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Ken Loach a Cannes 2026: “Sul genocidio dei palestinesi non possiamo stare in silenzio”

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Standing ovation per Ken Loach a Cannes 2026, protagonista di un momento intenso e politico durante la proiezione speciale di Terra e libertà nella sezione Cinema on the Beach. Il regista britannico, classe 1936, ha ricevuto l’omaggio del pubblico sulla spiaggia davanti al Palais, dove ha ripercorso il legame con la Francia e con il pubblico europeo che ha sostenuto la sua lunga carriera cinematografica.

“Grazie a tutte le persone in Francia che hanno sostenuto i nostri film e sono venute stasera”, ha dichiarato Loach. “Senza il vostro supporto e la vostra amicizia, avuta anche in Italia e in altri Paesi europei, ma soprattutto in Francia, non avremmo avuto una carriera. Non avremmo fatto questi film”.

Accanto a lui anche Paul Laverty, storico collaboratore e sceneggiatore dei suoi lavori degli ultimi trent’anni, quest’anno membro della giuria del concorso del Festival di Cannes.

Ken Loach a Cannes 2026 contro il silenzio sul conflitto israelo-palestinese

Durante il suo intervento, il regista ha affrontato apertamente il tema politico e umanitario legato alla situazione in Palestina, citando anche le recenti dichiarazioni di Wim Wenders al Festival di Berlino.

“Il mio buon amico Wim Wenders ha detto che il cinema dovrebbe stare al di sopra della politica. Devo dire che non sono d’accordo”, ha spiegato Loach davanti al pubblico di Cannes.

Il regista ha poi ricordato una celebre frase di Martin Luther King Jr.: “La cosa peggiore non è la violenza dei malvagi, ma il silenzio dei buoni”.

Parole che Loach ha collegato direttamente ai conflitti contemporanei: “Quando assistiamo allo sfruttamento, all’oppressione, alla ricchezza senza limiti e alla povertà disperata, a guerre e crimini di guerra e, diciamolo chiaramente, al genocidio di Israele contro i palestinesi, non possiamo stare in silenzio e non ci staremo”.

L’omaggio a Paul Robeson: “Gli artisti devono custodire la verità”

Nel finale del suo discorso, Ken Loach ha voluto citare anche Paul Robeson, attore, cantante e storico attivista per i diritti civili afroamericani.

“Gli artisti sono i custodi della verità, le voci radicali della civiltà ed è nostro compito esserlo”, ha ricordato il regista britannico, concludendo: “Non è un brutto lavoro”.

L’intervento di Loach si candida già a essere uno dei momenti più discussi di questa edizione del Festival di Cannes 2026, confermando ancora una volta il forte legame tra cinema, impegno civile e attualità politica.

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