Bellaria Film Festival

‘Cosa rimane quando il mare si muove’, il vuoto dell’overtourism

Un racconto sul turismo balneare sulle coste della Sardegna, osservato da una prospettiva rovesciata, oltre l’immagine da cartolina

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Il suono del mare accompagna le immagini di archivio con cui si apre il documentario di Gaetano Crivaro, Cosa rimane quando il mare si muove, presentato in anteprima al Bellaria Film Festival nel concorso Gabbiano e vincitore del Premio Miglior Film per l’innovazione cinematografica.

Come si legge nella motivazione del premio, “il film racconta la fragilità di un territorio, le logiche predatorie di un turismo di massa estrattivista e vorace, la spiaggia come miniera d’oro e la sua devastazione silenziosa. Quello dello spettatore non è il solo sguardo che osserva le immagini, c’è qualcuno che sta visionando i filmati di bagnanti che si tuffano, giocano con le onde e prendono i vaporetti nel mare della Sardegna in un passato non precisato.

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Cosa rimane quando il mare si muove: indagine d’archivio sull’overtourism

I costumi da bagno con le cuffie sembrano quelli degli anni ’70. E’ forse il regista stesso, forse no, non lo sappiamo ma c’è sempre nel film la presenza di questo sguardo soggettivo e indagatore che sembra cercare traccia di qualcosa tra il mare e la spiaggia filmati da qualcun altro, tra passato e presente. A legare le due diverse dimensioni storiche degli archivi utilizzati è la presenza umana che popola le spiagge e riempie il mare. I turisti, sono loro a muovere le onde, a occupare la spiaggia, a portarsi via i sassi, le conchiglie, souvenir da riportare a casa, lasciando un vuoto sulla spiaggia che rimane sempre lì, in attesa di nuovi turisti.

Il mare è fermo al presente, il tempo del documentario vero e proprio, le immagini che la Mdp decide di filmare sono quelle del vuoto lasciato dall’overtourism, ci mostrano cosa rimane dopo il movimento umano febbrile dell’estate. Rimane il mare fermo che dai grandi finestroni di un hotel osserva i teli che coprono le sedie nella sala ristorante vuota, sistemati in modo da sembrare onde di un mare bianco, immobile. In ogni frame c’è una presenza umana che si muove silenziosa, è quella di chi rimane e fa di nuovo respirare la spiaggia.

Il film è attraversato da una ricerca visiva che utilizza il mare come punto di riferimento, anche la schiuma di detersivo usata per pulire il pavimento di un albergo viene ripresa come la schiuma del mare sulla riva, o gli stessi filmati d’archivio nell’epilogo vengono distorti fino ad assumere la forma delle onde di un mare agitato.

I luoghi tra silenzio e ricerca

Dall’hotel si passa allo spazio di un laboratorio che analizza parte degli elementi naturali presenti nel territorio sardo. Lo spettatore ricostruisce il luogo inizialmente solo ascoltando le voci fuori campo di due ricercatrici che descrivono dettagliatamente ogni materiale naturale esaminato, solo verso la fine si rivela lo spazio. La spiaggia si smonta passo dopo passo togliendo gli ombrelloni, poi i bastoni che bucano la sabbia fino a quando l’ultimo turista decide che è arrivato il momento di porre fine alla sua vacanza. Gaetano Crivaro si sofferma sulle piccole azioni di smontamento delle strutture che tengono in piedi il sistema dell’overtourism, le attività balneari che durante le estate accolgono a braccia aperte i nuovi ospiti.

Alcune spiagge muoiono, spiega un insegnante alla sua classe,  a causa dell’avidità umana, al turista che riempie una bottiglia e si porta via pezzi di spiaggia, come vediamo nelle sequenze ambientate in aeroporto, il terzo luogo del documentario. Tra le diverse risorse naturali esaminate in laboratorio a un certo punto compare una pianta denominata “pioniera”. Dalla sua descrizione capiamo che riflette in qualche modo le due anime del film di Gaetano Crivaro. Da un lato viene trasportata dal mare e finisce per conquistare altre spiagge,  dall’altro rimane attaccata alla madre e l’anno dopo cresce nello stesso punto.

Una pianta che ha la possibilità sia di crescere nello stesso posto ma anche di conquistare altri spazi. Cosa rimane quando il mare si muove racconta attraverso il montaggio dei filmati d’archivio chi è sempre in movimento, i turisti che calpestano sempre spiagge diverse e allo stesso tempo, utilizzando il genere del documentario, chi rimane quando il mare resta fermo.

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