ASOLO ART FILM FESTIVAL

‘Victim of the Moon’: l’insonnia dell’anima di Bezdomny

Un viaggio onirico tra il martirio di Ivan Bezdomny e la sua catarsi poetica

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Esistono storie che non terminano con l’ultima pagina di un libro, ma continuano a vivere nella mente dei protagonisti come un’eco infinita. È da questa suggestione che prende forma Victim of the Moon, il cortometraggio di Piotr Szubra presentato  all’Asolo Art Film Festival.  Un’opera che non tenta di ripercorrere l’intera trama de Il Maestro e Margherita di Michail Bulgakov, ma sceglie invece di concentrarsi sulle ferite interiori di una delle figure più fragili e tormentate del romanzo: il poeta Ivan Bezdomny.

Un martirio sotto la luce lunare

Il film ci trascina in un’atmosfera sospesa e febbrile. Ivan, ormai lontano dagli eventi del passato, non è un uomo libero: ogni anno la luna piena trasforma la sua mente in un campo di battaglia in cui il suo dolore prende la forma di un martirio interiore, scandito da visioni che lo mostrano come una figura condannata a portare la propria croce.

La fotografia di Jakub Kaźmierczak dà corpo a un’inquietudine palpabile, resa ancora più intensa dal crescendo della colonna sonora e da questo continuo gioco di chiari e scuri, mentre la luce lunare diventa quasi un personaggio autonomo, capace di deformare la realtà e alterare i ricordi, fino a trascinare lo spettatore in una dimensione sempre più onirica e instabile.

L’eredità del Maestro e la lotta per l’identità

Szubra mette in scena un’insonnia che non è solo fisica, ma spirituale: il protagonista è letteralmente abitato dalle visioni e dagli scritti del Maestro, quel misterioso autore incontrato tra le mura di una clinica psichiatrica che gli ha lasciato in eredità un fardello troppo pesante da portare. Ivan vive in una costante contrapposizione tra il desiderio di liberarsi di questa presenza e la fascinazione di continuare a essere un suo discepolo. Il film riesce così a trasformare il tormento psicologico del protagonista in un’esperienza visiva fatta di ombre, silenzi e immagini simboliche che richiamano continuamente il senso di colpa e la ricerca di redenzione.

L’aspetto più interessante della narrazione è il contrasto tra il caos interiore di Ivan e la stabilità domestica rappresentata da sua moglie. Lei non è soltanto una figura di supporto, ma l’unico legame con una realtà ancora possibile, la presenza che tenta di sottrarre il protagonista alla spirale delle sue ossessioni. In questo equilibrio fragile tra follia e lucidità emerge il vero cuore emotivo del cortometraggio.

La scrittura come atto catartico

La ricerca della normalità diventa quindi un viaggio catartico: per tornare a vivere, Ivan deve trovare il coraggio di affrontare il Maestro e sciogliere quel legame che lo tiene prigioniero del sogno, ritrovando nella ripresa della scrittura poetica l’atto finale di liberazione e riappropriazione della propria identità, in un percorso doloroso ma necessario che segna il suo definitivo ritorno a sé stesso.

In definitiva, Victim of the Moon è un omaggio colto e malinconico alla letteratura russa. Non cerca lo spettacolo, ma scava nel silenzio e nel dolore di chi è rimasto “contagiato” dal genio e dalla follia altrui. È un racconto breve ma denso, che ci ricorda come certi incontri possano deviare il corso di un’intera esistenza, lasciandoci per sempre in balia della prossima luna piena.

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