IFF Integrazione Film Festival

‘Halima’: un viaggio di dolore e rinascita

Il percorso di guarigione fisica ed emotiva di una rifugiata somala sopravvissuta a mutilazioni genitali femminili

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Halima è una donna somala rifugiata in Germania che si è appena sottoposta a un intervento chirurgico di ricostruzione vulvare dopo aver subito mutilazioni genitali femminili nel suo Paese d’origine. In questo cortometraggio la seguiamo nel suo viaggio di ritorno dall’ospedale fino al centro rifugiati dove vive.

È un viaggio all’apparenza semplice, soprattutto rispetto a quello che ha già dovuto affrontare per fuggire dalla Somalia, attraversare il continente africano e arrivare prima in Italia, poi in Germania. Eppure, è un viaggio ricco di dolore, in cui Halima ripercorre la propria vita e scandisce regole per restare forte. Un monito per altre donne che convivono con il dolore, ma soprattutto per se stessa, in questo percorso di affermazione e riappropriazione del proprio corpo.

Halima – Eine Anleitung zum Starksein (tradotto: Una guida per essere forti) è un cortometraggio docu-fiction tedesco diretto da Linda Verweyen e Fahma Farah, presentato in concorso alla ventesima edizione dell’Integrazione Film Festival di Bergam: un evento dedicato a cortometraggi e documentari che offre uno sguardo sulle identità e le società contemporanee, sul modo in cui si intrecciano e si trasformano.

Halima – Eine Anleitung zum Starksein: un racconto collettivo

Il film è un progetto collaborativo creato insieme a cinque donne sopravvissute a mutilazioni genitali femminili (FGM), che hanno partecipato attivamente alla scrittura e alla produzione del cortometraggio. Non restano quindi semplici oggetti di osservazione o interpretazioni esterne, ma portano in scena direttamente la propria esperienza, il proprio dolore e la propria voce.

Un viaggio tra memoria e guarigione

Proprio per questo, il film risulta estremamente intimo e personale. Halima è interpretata da Fartuun Abdelkhdir, una delle cinque donne che hanno preso parte al progetto condividendo la propria storia. Anche il medico che appare nel film è un vero chirurgo plastico specializzato in questo tipo di ricostruzioni. Ma è soprattutto nel modo in cui la storia viene raccontata che emerge l’aspetto più autentico del film: il racconto guarda contemporaneamente al passato e al futuro.

La voce narrante di Halima ripercorre la fuga, il trauma e l’operazione, accompagnandola in questo ulteriore cammino verso la guarigione e la riappropriazione del proprio corpo. Un viaggio che non è privo di ostacoli, tra barriere sistemiche e razzismo quotidiano che segnano la sua vita da rifugiata in Germania. Il film si concentra sulle cicatrici invisibili e sul tema del dolore che, come afferma la stessa Halima, resta con te per tutta la vita, ma anche sulla guarigione.  

Halima – Eine Anleitung zum Starksein è, infine, un cortometraggio incredibilmente potente: un viaggio fisico ed emotivo che merita di essere raccontato. Un racconto necessario che trasforma il dolore in un gesto di affermazione e rinascita.

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