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‘Roma o Morte’: dove l’animazione italiana non si era ancora spinta

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Roma o Morte — cinque episodi per un totale di settantacinque minuti che non assomigliano a nulla di ciò che l’animazione italiana ha prodotto fino a oggi. Crime, horror, pulp, stop motion: un cocktail esplosivo che mescola la Roma criminale con la minaccia di una sostanza capace di trasformare la città in qualcosa di incontrollabile, costruito con una tecnica artigianale rarissima nel panorama nostrano. Una serie che nasce dal basso — dalla cronaca, dalla curva, dalla scena musicale indie — e finisce per raccontare qualcosa che il presente sembra stare scoprendo adesso: che la zombizzazione non sale dalle strade. Scende.

La serie è il progetto più ambizioso di Francesco Zampaglione e di Gioia Ragozzino. Dal 2022 al 2026, quattro anni di lavoro artigianale e visionario — fotogramma per fotogramma, disegno per disegno, labiale per labiale, senza l’ausilio di alcuna intelligenza artificiale — per dare vita a un’opera che in Italia non aveva precedenti.

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La colonna sonora — già online

Ad anticipare l’uscita della serie arriva la colonna sonora, già disponibile su tutte le piattaforme digitali. Basta digitare “Roma o Morte soundtrack” per ritrovarsi immersi nelle atmosfere della serie.

La colonna sonora nasce da un lungo amore per la musica d’Oriente — indiana e araba — che permea il suono della serie pur mantenendo salde le radici occidentali: rock, elettronica, hip hop. Un equilibrio singolare, reso possibile dalla presenza di Francesco Isola e Salvo Bavetta — sezione ritmica di rara potenza — e di ospiti d’eccezione come Riccardo Sinigallia e Richard Benson, che sembra tornato apposta dagli inferi per spaventarci con le sue voci demoniache. Completa il quadro Emiliano (Meme) Di Meo, compositore e collaboratore di lunga data di Zampaglione, già al fianco del musicista romano per la colonna sonora di Paz! di Renato De Maria e della serie televisiva 48 ore di Eros Pugliell.

Roma o Morte – La Storia

Roma. Un clan, una droga devastante, un furto che cambia gli equilibri. Gea è una musicista emergente che si muove tra due mondi inconciliabili: la scena musicale indipendente e l’ombra ingombrante di una potente famiglia criminale. Quando un carico scompare, l’equilibrio della malavita capitolina si spezza — e i sospetti ricadono sulla tifoseria laziale. Elio, capo della Curva Nord, riceve un ultimatum: ritrovare la refurtiva o pagare con la vita. Accanto a lui, il fratello Mattonella, combina guai seriale.

Ma la refurtiva non è semplice cocaina. Si tratta della Cannibal, una sostanza dagli effetti imprevedibili e disumani. La Cannibal non trasforma le persone in mostri. Le svuota, lasciandone intatta la forma. Chi la assume continua a muoversi, a parlare, a esercitare il potere — ma la coscienza è già morta. È qualcosa di molto più moderno di un semplice zombie. Mentre la tensione sale e Roma sembra sul punto di esplodere, Gea parte per un tour nel Sud Italia con la sua band — Pippo e Romano, due fratelli musicisti ignari della reale portata degli eventi, risucchiati loro malgrado in una spirale di manipolazioni e tradimenti.

Tra musica, violenza e identità ambigue, nulla è come appare. Le alleanze si rivelano fragili, il confine tra vittime e carnefici sempre più sottile. Roma si prepara a una notte che cambierà per sempre i rapporti di forza del suo impero criminale.

Due coppie di fratelli

Roma o Morte ha nel cuore due coppie di fratelli che si specchiano senza mai vedersi. Elio e Mattonella vengono dalla curva: lealtà di sangue, violenza come linguaggio. Elio porta il peso di chi decide — e ne paga le conseguenze. Mattonella porta il caos, quello di chi non capisce mai quanto sia grave la situazione, o forse la capisce fin troppo bene e sceglie l’ironia come armatura. Pippo e Romano sono l’altro lato: fratelli musicisti, teneri e ignari, travolti da forze che non sanno leggere. Quattro personaggi, due mondi paralleli che non si parlano mai. Eppure Roma è così: ogni tanto si sfiorano.

Roma o Morte: Una serie per il suo tempo

Il dibattito pubblico parla sempre più di “zombizzazione”. I corpi che continuano a muoversi, a decidere, a esercitare la violenza — ma la coscienza deliberativa è già morta. La logica dell’escalation dove ogni passo non è strategia ma copertura del fallimento precedente. La violenza presentata come cura.

Roma o Morte ci era arrivata prima, e per altra via: dal basso, dalla strada, fotogramma per fotogramma. Come aveva scritto il teorico culturale britannico Mark Fisher in Capitalist Realism (2009), gli zombie che il potere produce non vengono dall’esterno — sono il risultato di uno svuotamento dall’interno, mentre la forma resta in piedi. Gustavino Sapore non è un boss irrazionale — ragiona, costruisce, comanda. Ma da zombie: per inerzia del potere, per bisogno di coprire il passo precedente con uno nuovo. La Cannibal non trasforma le persone in mostri riconoscibili. Le svuota, lasciandone intatta la forma. Ed Elio — forse il personaggio più attuale della serie — è uno che vede il meccanismo, capisce di essere già una pedina, e non riesce a uscirne lo stesso.

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