RIVIERA INTERNATIONAL FILM FESTIVAL

‘I problematici’ la macchina dei sogni del cinema

Uno stile poetico e meta cinematografico

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È al Riviera International Film Festival il cortometraggio I problematici, ovvero: un amico e un’amica, cortometraggio scritto e diretto da Jacopo Spanò, con protagonista Caterina Ferioli ed Enrico Bassetti.

Un surreale gioco su un amore cinefilo.

I problematici, ovvero: un amico e un’amica – amicizia, amore e cinema

Lui è fidanzato con la migliore amica di lei. Lui e lei si vogliono bene, si conoscono a fondo e forse è proprio questo il problema. Ma quando viene cacciato di casa finisce a dormire da lei, quell’equilibrio fragile comincia a a incrinarsi, spostando il confine tra amicizia e qualcosa di più.

Il regista

Jacopo Spanò è un giovane regista, classe 2006, che inizia a frequentare i set cinematografici alla tenera età di 13 anni. Già con i suoi primi lavori sperimenta con le innumerevoli mezzi, come la stop motion e tra il 2020 e il 2023 realizza diversi esercizi di di stile. Il cinema e il suo sogno e in I problematici, ovvero: un amico e un’amica trafuga nella dimensione onirica per riportare a galla parti di flusso interiore sommerso. Amicizia che diventa amore… un ragazzo e una ragazza che si manifestano come simboli interscambiabili di una vicenda labile, bruciata dalla passione cinematografica.

“Perché dici amore? Per andare avanti? Dove?”

Con queste parole, recitate da una voce off, inizia I problematici, mentre scorrono estratti di vecchie pellicole della Cineteca dello Stretto. Poi c’è uno stacco e appare uno scaffale di una libreria, con dei titoli di carattere cinematografico. È in questi pochi secondi viene condensato la tesi di un discorso artistico e personale, che si evolve nel tempo. I problematici, infatti, non è un cortometraggio che si completa da sé, ma che va compreso all’interno di una trilogia, quella dei Simili voli, che rifletta sui rapporti interpersonali, ma soprattutto sul linguaggio per immagini, tra audiovisivi, pittura e fotografia.

Uno stile meta cinematografico

Attraverso un lui (Enrico Bassetti) e una lei (Caterina Ferioli), il regista e autore del cortometraggio ci coinvolge in una storia di amicizia che diventa amore, con due protagonisti fungibili, offrendoci una visione duplice tra visibile e invisibile, che emerge con un puntuale rimando all’apparato dialogico, non detto.

La voce off dell’inizio allude a un dove… un luogo raggiunto attraverso l’amore, un semplice ripiego, per riflettere sulla materia cinematografica. La sua storia, gli esperimenti tecnici – linguistici e poetici. Tra i titoli mostrati all’inizio c’è Il cinema italiano di Carlo Lizzani, Trilogia dei fratelli D’Innocenzo e L’arte del dialogo di Leonardo Staglianò. Tre libri che appaiono non certo per caso, ma per dichiarare, esplicitamente, una serie di modelli teorici, non solo, su cui esercitarsi e sperimentare, per trovare una propria poetica e uno stile di regia che si fa meta cinematografico.

Punti di riferimento che influenzano il cinema del giovane cineasta che, visivamente rimandano anche alla scuola sovietica e alla rivoluzione della Nouvelle Vague, in particolar modo a Jean Luc Godard. Il ragazzo e la ragazza appaiono l’uno accanto a l’altra, dialogano, così come Michel e Patricia di A bout de souffle.

Esperimento sul linguaggio cinematografico

Uno scambio di battuta che in Godard è l’esibizione del nulla, della quotidianità che etra nel profilmico. Questo è il punto di partenza di Jacopo Sapnò che fa suo quella celebre sequenza per andare oltre e connotarla in un registro decisamente più surreale, che mescola la letteratura e la cronaca. L’interpersonale tra il maschile e il femminile prende forma. È qui che il regista sembra tirare in ballo un altro gigante della Storia del cinema: Luis Buñuel.

La cornice onirica e la trama, volutamente esile, rimanda a Un chien andalou. I temi proposti, che si fanno desideri intimi dei protagonisti, appaiono di matrice freudiana, teoria che tanto ha che fare con la parentesi surrealista del regista spagnolo e suoi primi due lavori, realizzati insieme a Salvador Dalì.

Come in quel caso, attraverso i sogni, riletti in chiave freudiana, si riflette sulla natura della macchina cinema, così come I problematici, ovvero: un amico e un’amica, che si rivela essere un ludico esperimento sul linguaggio cinematografico.

I problematici, ovvero: un amico e un’amica – una riflessione poetica e giocosa

Fondamentale, allora, diventa quel titolo di Staglianò, che si concentra sull’importanza del dialogo al cinema. Parole dette, ma soprattutto non dette. Un flusso interiore che conferma, smentisce o amplifica i dialoghi esteriori. Un paradosso esistenziale, di un’amicizia tramutata in amore che si rivela essere nulla di più e nulla di meno che una riflessione sulla potenza linguistica e poetica della macchina cinema. È questo il dove della voce off: il terreno speculativo di una riflessione teorica, pratica e giocosa.

I due protagonisti sembrano raccontarsi da soli, la loro vicenda (un pretesto per andare avanti) viene catturata dalla macchina da presa in un significativo passaggio della fotografia dal colore al bianco e nero, che sottolinea la vera materia tematica del cortometraggio, realizzato con uno stile elegante che non si prende sul serio, per rendere accessibile a tutti una riflessione nata con il cinema e che attraversa tutta la sua storia.

Nonostante la giovane età del regista, questi dimostra di possedere una vasta cultura sulla settima arte, che non si limita a illustrare teoricamente, ma applicata, con effetto, nella pratica registica. Significativo è il finale, dove si riconosce una Roma mostrata nel crepuscolo, che dall’onirico torna alla realtà, ma è cinema, la suprema arte che fabbrica sogni.

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