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Brady Corbet alle prese con un nuovo kolossal “X-rated”

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Dopo aver firmato The Brutalist, cioè il film che ha convinto metà della critica mondiale che guardare cemento armato in 70mm fosse un’esperienza spirituale, Brady Corbet sembra intenzionato a rilanciare.

E rilanciare parecchio.

Il regista starebbe preparando un nuovo gigantesco progetto ancora senza titolo che vedrà nel cast Cate Blanchett, Selena Gomez e Michael Fassbender.

Un film “X-rated” tra occultismo americano e anni ’70

Le informazioni ufficiali sono ancora pochissime, ma Corbet negli ultimi mesi ha disseminato abbastanza dichiarazioni da permettere di intuire la direzione del progetto.

Il film dovrebbe attraversare un arco temporale che va dal XIX secolo fino ai giorni nostri, pur concentrandosi prevalentemente sugli anni ’70. E soprattutto dovrebbe esplorare il tema del misticismo americano, delle credenze occultiste e delle derive spirituali che attraversano la storia culturale statunitense.

Detta così sembra già una specie di febbre lucida partorita da Paul Thomas Anderson dopo aver letto troppi libri su sette esoteriche e televangelisti.

E conoscendo Corbet, probabilmente sarà esattamente questo.

Il regista ha infatti parlato apertamente di un’opera “genre-defying”, quindi teoricamente impossibile da incasellare dentro un singolo genere. Tradotto dal linguaggio festivaliero: potrebbe succedere qualunque cosa, compreso un monologo di quaranta minuti girato in 65mm dentro una stanza illuminata da una candela mentre qualcuno cita William Blake.

Brady Corbet continua la sua guerra personale contro il concetto di “film breve”

La parte più surreale della vicenda però riguarda la durata.

Secondo quanto emerso durante lo Storyhouse Screenwriting Festival di Dublino, la sceneggiatura supererebbe abbondantemente le 200 pagine. Un dettaglio non esattamente irrilevante considerando che The Brutalist durava già tre ore e mezza.

Corbet sembra infatti appartenere a quella categoria di registi convinti che la sofferenza lombare dello spettatore faccia parte integrante dell’esperienza artistica.

E va detto: nel suo caso funziona.

Perché, al netto dell’autorialità spesso monumentale e volutamente opprimente, il suo cinema continua ad avere una qualità rarissima nel panorama contemporaneo: l’ambizione vera. Non l’ambizione da algoritmo Netflix che scambia “più contenuto” per “più cinema”. Ambizione autentica. Quella che rischia il ridicolo pur di tentare qualcosa di enorme.

Selena Gomez nel cinema d’autore e Cate Blanchett che continua a collezionare registi impossibili

La presenza di Selena Gomez è probabilmente l’elemento più curioso dell’intero progetto.

Negli ultimi anni Gomez sta infatti costruendo una traiettoria sempre più interessante nel cinema e nella serialità adulta, allontanandosi gradualmente dall’immagine Disney che continua a inseguirla come uno spettro fiscale. E lavorare con Corbet rappresenta probabilmente il salto definitivo dentro un certo cinema d’autore internazionale.

Nel frattempo Cate Blanchett continua invece quella che ormai sembra una missione personale: collaborare con ogni regista vivente che abbia almeno una vaga probabilità di trasformare un film in un’esperienza metafisica.

E poi c’è Fassbender, che dentro un progetto sul misticismo americano anni ’70 sembra già perfettamente a suo agio ancora prima di iniziare a recitare.

Hollywood oggi premia gli estremi

La cosa interessante è che un progetto del genere sarebbe sembrato economicamente suicida fino a pochi anni fa.

Un film probabilmente lunghissimo, girato in raro 65mm, vietato ai minori, sull’occultismo americano, diretto da uno degli autori più cerebralmente monumentali del cinema contemporaneo.

Eppure oggi Hollywood sembra vivere una strana polarizzazione: o film costruiti interamente dagli algoritmi, o opere gigantesche e totalmente fuori scala pensate per diventare immediatamente “evento culturale”.

Corbet appartiene chiaramente alla seconda categoria.

E il fatto che continui a ottenere budget, star internazionali e libertà creativa dopo The Brutalist racconta qualcosa di molto preciso: nel caos industriale contemporaneo, l’autorialità estrema è diventata essa stessa un brand.

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