vedere che le sale sono di nuovo piene per le proiezioni serali dopo cena fa piacere, molto piacere.

Quest’anno abbiamo avuto grandi successi  sia con la proiezione del film Mistake di Honey Lauren, un’opera inedita in Europa, sia con il successo della tri-proiezione di Tutto il male nel mondo-Giulio Regeni di Simone Manetti.

Ci ha fatto molto piacere vedere la sala strapiena con persone sedute anche sulle scalinate.

Devo dire che siamo rimasti impressionati dal grande pubblico che non ci ha mai abbandonato.

Consideriamo che, di norma, le persone ti ascoltano due o tre ore, seduti a guardare film e a sentire parlare i protagonisti. Con noi, sono stati quattro ore e mezza nel pomeriggio e poi due la sera, quindi parliamo di sei ore e mezza al giorno. È tanto, è più del doppio di quello a cui il pubblico del cinema è abituato e questo, devo dire, fa una grande differenza. 

Programmazione di un cinema sociale

Soprattutto vorrei dare una sorta di contrordine a quella che è la politica in merito al settore del cinema. Non è vero che ci dobbiamo entusiasmare solamente per Checco Zalone, c’è da entusiasmarsi anche per altre cose: per un cinema più impegnato.

Questa sembra essere diventata la tendenza: cioè, o c’è Checco Zalone, con quel tipo di racconto cinematografico, o è normale che le sale siano vuote. Abbiamo potuto dimostrare che anche parlando di disabilità, di bullismo e di sicurezza sul lavoro, le persone sono interessate a seguire.

L’obiettivo è fare in modo che tutto questo abbia un’organizzazione. Se non c’è una programmazione, è naturale che poi le persone scelgano le cose meno impegnative e che le responsabilizzano di meno.

Se c’è una programmazione, il cinema può fare molto di più: si può occupare di far riflettere sui grandi temi. A questo punto il cinema diventa un richiamo all’impegno civile.  Allora ecco che si possono riempire sale anche con questo tipo di cinema.

Dipende anche da chi lo guida politicamente, cioè, chi gestisce i soldi pubblici del cinema deve decidere che cosa vuole: se si vuole un cinema che sia intrattenimento leggero, allora c’è Checco Zalone. Se invece si vuole un cinema che sia impegno civile, o che richiami a trovare una propria missione, allora c’è il cinema sociale.

Ecco, questi due modelli potrebbero anche convivere ma, perché accada, c’è bisogno di una politica che dia attenzione alla loro convivenza. 

Leggi anche: ‘The Victim Zero’: premiato il corto al Festival Sociale Tulipani di Seta Nera

Exit mobile version