Il ritorno di Francis Lee dietro la macchina da presa dopo sei anni prende forma con The Servant, una rilettura del film di Joseph Losey del 1963. Tra giochi di potere, tensioni erotiche e dinamiche di classe, il progetto si presenta come uno dei titoli più caldi del mercato di Cannes, sostenuto da un cast di primo piano e da una squadra produttiva di altissimo livello.
The Servant – Il cast
La nuova versione di The Servant riunisce quattro interpreti tra i più interessanti del panorama contemporaneo: Colman Domingo, due volte candidato all’Oscar, veste i panni del misterioso domestico Barrett; Nicholas Hoult interpreta Tony, il giovane britannico che si trasferisce in un lussuoso appartamento su Central Park; Noah Jupe e Emma Corrin completano il cast con ruoli chiave nelle dinamiche di manipolazione e desiderio che attraversano la storia.
Il progetto nasce dalla collaborazione tra Blueprint Pictures, Mk2 e Film4, tre realtà che negli ultimi anni hanno firmato alcuni dei titoli più premiati del cinema indipendente. Le vendite internazionali sono affidate a Mk2, che porta The Servant al mercato di Cannes con l’obiettivo di consolidarne il profilo festivaliero. Le riprese inizieranno a gennaio, segnando il ritorno di Lee dopo Ammonite e God’s Own Country, entrambi presentati nei principali festival internazionali.
The Servant – Il classico di Losey
Il film del 1963, scritto da Harold Pinter, è considerato un’opera fondamentale nella rappresentazione dei rapporti di potere e delle tensioni di classe. Lee sceglie di mantenere l’ambientazione negli anni ’50, ma introduce nuove sfumature legate alla sessualità, alla dipendenza emotiva e alla costruzione dell’identità. Il risultato promette un thriller psicologico più esplicito, più sensuale e più vicino alle inquietudini del presente.
Pur restando fedele all’epoca originale, The Servant affronta temi che risuonano con forza nel mondo contemporaneo: la fragilità del privilegio, la manipolazione psicologica, il desiderio come strumento di controllo. Lee stesso sottolinea come la storia, pur radicata negli anni ’50, sia oggi più attuale che mai, pronta a essere riscoperta da una nuova generazione di spettatori.